Manuela Vargas

Manuela Vargas gitana y bailaora
querida por todo el mundo,
por su arte de bailar sin igual,
se ganó a toda la afición
incomparable siendo la mejor,
en este mundo artístico
ha sido admirada y querida
por toda la mejor afición,
irrepetible para toda la historia
un gran monumento se ganó.

Manuela Hermoso Vargas nasce a Sevilla, nel barrio de la Macarena, il 17 settembre 1941. La sua prima maestra è sua zia e all’età di 12 anni è già una professionista completa. “Da quando mia madre mi ha messa al mondo, ho sempre solo voluto ballare” diceva. Manuela compie il percorso obbligato dell’epoca, dalle feste private fino ai tablaos. Rispettosa della tradizione, istruita sul ballet flamenco moderno, studia danza nell’Academia Flamenca di Enrique El Cojo, di cui era discepola prediletta e amica nella vita e che la bailaora defiva il suo unico vero formatore. Debutta nel 1953 nel Guajiro di Sevilla ballando por tanguillos e rumbas. Dal Guajiro sevillano passa a El Duende madrileno.

Nel 1963 forma la sua compañía e con questa inizia un percorso artistico che la porterà ad essere considerata la bailaora più internazionale di quei giorni. Si presenta al Teatro delle Nazioni di París, rappresentando la Spagna nel Giorno Mondiale della Danza. Ritorna l’anno successivo nello stesso teatro con lo spettacolo Antología dramática del flamenco, diretto da José Monleón e che ottiene un enorme successo di pubblico e critica addirittura superiore a quello ricevuto l’anno precedente, lo spettacolo è il sunto della sua ricerca: un baile con sentimento profondo, di emozione, di comunicazione. In scena il suo maestro Enrique El Cojo, El Güito, Matilde Coral, Chano Lobato e Bienvenido Maya fra gli altri. Lo spettacolo ha un successo clamoroso.

Premio Internacional de Danza va da París a Madrid, dove l’anno successivo presenta il suo spettacolo Flamenco de Manuela Vargas, presso il Teatro Marquina. È il 1964, con lei ci sono Fosforito, El Lebrijano, El Poeta, Juan Habichuela, El Güito, Cristóbal de los Reyes e La Cañeta. Allo spettacolo segue un tour per la Spagna e ritorno a París. Lo stesso anno visita per la prima volta gli Stati Uniti contrattata per esibirsi nel Pabellón de España de la Feria Mundial di New York. Gira il mondo, trionfando in ogni teatro, soprattutto a Londra e nel Teatro Avenida di Buenos Aires. Nel 1968 gira il film España otra vez, dove appare nuovamente Enrique El Cojo. Nel 1969 riceve a Jerez il Premio Nacional de la Cátedra de Flamencología.

È Premio Nacional de Teatro nel 1970. Negli anni ’80 raggiunge la piena maturità come bailaora e affronta le sfide più difficili e importanti di tutta la sua carriera professionale: dare vita a personaggi d’impronta drammatica come Medea e Fedra, interpretazioni che segnarono il successivo percorso artistico. Nel 1975 annuncia la nuova opera La vuelta de Manuela Vargas presso il Barceló di Madrid, con Mario Maya, Enrique Morente, El Indio Gitano, Los Habichuela e Miguel Zairín. Nel 1977 è la regina del Café de Chinitas, successivamente presenta lo spettacolo nel Centro Cultural de La Villa.

Nel 1980 entra nel Ballet Nacional, presenta la sua coreografia por Caña e nel 1981 partecipa a Retrato de mujer di Rafael Aguilar. Nel 1982 interpreta la parte della gitana Mairena in Coronada y el toro di Francisco Nieva. Un anno dopo interpreta l’ombra della morte nel Don Juan Tenorio che dirige Miguel Narros e firma tre nuove coreografie per il Ballet Nacional: la petenera, la seguiriya e il mirabrás.
Nel 1984 crea con José Granero, una Medea che è divenuta una delle opere emblematiche della storia del ballet flamenco. Con questa dimostra fino a dove è capace di esprimere attraverso il gesto, il movimento e i passi flamencos. E lo fa dando al testo di Euripide tutta la solennità e il dramma che richiede la tragedia greca. La musica è di Manolo Sanlúcar. In El Sur y La Petenera è indimenticabile il suo respiro, il suo accento e il peso rituale sulle tablas.

Lo stesso anno partecipa con Lindsay Kemp al Sogno d’una notte di mezza estate di William Shakespeare, diretto da Celestino Coronada per la tv. Nel 1986, terminato il lavoro con il Ballet Nacional, torna a montare per la sua compañía con cui presenta a Cannes La petenera y El sur, due coreografie di José Granero. Nel 1987 è di nuovo “alle prese col il dramma” interpretando la parte di Agave, la madre di Penteo, re di Tebe, nelle Baccanti diretto da Salvador Távora.
Partecipa anche alle opere Así que pasen cinco años di Federico García Lorca (1989) e La Gallarda (1992) di Rafael Alberti.

Finalmente, nel 1990 completa con Fedra di Euripide la trilogia dedicata alla tragedia greca, diretta da Miguel Narros, musica di Enrique Morente e coreografia di Manolo Marín. L’opera è presentata al XXXVI Festival de Teatro Clásico, che ha luogo nel Teatro Romano di Mérida. È un opera in cui si interpretano quasi tutti i palos del flamenco, qualcosa di veramente complesso per Manuela Vargas, perché se Medea e Agave sono due donne di carattere forte, Fedra al contrario è una donna profondamente segnata dalla sua debolezza; Manuela deve perciò conformare il suo baile, la sua gestualità ad un profilo ed una personalità drammatica completamente diversa dalle altre due. Nel 1994 è nello spettacolo Cachorro con direzione scenica di Salvador Távora e coreografia di José Antonio nei panni della Condesa, probabilmente la sua ultima grande apparizione scenica e presentato al Lope de Vega di Sevilla.
Con queste interpretazioni la Vargas ha portato nel baile flamenco una personale e nuova maniera di interpretare. “È un modo”, come lei stessa definisce, “di raccontare una storia col dialogo del corpo, mettendosi dentro il personaggio, controllando la danza, facendo attenzione ai silenzi, anche se il ritmo ti scoppia dentro”.

Successivamente dirada lentamente le sue esibizioni. Fra le più recenti ricordiamo nel 1995 la parte di Blanca, nel film La flor de mi secreto di Pedro Almodóvar e la sua interpretazione nel 1999 di Medea nel galà commemorativo del XX anniversario del Ballet Nacional. Nel 2000 le è stato reso omaggio a Madrid, in occasione del Día Internacional de la Danza. Oltre ai premi già citati, Manuela Vargas è in possesso del Sagittario d’Oro dell’Accademia Internazionale d’Arte dell’ItaliaLe caratteristiche che definiscono il suo stile sono il coinvolgimento appassionato e la plasticità dei suoi atteggiamenti: l’artista vive intensamente ogni istante del suo baile e lo gode con gusto. Si mette nel personaggio che interpreta e sente con profonda verità i sentimenti che vuole esprimere e che danno alla sua danza un sapore autentico e tragico che ci porta a un reale trance estetico. Un baile intuitivo e introverso, al tempo stesso elegante, solenne e ieratico. Con le sue braccia, le sue mani, con tutto il suo corpo modella forme scultoree di una bellezza antigua, crea figure che ci portano ai tempi di forgiatura del baile jondo. Fonde così la tradizione del baile femminile, all’antico utilizzo dei gesti e una espressività drammatica che appartiene all’attuale sentimento dell’esecuzione del baile flamenco.

Nel 2006 è Medaglia d’Oro al Merito delle Belle Arti.

Il 12 Ottobre 2007 muore a Madrid, all’età di 65 anni a causa di un cancro che l’aveva tenuta per molto tempo lontana dalla vita pubblica e viene sepolta nella sua Sevilla. Il flamenco perde così una delle figure più rilevanti del baile flamenco di tutti i tempi.
La veterana bailaora sevillana Matilde Coral, amica intima della Vargas, ha detto di lei “Aveva uno stile talmente particolare, che non si avvicinava davvero  a nessuno; bailaba como Dios le daba a entender… Dovevi essere veramente bravo per ballare accanto a lei, perchè si conquistava l’applauso e la simpatia del pubblico immediatamente”.
Milagros Menjíbar ha aggiunto che “Era una donna de raza, perchè non serve essere gitane per essere de raza, il suo viso e il suo corpo erano fuoco puro quando si metteva a ballare, era molto señora nel flamenco e sulla scena, la sua sensibilità e il bello della sua persona lo trasferiva al suo baile”.

Manuela era l’eleganza stessa; ballando e fuori dalla scena. Aveva fama d’essere una donna distinta. Sobria, elegante e di classe. È stata Premio nazionale de Baile, coi suoi compagni Antonio Núñez Chocolate e Manuel Morao, che hanno ricevuto i premi di cantetoque, rispettivamente. Le sue grandi creazioni furono caña, peteneras, seguiriya e il  mirabrás. Il baile geniale di questa signora della danza, considerata l’ultima grande leggenda del migliore, più puro e ortodosso baile flamenco, sono stati ripresi nei video ‘El Angel. Capítulo III’; in due capitoli di ‘Ritos y Geografía del Baile Flamenco’ e in ‘Cante grande’, insieme alla sua più affezionata cantaora, l’indimenticabile Fernanda de Utrera, con cui registrò anche il disco di baile  ‘Flamenco puro’ nel 1967, a cui presero parte anche Fosforito, La Bernarda, La Inés e El Turronero, con le chitarre di ‘Habichuela‘ e Juan Maya ‘Marote’.

Fonti:

  • El arte de vivir flamenco
  • Flamenco World
  • Wikipedia Spagna
  • Revista la Flamenca
  • El Pais
  • El Mundo

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