Terremoto de Jerez

“No quiero juergas ni vino que tengo una enfermedad,que cuando bebo me acuerdo de lo que no puedo olvidar”

Fernando Fernández Monje. Jerez de la Frontera (Cádiz), 1934/36 – 1981. Cantaor.

Nato nel barrio de Santiago, nella Calle Nueva, era imparentato con i più illustri della gitanería jonda di Jerez fra i quali Tía Juana la del Pipa, Tío Parrilla, El Borrico y María Soleá e fratello di Curro Terremoto, bailaor che viaggerà sin da giovane verso l’Argentina, da cui prende il nome artistico.
Genio d’eccellenza in una generazione di “cante oscuro”, “de sonidos negros”, del cante “que no tiene explicación”, Terremoto sapeva dare a qualsiasi stile interpretasse la propria personalità, il suo eco, in modo così azzeccato da convertirsi in modello; un esempio per gli altri cantaor.

Cresciuto a ritmo di bulerías, a sei anni se ne andava ballando per le strade e i “tabancos”, insieme al bailaor e cantaor Romerito, cantando e ballando a turno. Così lo scoprì un giorno un famoso rappresentante di flamenco che lo contrattò per un tablao di Sevilla. Cantaor irregolare, come tutti coloro che cantano innanzitutto con impulso e ispirazione, quando cantava bene era geniale.

Manuel Morao lo spiega così: “Credo che fosse tutto intuito. Lo aveva dentro, ce l’aveva nel sangue, l’aveva nell’anima, l’aveva nel cuore. Era un uomo che non serviva a nient’altro che cantare; non sapeva leggere, non sapeva scrivere, non sapeva fare nient’altro che cantare, cantare bene quando gli saliva bene, e cantava male quando gli saliva male… Quand’era ispirato quel che ne veniva fuori era una luce, un brillante, qualcosa di strordinario. Quando cantava male cantava peggio di qualsiasi altro cantaor mai sentito!”.

Il suo cammino artistico inizia come bailaor nello spettacolo “Retablos juveniles”, nel Teatro Villamarta di Jerez e in altre località della provincia, fino alla fine degli anni 40. Successivamente si esibì nel tablao sevillano El Guajiro, insiema a Carmen Carreras, La Camboria, Carmen Lora, Matilde Coral, Manuela Vargas, El Poeta, Romerito e El Toro in un quadro di giovani promesse.
A partire dagli anni 50 inizia a cantare in ventas e colmaos e nel 1958 registra il suo primo disco, che gli porterà grande popolarità, alternando spettacoli nella sua terra natale a spettacoli nei tablaos di Sevilla, Barcelona, e i madrileni di Los Canasteros e El Duende. Nel Concurso Internacional de Arte Flamenco, celebrato a Jerez nel 1962, ottenne il premio Isabelita de Jerez.
Tornò a Madrid alla fine degli anni 60 come primo cantaor del Tablao Las Brujas. Realizzó diverse registrazioni e si convertì in una delle figure di spicco, una stella presentata nei festival andalusi fino a quando nel 1965, gli fu concesso il Premio Nacional de Cante de la Cátedra de Flamencología e Estudios Folklóricos Andaluces.
Nel 1968 gli fu donata la Copa Jerez, e il premio El Gloria nel 1972.
Il 4 di settembre del 1981, cantó per l’ultima volta a Jerez, nello spettacolo Jueves flamencos, diretto dal cognato e chitarrista Manuel Morao, che generalmente lo accompagnava al cante.

Il giorno seguente partecipò al festival di Ronda, dove però, malato, non riuscì ad esibirsi tornando a Jerez, dove morì alle 10 del 6 Settembre, in seguito ad una emorragia celebrale. Il suo funerale rappresentò una grande manifestazione popolare. Se ne andò così uno dei migliori rappresentanti del cante flamenco jerezano,  e la perdita fu enorme non solo per i suoi concittadini, ma anche per gli aficionados di tutto il mondo. E’ rimasto nella storia del cante come un genio eccellente della sua generazione di cante gitano.
Due giorni dopo la Cátedra de Flamencología celebró la XV Fiesta de la Bulería, che fu convertito in un omaggio alla sua memoria, aperto da parole commemorative di Juan de la Plata, alle quali seguirono poesie di Manuel Ríos Ruiz, Antonio Gallardo y José González Moreno, e un minuto di silenzio prima che iniziasse lo spettacolo.

Due mesi più tardi la Cátedra de Flamencología gli dedico una seconda manifestazione alla quale intervenirono poeti, scrittori, flamencologi, critici e aficionados. Il comune di Jerez diede un nome ad una delle strade del paese in suo onore.

In Terremoto tutto è flamenchissimo, il cante, il baile, la sua forma di stare in scena, Sprizzava arte da tutti i pori, in una occasione a Montalbán de Córdoba iniziò a cantare in modo talmente geniale, talmente fuori dal tempo che fece impazzire il pubblico e i suoi stessi compagni, che salirono in scena e lo abbracciarono emozionati mentre il pubblico, le donne, gli lanciavano fiori come un vero trinfatore. Una delle tante notti indimenticabili di Fernando.

Un aspetto particolare e da ricordare è che quando cantava, se anche si fosse trattato della Fiesta più popolare e confusionaria, all’improvviso col suo cante s’imponeva il silenzio. Dava gusto vedere come un Fosforito, un Lebrijano, un Villar, un Turronero, una Fernanda o una Bernarda, per citare solo alcuni nomi si avvicinavano ai lati dello scenario per ascoltare con religiosità e essere i primi ad applaudire quando la voce di Fernando, come un rasoio, come il canto d’un popolo esiliato, s’addentrava nel cuore cantando por siguiriya, soleá, bulerías, fandangos, tientos… L’ammirazione dei suoi compagni, il riconoscimento all’arte di questo cantaor che dava tutto di sé era totale.

Fernando Terremoto era comunicazione pura, sensibilità estrema, la totale identificazione con il suo essere andaluso, flamenco y jerezano. D’altra parte di Terremoto non si può dire che non fosse “vero”, autentico per la semplice ragione che era incontaminato e questo lo manteneva in uno stato di purezza, d’innocenza flamenca, non aveva imparato a cantare, lui era il cante, il suo cante.
E’ Terremoto de Jerez colui che chiude la storia della siguiriya jerezana, un pilastro del cante de Jerez, la sua una rappresentazione viva, colma d’espressione e comunicazione, un cantaor con sonidos proprios. Il suo cante classico e ribelle insieme, arricchito da accenti personali e creato giorno dopo giorno.

 La sua voce, soltanto sorgendo, alzandosi e emettendo suoni profondi, abissali, enigmatici, era qualcosa che orbitava dal più leggero al più profondo, un espressione densa e spaventosa curvata e forgiata nel profondo per poi uscire fuori rotta potente e improvvisa. Ascoltando Terremoto si percepisce che canta per i vivi e per i morti. Un figlio che porta il dolore e la gioia del suo popolo nella sua carne, l’esempio classico della spiritualità che caratterizza il vero cante jondo. E se anche dimenticasse di pronunciare un verso intero di una copla non ha alcun importanza, il significato è stato indovinato, esplicitato nel lamento, nella rottura e nella caduta della melodia, intrinseco, e pur non pronunciando ogni parola, il significato è sicuramente stato reso dalla sua grande forza espressiva.

Discografia:

  • ‘El Flamenco es… Terremoto de Jerez’
  • ‘Grandes Figuras del Flamenco (Vol. 4). Terremoto de Jerez’ 
  • ‘Terremoto en Sevilla’
  • ‘Terremoto de Jerez’ – ‘Quejío. Sonidos negros (2 CDs)’
  • ‘Grabaciones Históricas. Vol. 27. Duende (2 CDs)’
  • ‘Cátedra del Cante Vol. 12. Terremoto de Jerez’

– Terremoto de Jerez  Facebook Gruppo

Avete avuto la fortuna di assistere ad un concerto/spettacolo di questo artista? Siete al corrente di qualche aneddoto sulla sua vita che non abbiamo riportato? Aiutaci ad arricchire la pagina con il tuo prezioso contributo, ti aspettiamo! Scrivici a  flamencotequiero@gmail.com. Grazie in anticipo!

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