Intervista postuma

L’intervista è di Silvia Calado. E’ stata effettuata a Nîmes il 23 Gennaio 2009  e pubblicata il 15 Febbraio 2010 su Flamenco World.  Las Tres Gracias l’hanno tradotta per voi…

“La seguiriya es el único cante que manda en mí; él sale cuando quiere…”

Come mai ti sei affidato a Gecko Turner, un produttore che non ha nulla a che fare con il flamenco?
Il fatto di voler lavorare con Gecko Turner, che è anche un’artista, corrisponde all’idea di avere un produttore che non fa parte del mondo flamenco in modo da  cercare qualcosa di più fresco e qualcosa di nuovo rispetto a quanto viene fatto di solito. Penso che abbia realizzato qualcosa di diverso e sono soddisfatto del risultato del suo lavoro.

Questo significa che si sta allontanando dal flamenco?
Io non la metterei così, no. E’ vero che ho tentato di fare qualcosa di diverso dal lavoro fatto in precedenza. Credo che questo album porti un cambiamento nella mia carriera, è un passo in avanti che ho ritenuto giusto fare, perché del resto ne avevo davvero bisogno. Avevo bisogno di rinnovare me stesso. Non è che sia stanco del flamenco tradizionale, ma ho davvero sentito il bisogno di fare altri tipi di cose. E’ arrivato il momento… e qual è il modo migliore di farlo se non con un album?

Quali novità si evidenziano nel repertorio?
Interpreto quattro “Cantes puri”, ci sono bulerías un po’ più attuali, tangos e una versione di Serrana… che come ha detto un mio amico quando l’ha ascoltata passa da essere una “Serrana di montagna” ad essere una “Serrana di città”. Penso che il risultato sia veramente bello. Poi ci sono un sacco di strumenti africani, dai quali la voce ha tratto ispirazione, le percussioni… questo perché Gecko ha lavorato molto con la musica afro e voleva che l’album presentasse questa impronta.

Vi siete sentiti a vostro agio con queste musicalità?
Sì, perché l’uso che ne è stato fatto è stato relazionato alla purezza del cante. Abbiamo cercato di rispettare le basi della purezza cante e mettere i suoni partendo da questo. Penso che si adatti perfettamente.

Quali sono i quattro Cantes tradizionali nell’album?
Malagueña, Buleria por Solea, Seguiriya e Buleria de Jerez, il mio forte!

C’è una collaborazione con uno dei membri di Las Hijas del Sol in una canzone…
Il suo nome è Piruchi Apo. Abbiamo cercato di fare una canzone che è come un dialogo tra il mondo nero e il mondo zingaro. I testi si riferiscono alla difficoltà che hanno affrontato entrambi i popoli, e penso che la combinazione si sia rivelata grande. Eccitante, è una canzone che ti mette rapidamente di fronte a quello che vuole dire. Credo che sarà un successo sicuro.

Quale ruolo ha svolto la chitarra di Alfredo Lagos?
Oltre che come chitarrista, Alfredo è una persona che mi trasmette fiducia quando sono accanto a lui, perché è davvero molto competente. Egli ha influenzato l’arrangiamento per ogni brano, ha contribuito con le sue idee. Collabora in diverse canzoni e il suo apporto è stato incredibile. E’ un ragazzo che ha una personalità molto forte, suona la sua chitarra in modo divino, ha creato armonie meravigliose. E’ un grande professionista, un chitarrista formidabile e un musicista straordinario.

Ci sono altri chitarristi…
C’è Moraíto, Diego del Morao, Manuel Valencia, Manuel Parrilla, Alfredo e El Bolita.

Tutti di Jerez…
Sì, tutti da Jerez. Abbiamo cercato di mantenere la base di chitarra jerezana, hehehe.

E’ un piacere che ci sia Moraito no?
Beh, certo. Moraíto è una pietra miliare a Jerez e tutti noi cantaores de Jerez siamo pazzi per la sua musica. Interviene nell’album nella Fiestas por Buleria, la sua specialità. Diego del Morao è un altro mostro, io sono innamorato del suo toque. Per me è superbo. Unisce alla tecnica che molti chitarristi hanno oggi, quella sua ‘flamencura’ ma senza perdere la purezza, naturalmente.

Tu hai iniziato come chitarrista, devi essere molto esigente con la chitarra …
Un chitarrista è veramente importante per me perché so cosa può dare e ciò che non può dare. Inoltre, quando mi imbatto in uno che è un po’ distratto, gli afferro la chitarra e gli dico “Ecco vedi è qui, un pò tipo questo, capisci? …”

I testi sono popolari o sono stati scritti per l’album?
No, no, sono completamente nuovi. Ci sono testi di José Luis Ortiz Nuevo, alcuni sono miei, di El bolita … E ci sono alcuni adattamenti come una versione di ‘Cambalache’, o versi dal tango argentino, e anche un verso di Canastera di Camarón.

Ci sono riferimenti a cantaores che significano qualcosa per te?
Il fatto è che mi sono innamorato di quei brani quando ero un ragazzino. E un giorno mi trovavo in uno spogliatoio con Alfredo, nel tour di Israel Galván ‘La Edad de oro’. Stava “giocando” por Rondeña, ho iniziato a cantare e ci piaceva il modo in cui veniva fuori. E da lì ho iniziato a lavorare a questo. Il riferimento è legato al Cante della mia famiglia. Mi baso sul Cantes dei Los Terremoto. Al di fuori della mia famiglia il riferimento più evidente è Camarón.

Che cosa si può dire oggi su Camarón?
Che canta meglio ogni giorno, che mi piace ogni giorno di più, che suona più puro tutti i giorni. Ho amato Camarón sin da quando ero un ragazzo, non solo adesso. È il mio idolo, io lo amo.

Come si può valutare l’eredità di Terremoto a questo punto della tua carriera?
Significa portare una bandiera, è una grossa responsabilità, perché avere un padre come quello che ho avuto e l’eredità che ha lasciato… è abbastanza difficile tentare di mantenere il mio livello così com’è. Naturalmente, i confronti si fanno sempre. E’ però un fardello portato con orgoglio e piacere, perché so quello che sto trattando. Io rispetto quello che mio padre ha lasciato, cerco di fare il mio percorso nel modo migliore possibile e tentare di andare avanti. Mi piace prendere da chi riesce a dare… Mi piace molto Mairena, mi piace molto Tomás Pavón, tutti i cantaores di questo tipo. Ma poi canto interpretando a modo mio, con la mia personalità, prendendo un po’ da uno, un pò dall’altro. Sono sempre a rosicchiare di qua e di là…

E ti senti orgoglioso dell’influenza che ha Terremoto in altri cantaores?
Sono orgoglioso di tutti i riconoscimenti alla mia famiglia.

Tornando agli album, perché c’è voluto tanto tempo per registrare  ‘Cosa natural’?
Le occasioninon ci sono state. Ci fu un tentativo con Diego Ibáñez, prima che morisse. Era già pronto ma è rimasto fermo. Da una parte è andata bene così perché il momento adesso è più idoneo, mi sento più maturo, sento di avere maggiore saggezza e più esperienza e credo che le cose vengono quando devono venire.

È stata la collaborazione con Israel Galván ad influenzare il tuo percorso?
Il tempo che ho trascorso lavorando con Israel Galván ha aperto la mia mente. Ho imparato molto da lui. Lo ammiro perché lui fa quello che sente… in senso buono. Questo è il mio modo, se vi piace, bene, e se no, va bene lo stesso. A volte sono stato un po’ codardo in tal senso. Il rispetto per la purezza mi ha sottomesso un pò, ma visto l’atteggiamento e l’insegnamento che ho avuto da Israel, mi sono detto che dovevo sfruttare tutto questo per cercare se stessi, perché è quello che fa lui. Essere accanto a una persona come Israel arricchisce davvero.

Fate interessanti esperimenti con il cante in ‘La Edad de oro’;… strutture modificate, frasi frammentate …
Io sinceramente insisterei sul fatto che ‘La Edad de oro’ è un punto di svolta per me. Non solo per quanto riguarda Israel, ma anche Alfredo e tutto ciò che mi circondava. Tutto questo mi ha aiutato a imparare.

C’è un nuovo modo di affrontare il cante in te?
E ‘un inizio. Il rapporto che abbiamo avuto per quattro o cinque anni di lavoro insieme ha totalmente aperto la mia mente. Sono una persona diversa.

Il cante si evolve meno del baile o del toque in generale?
Sì, perché penso che il cante è più soggetto ai canoni stabiliti rispetto al baile e alla chitarra flamenca. Non appena si va un po’ fuori dai canoni prestabiliti, ti iniziano a pungolare e tu crei molto poco. È necessario giungere a dirsi che non t’importa essere punzecchiato, dirsi che ti stai divertendo, che stai esplorando te stesso e le tue capacità ed è un bene se piace, ma posso perdonare coloro a cui non piace. Io sono stato così, ero uno di quelli, non riuscivo a vedere nient’altro che fosse diverso. Ma non è così adesso, adesso tocca a me.

E’ un pò come affrontare il cante con l’atteggiamento di un musicista, non è vero?
Esattamente! E non significa essere rinchiusi in jack, regina, re. Arriva un momento in cui passi soltanto attraverso i movimenti e non riesci a “sentire” ciò che stai cantando. Stai cantando per soddisfare qualcuno, ma tu non sei soddisfatto e alla fine la cosa ti stressa e non metti più alcun entusiasmo. Ma quando si hanno nuovi colori, si vedono le cose diversamente.

Credi che un piccolo cambiamento e più libertà siano necessari nel mondo del flamenco?
Sì, certo, la musica deve evolvere, ma sempre nel rispetto delle leggi stabilite. Non fare cose folli come stanno facendo. Credo che ogni persona possa guardare nella direzione che vuole, io sono a favore dell’evoluzione ma rispettando le strutture e le basi, con dignità e rispetto, con purezza.
 
Cosa pensi della scena flamenca attuale e in particolare quella del cante?
Penso che sia davvero inondata di luce…veloce. In qualsiasi momento, senza aver avuto una carriera precedente, si vede qualcuno in televisione o lo senti alla radio. Chi è questo ragazzo? Chi è quel tipo? Olé tu! Ma poi se ne dice anche l’inferno. Si spende,  si combatte tutta la vita cercando di fare le cose bene e tutto ad un tratto così dal nulla appare qualcuno ed è negli almanacchi. Tutto troppo veloce. Non è colpa loro. E’ normale per loro cercare di trarne vantaggio. Credo che bisogna andare avanti un passo alla volta nella vita. L’errore è altrove. Comunque è sbagliato inondare di luce chi ancora non ha un curriculum un percorso, ed è più facile per alcuni che per altri, bisogna imparare, ottenere dei meriti. Credo che prima arrivi e meno duri, sono cose effimere ed è in un certo senso un po’ fastidioso.

Ma d’altra parte, deve essere bello vedere i giovani, e in particolare di Jerez, che riscuotono successi
Naturalmente! Per esempio, quelli che mi piacciono in questo momento e che stanno dimostrando la loro bravura sono Jesús Méndez e anche David Lagos. Mi piacciono le persone come quelle, che lavorano sodo su se stessi. In quel modo si.

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