Agujetas el Viejo

 “El arte del Agujetas el Viejo,
nace tan dentro de su cuerpo,
con tanta ímpetu gitana,
que transmite a sus hijos,
la raza más pura y buena
de todos los tiempos,
con mucho arte y sabiduría
de saber decir  los cantes,
para toda la buena afición,
que para toda la eternidad
siempre tendremos presente
a Manuel Agujetas el Viejo
gitano de mucha categoría.”

La famiglia Agujetas è originaria del Puerto de santa Maria. Il primo jerezano della famiglia nacque in Calle Acebuche nel lontano 1880.  Si chiamava Tomás de los Santos Navarro, che si sposò con María Gallardo Suárez, originaria del Puerto. Insieme ebbero due figli: Manuel de los Santos Gallardo ‘Agujetas el Viejo’ e Domingo de los Santos Gallardo ‘Rubichi’.  María Gallardo era inoltre la sorella di José Gallardo Suárez ‘El Chalao’, che sposandosi con Pilar Loreto Fernández diede origine al ramo dei ‘Garbanzo’ e dei ‘Mijitas‘.

Manuel de los Santos Gallardo “Agujeta el Viejo”,  cantaor gitano della razza più pura , nacque a Jerez de la Frontera nella Calle Nueva, nel cuore del Barrio de Santiago, nell’anno 1908, e morì a Rota nel 1976.
Perché “Agujetas”? Da dove viene questo soprannome? Diverse sono le ipotesi avanzate che si contraddicono le une con le altre.
La più plausibile è quella che dice che fin dalla tenera età, Agujetas faceva il fabbro, forgiando il ferro in pessime condizioni di vita e nella più grande miseria. Un giorno scoprì che poteva risparmiare i soldi del carbone andandolo a raccogliere quando cadeva dalle locomotive che passavano. A quel tempo infatti erano in funzione i treni a vapore con acqua riscaldata a carbone. Capì subito che questi pezzi di carbone cadevano in misura maggiore quando le vetture erano scosse da manovre di cambio di corsia, e quindi andavano ad accumularsi in punti specifici, in prossimità proprio degli scambi dei treni (le agujas, appunto). Ecco perché, secondo alcuni, la madre cominciò a chiamarlo “Aguja”, in quanto spendeva ore e ore a raccogliere il carbone in quelle zone dei binari.
Altri  sostengono l’idea che questo soprannome deriva dal suo lavoro di controllore presso le ferrovie. José María Velázquez Gaztelu lo scrive nel libretto che accompagna uno dei suoi dischi. Senz’altro Agujetas ebbe numerosi contatti con spedizionieri, tant’è che ci sono numerose foto che lo ritraggono in loro compagnia, dove con orgoglio indossa un berretto da agente ferroviario. Ma come dice Rafael Gallego Rebollo, Agujetas non può essere stato un agente ferroviario per la semplice ragione che era analfabeta ed è perciò difficile che gli venisse assegnato un lavoro di quella responsabilità.

Agujeta el Viejo ebbe 4 figlie e 5 figli. Tomasa è la maggiore di tutti i fratelli, Juana si trova in América, María e Lica le più piccole, e i figli maschi Juan el Gordo, Manuel Agujetas, Paco, Diego e Luis Agujetas.

Nella sua vita familiare il cante era vissuto quotidianamente. Basti pensare che proprio a questa famiglia appartenevano grandissimi cantaores del passato come sua sorella Carmen de los Santos Gallardo, madre di Miguel Pastor “Gitanillo de Bronce“, Domingo de los Santos Gallardo, Rubichi, El Chalao e Diego de los Santos Gallardo, che divenne cieco quand’era ancora molto giovane. Quest’ultimo si dedicò alla vendita di biglietti della lotteria e i signori del tempo gli compravano tutti i biglietti solo per sentirlo cantare.

Agujetas el Viejo si sposò a Rota con Ana Pastor Monje, una gitana che conobbe in quella città dove lui era solito andare soltanto per vederla. Non divenne mai professionista, se non in tarda età. Si esibiva soltanto durante le riunioni di amici, nei bar o in famiglia. Ciononostante riuscì a trasmettere il suo stile e il suo modo di vivere il cante ai membri della sua famiglia. I suoi figli e i suoi nipoti seppero portare avanti con orgoglio il glorioso nome degli Agujetas.

Convisse con i più grandi nomi di quell’epoca gloriosa, e apprese dai maestri come Antonio Frijones, Diego el Marruro e Manuel Torres gli stili più puri della grande tradizione jerezana. Riusciva a coglierne l’essenza e a reinterpretarli in base alla propria personalità, senza imitarli.

Il suo cante è impregnato di sonidos antiguos, di forza, e di intensa energia. Il suo “grido” penetrante è riuscito ad esprimere attraverso il tempo tutta la più pura tradizione gitana, vitale ed anarchica. Fu un eccezionale rappresentante della siguiriya e di tutti i cantes a palo seco più puri.

Di lui il figlio dice: “Si è dedicato al cante dotato di una eccezionale memoria e un profondo rispetto del passato”. La memoria è infatti un fattore importante per i cantaores più anziani. A questo proposito le parole di Manolito de María sono state spesso citate: “Io canto perché mi ricordo quello che ho vissuto”. Antonio Mairena chiuse le sue registrazioni con un titolo suggestivo: “En el Calor de mis recuerdos”. Manuel Ríos Ruiz ha scritto: “Il cantaor è stato sempre il suono della coscienza del suo popolo. Il cante non ha mai avuto un solo interprete,  una sola voce… il cantaor  trasmette una memoria collettiva ricordando coloro che lo hanno preceduto. E’ innegabile che nel cante di Agujetas el Viejo, la memoria del dolore passato è ancora lì cristallizzato nel canto…”

Il cante di Agujeta, nonostante i punti deboli nella tecnica e nella precisione vocale, è quindi memoria, è testimonianza autentica e profonda della sua vita e del mondo da cui proviene. Niente fronzoli, niente virtuosismi, niente effetti di stile. Il suo canto è ruvido, spontaneo e rustico al tempo stesso: semplice, elementare e grezzo. Come un eco selvaggio o  il grido di un animale in gabbia. E’ l’opposto di una voce musicalmente preparata e impostata da studi accademici. Ci si riferisce spesso ai “pellizcos” del cante, ovvero quei ‘pizzichi’ che sanno arrivare all’anima di chi ascolta…  in realtà nel caso di Agujetas el Viejo si dovrebbe parlare di veri e propri morsi.
José Manuel Caballero Bonald riassume così: “Il suo canto era in qualche modo simile alla sua vita: una lunga serie di denunce e  lividi.”
La sua voce è simile ad un cigolio, un gemito che nasce dalla profondità del tempo, oscillante tra misticismo e pathos. Una voce monocorde come un’eco che non finisce mai, che suona come un lamento per entrambe le cavità nasali, l’antitesi del canto melodico e dolce.

Un giorno, quando era già avanti con gli anni, qualcuno era riuscito a farlo cantare nel Festival di Mairena del Alcor. Fu un trionfo, ed è da quel momento che cominciò la sua breve e scarna carriera professionale.
Le sue prime registrazioni sono datate primi anni ’70 e nel 1975 la Cátedra Flamencología di Jerez gli ha assegnato “El Premio Nacional de Enseñanza y Maestria” del cante.

La grandezza del suo nome, oggi un po’ trascurato dalla memoria collettiva,  risplende invece nella Peña di Rota a lui dedicata: “La Tertulia del Viejo Agujetas”.

Quello che segue non è un elenco esaustivo della discografia, è ciò che siamo riuscite a trovare.

1) “Antologia di Flamencos cantaores” Vol.25.EMI-ODEON, 1991.
Canta Siguiriyas di Tomás El Nitri e Bulerias Siguiriyas di Manuel Torre.
(Salmonete  e El Garbanzo sono anch’essi presenti su questo disco)

2) “Palabra Viva”, Ariola, 1977.
 Siguiriyas, Soleares,  Bulerias, Solea por bulería e fandangos.
Il lato B del disco è dedicato a suo figlio Manuel Agujetas

3) Magna Antología del Cante Flamenco, Hispavox, 1982 (disponibile su CD).
Essi comprendono: a Romance-Corrido, Alborèa de Jerez  e Soleares di Juan Ramirez.

4) “Antología del cante gitano de nuestra tierra”, Caja de Ahorros de Jerez, 1986.
Canta per lo più Fandangos.

5) “Por Siguiriyas”, vol. 1 Hispavox, 1978.
Canta Siguiriyas di Manuel Torre.  Stessi del disco EMI-Odeon.

Oggi tutte queste registrazioni sono piuttosto difficili da trovare. Ma per fortuna, è possibile vederne il dvd.

6) “Rito Geografía y del Cante”, DVD17, la raccolta ristampato 2008.
7) “Agujetas: tres Generaciones” El Flamenco Vive, 2007. 2 CD + booklet.

In nessuna delle registrazioni è proposta la Saetas in cui eccelse a parere di Manuel Ríos Ruiz che nel 1981 disse: “Agujetas è stato un cantante eccezionale di Saetas, ad oggi le sue versioni sono quasi sconosciute.”

Agujetas, che era asmatico, è morto a casa da solo dopo un attacco cardiaco causato da un attacco d’asma. Era il 1976. Aveva  68 anni.

La sua voce sembra risuonare ancora, tormentata come un tempo, per le strade tortuose di Jerez e di Rota. La voce che disperatamente aveva cercato una risposta ed un sollievo ai dolori della vita.

“Por aquella ventana
Que al campo salía,
Voces daba a la mare mía,
No me respondía”

“Ahora sí que yo a ti te llamo,
Con fatigas grandes
Porque me encuentro en mi casa,
Sin calor de nadie.”

“A voces te estoy llamando
Y le dices a la gente :
Déjalo morir rabiando.”

Per l’ascolto:

Fonti Web:
El arte de vivir flamenco – Flamenco world – Articolo di Luis Lopez Ruiz

Approfondimenti:
TertuliaFlamencaAgujetaselViejo

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