Fernando de la Morena

“A través del cante expreso lo que siento en ese momento. El cante es también una queja, yo la noto en mí y la quiero. Fernando de la Morena

Fernando Carrasco Vargas el de La Morena, così chiamato perché sua madre era una gitana dalla carnagione molto scura e lucenti capelli neri, era un signore dall’abbigliamento impeccabile, sempre elegante e cortese. Un uomo d’altri tempi, ma totalmente immerso nel soniquete contemporaneo di Jerez, la sua città natale. Nato nel 1945 al numero 1 di calle Cantarería nel quartiere di Santiago, possiamo considerarlo uno dei maggiori esponenti della Bulería de Jerez, alla quale seppe dare un proprio timbro, un colore inconfondibile, un soniquete che profuma di agrumi, fiori e fino de Jerez.

Il flamenco fù da subito parte della sua vita, anche se si dedicò alla professione artistica solo in età matura, verso i cinquant’anni. Prima per tanti anni lavorò come tassista esibendosi di tanto in tanto in feste private, matrimoni, battesimi… ma dopo aver trascorso la sua vita ascoltando Talega, Mairena, Terremoto, La Perla, alla fine arrivò per lui il momento di salire sul palcoscenico. Fu così che per lui iniziò una nuova vita, dove la sua innata arte diventò professione: questo costituì per lui una vera e propria rinascita.
Da bambino andavo alle feste di flamenco, ai battesimi, alle riunioni familiari, ai matrimoni… Quella era la mia valvola di sfogo. Ora la mia professione è più grande, il flamenco è diventato il mio pane quotidiano, ciò con cui mantengo la mia famiglia. Senza il flamenco non potrei vivere, senza cantare mi porterebbero via la vita” , disse in un’intervista anni fa.

Da quando ha registrato il suo primo album, De Santiago a Triana, nel 1994, accompagnato dal suo fraterno amico Manuel Moreno Moraíto, Fernando non ha mai smesso di farsi notare per il suo inconfondibile timbro, con il quale è in grado di far breccia nel cuore di chi ascolta.
Successivamente lo abbiamo ascoltato nel leggendario album di famiglia En Cá Fernando de la Morena, dove emerse tutta la sua arte festera, quel suo modo inconfondibile di interpretare il cante por Bulerìas, dalle strofe corte, queijos contenuti e concisi, dal fortissimo impatto emotivo e dall’irresistibile vena ironica.

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Ma Fernando non era solo “fiesta por bulerías”… ha commosso tanti aficionados por seguiriyas, e ha evocato antiche atmosfere contadine con i suoi cantes por trilla, un antico palo che ha saputo riportare alla luce con rinnovata modernità.
Chiacchierone, ottimista, amava stare in compagnia. Era di quelli che cantava “por el pueblo, para el pueblo” come a volte diceva lui stesso in apertura dei suoi concerti.
Per lui il flamenco non era né di destra, né di sinistra: “El Flamenco es de la cuchara y del paso atrás. Cuchará y paso atrás. Que no falte la cuchara, que no falte”. Espressione che abbiamo difficoltà a tradurre in italiano… e che probabilmente non ha senso tradurre 🙂

Lui stesso ha raccontato: “Quando ero un tassista, una mattina, invece di portare Tío Borrico a casa sua, l’ho portato a Ca’ la Bolola. …Cantò ininterrottamente per due ore por soleá, senza mai ripetere due volte la stessa letra, in uno stato di commozione costante. Me lo ricorderò per tutta la vita. Poi arrivò Manuel Agujetas insieme al suo compare Antonio. Ha cantato por seguiriya… Indimenticabile “.
La sua voce è sbiadita a 74 anni, dopo aver affrontato diversi problemi di salute, passando il testimone a suo figlio Juan, dove a tratti ne possiamo cogliere il suo riverbero.
Ma quel che è certo è che la sua impronta è un dono unico e irripetibile, che continueremo a portare nel cuore anche se Tío Fernando non è più con noi.

Avete avuto la fortuna di assistere ad un concerto/spettacolo di questo artista? Siete al corrente di qualche aneddoto sulla sua vita che non abbiamo riportato? Aiutaci ad arricchire la pagina con il tuo prezioso contributo, ti aspettiamo! Scrivici a  flamencotequiero@gmail.com. Grazie in anticipo!