Fernando Terremoto “hijo”

“Dios mío que me importa a mí
que me critique la gente.
Soy un águila imperial
y mientras me quede una pluma,
por mi Juana y mi Luisa,
no dejaré de volar”
Adattamento di un fandango reso popolare da Porrina e registrato da Fernando Terremoto

E’ proprio vero, non smetterà mai di volare. Il suo cante, nonostante la sua prematura morte, resterà per sempre impresso nella storia del flamenco.

Fernando Fernández Pantoja, conosciuto come Fernando Terremoto, nacque nel Barrio Santiago di Jerez de la Frontera  l’11 maggio del 1969  e fece parte di una famiglia gitana di grande tradizione flamenca, da Juanichi el Manijero a Mojama, passando per Tío Borrico e Sernita fino ad arrivare a suo padre l’omonimo Fernando Terremoto. Impossibile non notare l’impressionante somiglianza con quest’ultimo, dal quale ha ereditato una straordinaria voce e un’impressionate capacità espressiva.
A casa sua numerosi artisti andavano a trovare suo padre: Camaròn de la Isla, Fernanda e  Bernarda de Utrera, Antonio Mairena… bevevano un paio di bicchieri e si mettevano por fiesta. Fu così che il piccolo Fernando respirò il cante sin dai primi anni della sua vita.

“Terremotito”, come affettuosamente lo chiamava la sua amica Tomasa La Macanita, si dedicò in primis alla chitarra, accompagnando vari artisti (tra i quali el Capullo) e solo più tardi debuttò come cantaor, nel 1989 alla Peña Don Antonio Chacón accompagnato da Moraito. “Quando morì mio padre, a casa non si ascoltò più cante”, raccontava sua sorella Luisa per esprimere la sorpresa che colse la famiglia nell’assistere al suo debutto.
Lo stesso Fernando Terremoto dice di quella serata: “A Jerez organizzarono un festival dentro la Peña Chacòn…è stata una sorpresa per tutti sentirmi cantare, neppure mia madre mi aveva mai sentito. E’ stato qualcosa che ho fatto in maniera completamente irresponsabile, senza rendermi conto, visto di chi sono figlio, del peso e dell’importanza che quel gesto poteva contenere… La Peña Chacòn era gremita di gente e hanno addirittura dovuto chiudere l’accesso alla strada, la polizia era da tutte le parti… se avessi saputo del casino che avrei provocato non lo avrei fatto.”

E meno male che l’ha fatto invece, perchè il flamenco avrebbe perso uno dei suoi cantaores più grandi.
Da quel momento infatti cominciò la sua inarrestabile carriera. 
Un anno più tardi arrivò finalista al I Concurso de Cante de la Comunidad Autónoma Andaluza, e si esibì in numerose peñas. Più tardi, in occasione della Exposición Universal de Sevilla del 1992, trionfò nel Pabellón de Andalucía con lo spettacolo ‘Arco de Santiago‘, di Manuel Morao, e nel 1994 debuttò nello spettacolo  ‘Chachipén‘, di Manuel de Paula, fino a vincere il primo premio al concorso della IX Bienal de Sevilla (1996), durante la quale conquistò l’intero pubblico.
Con un curriculum di tutto rispetto nel 1997 partecipa allo spettacolo  ‘Vivencias‘ di Antonio el Pipa, presentato per la prima volta a Sevilla e in seguito viene chiamato per esibirsi a numerosi festival estivi.
Nel 1998 partecipa allo spettacolo ‘Al son de Moraíto’, presentato al  Teatro Lope de Vega.
La sua consacrazione come cantaor si completò nel 1998 durante il XV Concurso Nacional de Arte Flamenco de Córdoba, dove vinse i tre primi premi per i palos che presentò: i Premio Manuel Torres per la sua interpretazione di siguiriyas e martinete, il Premio Niña de los Peines per la soleá por bulería e bulerías e il Premio Antonio Chacón per malagueñas e tarantos.
Alla fine del 2001 ricevette la ‘Copa Jerez’ dalla Cátedra de Flamencología di Jerez de la Frontera.
Nel 2005 ottiene il riconoscimento Tío Luis el de la Juliana, che assegna ogni anno il Colegio Mayor Universitario Isabel la Católica.

Terremoto, che era anche grande compositore, nonostante la brevità della sua carriera artistica, incise i seguenti dischi: La herencia de la sangre (1989), ‘Cantes de la campiña, bahía y sierra’ (1990) e Cosa natural’ (1997). Inoltre interpretò la canzone del film ‘Carmen’ di Vicente Aranda, candidata al Premio Goya nel 2004.
Un quarto disco era in cantiere, ma non fu mai pubblicato a causa della sua improvvisa malattia. In questa intervista postuma che abbiamo tradotto da Flamenco-world.com parla di questo suo lavoro.

Come artista invitato collaborò nelle compagnie di Antonio el Pipa (2003), in ‘De la tierra’, e in ‘La edad de oro’, di Israel Galván, nel 2005.
Partecipò inoltre a ‘Piano con duende’, di Pedro Ricardo Miño (2006), e ne ‘El final de este estado de cosas’, di Israel Galván (2007).

Il suo cante si fece conoscere anche all’estero. Si esibì a Parigi, Toulouse, Marsiglia, Lione, Amsterdam, Rotterdam, Anversa, Ginevra e rappresentò la Spagna alla Expo di Hannover. Amava esibirsi all’estero, in quanto le attenzioni che gli venivano riservate lo facevano sentire “quasi un’artista”.
E un artista lo è stato per davvero, uno dei più grandi. Ereditò dal padre il timbro vocale, e seppe portare avanti con onore il suo nome grazie ad una voce profonda, dall’eco potente e inconfondibile. Conquistò l’intero pubblico di aficionados e di flamencologi esperti, soprattutto grazie al suo modo di interpretare i palos più classici come la seguiriya e la soleà.

Dell’eredità artistica paterna dice: “E’ come portare una bandiera, continua ad essere una responsabilità, perchè avere avuto un padre come il mio e l’impronta che lasciò… mantenerla… è già di per sé difficile. Chiaro, il confronto c’è sempre e questo lo accetto con serenità, è un peso di cui sono orgoglioso e felice perchè so con cosa ho a che fare, rispetto quello che ha lasciato mio padre e cerco di  tirar pa’ lante nel miglior modo possibile. Però mi piace cogliere tutto quello che posso… mi piace anche Mairena, adoro Tomás Pavón  e tanti altri cantaores di questo tipo… anche se poi lo faccio a modo mio secondo la mia personalità, vado sempre a prendere un pezzetto di uno e un pezzetto dell’altro, smangiucchiando qua e là”.

Fernando era l’impersonificazione di suo padre, dentro e fuori del palcoscenico. E come lui, se ne è andato molto presto.  Visse  intensamente nelle melodie por seguiriya, nei tercios de la bulería por soleá, nelle letras por bulerias… e con la stessa intensità il suo ricordo resterà vivo nella memoria di tutti gli aficionados che ebbero la fortuna di ascoltarlo.
Muore a soli 40 anni, nel pomeriggio del 13 febbraio 2010,  a casa di sua sorella Luisa in seguito ad un glioma cerebrale di 2° livello. Era già stato operato nel 2009 e sembrava che quell’intervento avesse scongiurato complicazioni o ripercusssioni. Dopo aver lottato per mesi contro la malattia infatti, nel settembre del 2009, tornò sul palcoscenico esibendosi nella peña jerezana che porta il suo nome e quello di suo padre, la Peña Terremoto, di fronte ad un foltissimo pubblico di amici e aficionados. In questo video lo ascoltiamo por solea por buleria:

Fernando cantò anche por siguiriya, supremo gesto di dolore. Cantò con rabbia e evocò la povertà e la miseria di una razza, quella gitana, che sa bene che cosa significa soffrire e rassegnarsi al destino più crudele. Egli cantava alla vita, non voleva allontanarsi da essa… Quando terminò quella siguiriya Fernando fece un sospiro profondo, come di rabbia contenuta. Ce l’aveva fatta. Ha combattuto fino alla fine per lasciare una testimonianza unica, sotto forma di cante, che rimarrà per sempre viva come vero e proprio monumento ai sentimenti umani.

Por Martinete:

Por Buleria:

Al Viernes Flamencos de Jerez:

Fonti:
Wikipedia
ElMundo.es
ElPais.com

Flamenco-world
DiariodeSevilla.es

Avete avuto la fortuna di assistere ad un concerto/spettacolo di questo artista? Siete al corrente di qualche aneddoto sulla sua vita che non abbiamo riportato? Aiutaci ad arricchire la pagina con il tuo prezioso contributo, ti aspettiamo! Scrivici a  flamencotequiero@gmail.com. Grazie in anticipo!

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