Juan Breva

titolo_recuerdos
Brevas de los montes
De Vélez de Málaga
Son las más dulce
Las doy a probarlas
(Pregón cantato da Juan per la vendita dei fichi)

juanbreva

Antonio Ortega Escalona, conosciuto artisticamente come Juan Breva è il più importante dei cantaores flamencos di Málaga, tant’è che la principale peña flamenca della città porta il suo nome. La sua biografia è colma di aneddoti e piena di episodi misteriosi, tant’è che i periodici dell’epoca ne annunciarono la morte per ben tre volte. La prima nel 1885, che poi il periodico “El Tribuno” smentì il 7 gennaio del 1891: “Questo famoso cantaor che fino a poco tempo fa si dava per morto e si disse successivamente che avesse perso la voce, è arrivato a Madrid e la scorsa notte i suoi amici ebbero la fortuna di ascoltarlo a El Puerto… Juan Breva non solo non ha perso la voce, ma l’ha persino migliorata…“. Successivamente nel 1913 El Guadalete de Jerez annunciò la sua morte, smentita il giorno dopo dal Diario de Cádiz dove la redazione aveva ricevuto la visita del figlio del famoso cantaor, che apprese la presunta morte del padre dal giornale il giorno prima. E infine l’ultima morte, quella certa, avvenuta nel 1918. Ma procediamo con ordine.
Juan Breva nacque a Vélez Malaga nel 1844 (o 1846 secondo altre fonti), terzo figlio nato dal matrimonio tra Juan Ortega e Ana Escalona.

Il suo nome lo ereditò dal suo nonno materno che vendeva la frutta (tra cui le “brevas” appunto, i fichi) e anch’egli attirava i suoi clienti cantando: “Brevas de los montes/De Vélez de Málaga/Son las más dulce/Las doy a probarlas” (Pregones).

A soli dieci anni già si divertiva nelle fiestas de verdiales e intonava fandangos lagareños che un suo vicino di nome Palma gli aveva insegnato. Negli stessi anni prendeva lezioni di chitarra da un vecchio amico di suo padre. Non fu chiamato alle armi, tant’è che non partecipò alla lunga guerra in Marocco.
La prima volta che canta davanti ad un vero pubblico fu, secondo alcuni biografi, nel café de la Paloma, una semplice taberna situata in Calle Pescadores, oggi Alarcón Luján, quando era ancora un bambino. Lì lo ascoltò don Rogelio Ramirez, capitano militare che si offrì di trovargli un lavoro in uno qualsiasi dei Cafés cantantes di Málaga. Juan Breva non accettò subito, ma a ventidue anni andò a trovare don Rogelio, con il quale era rimasto in contatto, per dirgli che desiderava cantare a Málaga. Subito lo portò al Café del Sevillano, conosciuto più tardi come quello del Señor Bernardo, dove lo stesso giorno debuttò. Piacque tanto al pubblico che fu contrattato immediatamente per quattro duros al giorno.  In questo café, qualche anno più tardi, conoscerà il famoso chitarrista Niño de Lucena, con il quale compare in molte fotografie, chiamato per sostituire Paco el Aguila che era malato.
Poco a poco Breva acquisì sempre più popolarità tra gli aficionados malagueños e le sue esibizioni furono richieste in tutti i café cantantes della capitale. Nel corso degli anni Juan aveva già rimodellato i suoi cantes, specialmente i suoi fandangos veleños, che erano richiesti da tutti gli spettatori. Sposò Ana Galvez. Canto nel Café Suizo con Africa La Peceña.

Juan Breva fu un maestro e un compositore in tutti i sensi, creò il suo proprio stile flamenco, le sue letras e accompagnava il suo cante suonando lui stesso la chitarra. Una delle sue chitarre, costruita dal liutaio Soto y Solares di Siviglia, è conservata nel museo della peña Juan Breva.

Juan Breva y el Lentejo

Juan Breva y el Lentejo

José Luque, nella sua opera Málaga en el cante afferma che “Juan Breva ricreò le Bandolás de Vélez Malaga, la sua terra, semplicemente cantandole a sua maniera. Senza volerlo le trasformò in un nuovo cante, il più difficile di tutti. A partire da allora non si chiamarono più Bandolás, ma furono conosciute come cantes de Juan Breva.“.  Fu l’artefice e il creatore di Malagueñas e Verdiales. Il suo prestigio era tale che cantò per i Re di Spagna Alfonso XII e Alfonso XIII.

Il 1883 fu un anno molto redditizio per Breva. Viaggiò per molte zone dell’Andalusia, Extremadura e Levante, a volte da solo, altre volte con Loriguillo de Coín, al quale voleva bene come un fratello, Silverio Franconetti, Rafael Galvez, la Serneta ecc.

Il re Alfonso XII, che lo chiamava a cantare nel palazzo reale, lo riempì di regali e gli assegnò un vitalizio. Gli concesse anche il privilegio di cantare nel Teatro Real. Si racconta che fra i due nacque una profonda e sincera amicizia e che il Re la prima volta che lo sentì cantare gli disse che tanta era stata l’emozione che aveva provato che qualsiasi desiderio avesse espresso, sarebbe stato esaudito. Questa una delle letras cantate da Juan Breva a Madrid: “Y como no cantaría/Que el mismo Rey esclamó/!Qué grandes es la España mia!”. La regina invece esclamò: “Come è possibile che un uomo così brutto abbia una voce così bella?“. Si legge inoltre che durante il terremoto nelle provincie di Granada e Málaga, il Re cercò di aiutare economicamente Breva per ricostruire la sua casa a Vélez. Su un altro libro si scrive che Breva chiese la scarcerazione di un suo caro: Rogelio Ramirez, lo stesso che si era adoperato perché cantasse a Málaga.

La sua fama crebbe anche a Madrid dove lavorava nel Teatro Principe Alfonso, guadagnando cinque duros al giorno. Lo stesso stipendio prendeva anche al Café del Barquillo. Successivamente fu contrattato anche dal Café de El Imparcial, il cui proprietario gli offrì una casa dove poter vivere con la sua famiglia.

Il 1884 fu un anno meraviglioso, la sua fama crebbe a dismisura. A Madrid fece amicizia con il tenore Julián Gayarre, rapporto che durò per tutta la vita. Il lirico navarro riconosceva la grandezza del suo cante e le incredibili facoltà che richiedeva intonare la sola “salia“.
Nel 1887 si esibisce insieme a Antonio Chacón nel Café de Chinitas. A settembre di questo stesso anno organizza a Madrid, nel Teatro Vital Aza, un homenaje per raccogliere fondi per la sua amica e compagna Trinidad Navarro “La Trini”, ai tempi recentemente operata per un tumore. A quello spettacolo parteciparono Fernando el de Triana, Carito, Dolores la Parrala e lo stesso Juan, così come il chitarrista Maestro Perez.

Fino al 1903 Juan Breva continua a girare per tutta la Spagna collezionando un successo dietro l’altro. Nell’anno seguente lo incontriamo nel Café de España de Málaga insieme a Fernando el de Triana e successivamente con tre cantaores del posto: Diego el Perote, Adolfo el Cuchillero e El Breva Chico.
Nel 1905 realizza diversi viaggi per le terre di Levante e si stabilisce in Almería dove vive fino alla fine di quell’anno, quando si trasferisce, insieme a sua moglie, di nuovo a Málaga, precisamente a la Caleta per poi spostarsi in Calle Canasteros. La stampa si occupava molto di Breva, ne parlava scrivendo di tutto, bene e male… addirittura nel 1885 apparve un articolo che parlava della sua presunta morte. 

Nel 1909 vive per alcuni mesi a Madrid e nell’anno seguente, accompagnato dalla chitarra di Ramón Montoya e come seconda la sua, registra per la Internacional Zonophone Company cinque dischi. Quando Juan Breva conosce Ramón Montoya, questi ha 16 anni e Breva 44. Montoya non influì nella vita artistica di Breva, poiché l’uno era agli albori e l’altro al termine della sua carriera.  Gli ultimi anni della sua vita li trascorre a Málaga, uscendo poco di casa.

In merito alla sua discografia c’è un eccezione in una Malagueñas che si chiama “A visitarte he venío” che sembra trattarsi della mescola di due stili di Lucena resi popolari da Cayetano Muriel e Niño de Cabra fra gli altri. Gli altri sono suoi stili. Parlando anche di altri palos, Breva registrò 8 stili di Soleares; quattro potevano appartenere a stili trianeri di cantaores diversi, come El Fillo e Cagancho, benché ad ognuno di questi apportò interpretazione personale, soprattutto per quanto riguarda la colpa “Ni lo templarios de Roma” riconosciuta come di Enrique el Gordo, imparentata con le Apolás che si è soliti utilizzare di chiusura per Polo e Cañas e che a Ronda sono attribuite a Ana Amaya Molina anche chiamata “la de Ronda” o “la gitana“. Altri tre stili sono cantati in accordo con gli stili de la Serneta: Me quitan de que te hable“, “Nunca a ley falté“, “En que cosas me has metío“, e una di usa creazione che è “Lo que intento logro“. Le Peteneras cantate da Breva sono molto folcloriche e saranno poi tramandate dalla Niña de los Peines e da Medina el Viejo, La Rubia in versione personale e Paca Aguilera, che benché non identiche sono sulla stessa linea transitoria di quelle registrate da Breva. Le Guajiras cantate sono molto rustiche e le letras non si adeguano alla metrica abituale di questo cante, la decima o espinela
Juan-Breva-ultima-foto-conocida-001_Nel 1913 muore sua moglie e resta solo con suo figlio Paco. Intanto i suoi problemi di vista, cominciati qualche anno prima, peggiorano drasticamente portandolo alla semi cecità.
Nel 1918 si esibisce per l’ultima volta a Vélez Málaga nel Teatro Principal e partecipa a qualche incontro a las ventas de la Caleta. All’inizio di giugno canta a la venta di Joselito, che fu in precedenza della Trini, accompagnato da Pepe el Calderero; verso la fine della serata si sentì male e fu riaccompagnato a casa da un suo amico.

Alcuni giorni dopo morì, l’8 giugno del 1918, nella sua casa di calle Canasteros 5. In questa strada è stata posta una placca di ceramica in suo ricordo,  opera di Amparo Ruiz de Luna.

Aveva sperperato tutto il denaro che aveva guadagnato nella vita, tant’è che non ce n’era neanche per il funerale. El Calderero, Tomas Morillas, el Maera e Antonio el Bizco si esibirono in qualche cafés per racimolare qualche soldo.
Sfortunatamente sono molto poche le registrazioni del suo cante che sono arrivate fino a noi, e tutte registrate ad età avanzata. Comunque furono tanti a portare avanti i suo stili, tant’è che il ricordo della sua arte è rimasto vivo tra gli aficionados. Parlando di Cantes de Juan Breva gli stili sono 4, che analizzeremo in opportuna sede. Ognuno di questi è chiamato in maniera diversa e contrastante da chi si occupa di ascolto e classificazione degli stili. Ne deriva un enorme confusione, che tratteremo in appositi articoli. 

Oggi Vélez lo ricorda con un monumento alla sua figura sita in Plaza del Carmen, alla cui base si possono leggere i versi dedicatigli da Garcia Lorca

Juan Breva tenía
cuerpo de gigante
y voz de niña.
Nada como su trino.
Era la misma
pena cantando
detrás de una sonrisa.
Evoca los limonares
de Málaga la dormida,
y hay en su llanto dejos
de sal marina.
Como Homero cantó
ciego. Su voz tenía,
algo de mar sin luz
y naranja exprimida.

Chacón nel 1926 disse: “Breva era un caso eccezionale. Non sapeva cantare i vari stili del flamneco. Ma creò le sue celebri Malagueñas, nelle quali nessuno è stato in grado di eguagliarlo“.

Manolo Caracol: “Ogni volta che vado a Vélez-Malaga e passo per la strada dove nacque Juan Breva mi vengono i lucciconi agli occhi, sono assalito da qualcosa al petto…

Alla sua morte El Imparcial di Madrid gli dedicò un bellissimo articolo, che non riportiamo per intero, ma che racconta di lui come “il Re della Malagueñas e che descrive il suo canto come un torrente di tristezze del “mal vino” e di nostalgia senza nome“.

G. Nuñez de Prado: “Breva passò per i principali tablaos di Spagna, percorrendo una marcia trionfale  e diventando idolo del pubblico. Nessuno dai Pirenei a Gibilterra non è stato a conoscenza del fatto che esistesse questo cantaor di Malagueñas, che riempì la Spagna con il grido del suo cuore. Il cuore immenso di un artista gigante. Fu sempre così personale, così suo…che oltre a cantare suoi stili cantò anche sue letras, di sua composizione, come se lo ripugnasse vestirsi con il sentimento raccolto da altri, intridere la sua allegria con adorni in prestito o mortificare le sue disillusioni con sudari che non gli appartenevano: Ní el canario más sonoro, ní la fuente más risuena – “Estando cogiendo piñas – Yo lloraba sobre el pino y el pino se estremecía”

Manuel Rios Ruiz: “Juan Breva fece della Malagueñas qualcosa di personale perché il suo stile era questo: personalità e dolcezza. Però con la Malagueña por Verdial fece qualcosa in più. E questo qualcosa in più fu elevare a Regno quel mondo lirico e appena accennato che si diffondeva per le montagne di Verdiales.”

Alfredo Arrebola: “Onestamente parlando credo che tutto el cante por malagueñas deriva da los fandangos dell’immortale usignolo di Vélez, Antonio Ortega Escalona (1.844 – 1.918). Questo si può dimostrare analizzando le tre varianti del Cante de Juan Breva. Lo affermo come cantaor: la grandezza musicale della malagueña comincia con Juan Breva“.

Ricardo Molina: “Il cante di Juan Breva è caratterizzato dal suo sentimento, dalla sua dolcezza nostalgica, dalla sua poderosa musicalità (…) Il sentimento è vocalmente e musicalmente espresso con dignità, senza concessioni sentimentalistiche e stucchevoli che successivamente avrebbero invaso l’Andalusia

Federico García Lorca : “Colui che aveva corpo di gigante e voce di bambina e che come Omero cantò cieco, con voce di mare senza luce e arancia spremuta

Fonti bibliografiche e  web:

  • Paco Vargas, El Flamenco en Málaga
  • Gonzalo Rojo Guerrero, Cantaores malagueños-Pincelada flamenca 1850-1950
  • G.Nunez de Prado, Cantaores Andaluces
  • Manuel Bohorquez, El cartel maldito – Vida y muerte del Canario de Alora
  • Manuel Rios Ruiz, El Gran libro del Flamenco Vol II – Interpretes.
  • Angel Alvarez Caballero, El Cante flamenco
  • Magicweb
  • Flamenco de Papel
  • Soliloquios flamencos
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4 thoughts on “Juan Breva

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