Mario Maya

“L’arte non è forza bruta, ma è sensibilità.
Non è virtuosismo sterile, ma grazia inaspettata.
La cosa più difficile dell’arte è farla sembrare semplice, inesplicabile e indefinita”

Mario Maya

Mario Maya Fajardo è una delle principali figure del baile flamenco della nostra epoca. La sua influenza nel baile flamenco attuale è innegabile.
Coetaneo di Antonio Gades, come lui riveste un ruolo fondamentale nell’evoluzione storica del baile spagnolo. La differenza tra i due potrebbe essere ricercata nel concetto, nell’essenza del baile. Maya è sempre essenzialmente flamenco, sente lo jondo intimamente legato nelle sue radici. Ha inoltre avuto una carriera molto differente da quella di Gades. Quest’ultimo ha ballato prevalememente nei teatri, mentre Maya prima di approdarvi passò per le cuevas, i locali turistici e i tablaos. 

Nacque a Cordoba il 23 ottobre del 1936, in una famiglia gitana che presto si trasferì nel barrio del Sacromonte di Granada, quando Mario aveva solo due anni. Proprio nel Sacromonte, a 5 anni, comprò da uno straccivendolo, per due pesetas, un vecchio paio di scarpe da baile, con l’intento di imparare a danzare.
C’erano due buchi grandi così nelle suole” – racconta in una intervista – “e dovetti inserire due pezzi di cartone. Quando mi esercitavo i cartoni si rompevano, e ogni volta dovevo inserire altri due cartoni“.
A Granada frequentò la scuola cattolica di padre Manjón, fondata appositamente per i bambini poveri delle famiglie gitane, e cominciò a ballare in giovanissima età nelle cuevas per i turisti. Nella sua famiglia non c’erano grandi artisti, ma si respirava comunque il flamenco in ogni momento della vita quotidiana. 

La pittrice inglese Josette Jones gli fece un ritratto ad olio, con il quale a Londra vinse un premio di 200.000 pesetas. La pittrice, che percepì il suo enorme potenziale artistico, decise di inviare questo denaro alla madre di Mario Maya, affinchè potesse farlo studiare a Madrid. Fu così che molto giovane si trasferì nella capitale per ampliare la sua formazione.
Studiò per due settimane con El Estampío, ma poi interruppe le lezioni perchè si annoiava. Cominciò a frequentare il colmao Villa Rosa de la Plaza Santa Ana dove nel ’53 si esibì con Manolo Caracol. Quindi entrò a far parte del cuadro del tablao Zambra, con artisti del calibro di Rosa Durán, Pericón de Cádiz, Perico el del Lunar, Rafael Romero, Juan Varea, Pepe El Culata. Durante uno spettacolo fu notato da Pilar Lopez, che lo fece entrare nella propria compagnia con la quale dal ’56 al ’58 partecipò a diverse tournee internazionali. Diceva di lui che era “Un bailaor molto bravo, molto creativo. Un genio, con molta grazia e molto stile“. 

 

Successivamente tornò a Madrid dove fece coppia fissa con La Chunga nel tablao El Corral de la Moreria per poi debuttare nel Biombo Chino di Madrid. Insieme fanno una lunga tournee inVenezuela, Cuba, Puerto Rico, Stati Uniti, Argentina e Colombia. Nel 1961 di esibisce nei Festivales de Granada e, in coppia con María Baena, nel tablao Torres Bermejas di Madrid. Poi di nuovo in tournee in America. Al ritorno riappare nel Torres Bermejas con Carmen Mora, sua futura sposa.
Nel 1965 va a New York, dove studiò danza moderna nella scuola di Alwin Nikolais e Alvin Ailey e dove entrò in contatto con le nuove tendenze culturali e col teatro contemporaneo. Da tutto ciò estrapolò nuove idee e concetti sulla danza che più tardi applicherà al baile flamenco. Tornò in Spagna con la testa “piena di cose”.
Forma il “Trio Madrid“, in collaborazione con Carmen Mora  e Eduardo Serrano “El Guito” (qui a fianco ritratto con lui nella foto). Il loro spettacolo  Ceremonial è un primo tentativo di creare un nuovo teatro flamenco.
L’esperienza americana fu infatti l’origine della sua “trasformazione intellettuale”, in seguito alla quale prese coscienza di quello che voleva fare, di come si potesse raccontare qualcosa attraverso il flamenco, trasformarlo, poter esprimere una storia attraverso il baile e il cante, dove anche i chitarristi e i cantaores, insieme ai bailaores, partecipavano direttamente al movimento, alla narrazione. 
Negli anni ’70 montò con il poeta José Heredia Maya i suoi primi spettacoli di carattere teatrale e contenuto sociale, tra i quali ricordiamo “Camelamos naquear” del ’76, che in dialetto gitano vuol dire “Queremos hablar” (“Vogliamo parlare”), spettacolo che ottenne riconoscimenti nazionali e internazionali. Di questo spettacolo Merche Esmeralda disse: “Quando nessuno parlava, lui parlò… e lo fece forte e chiaro“. 

 

Il successivo trionfo teatrale di Maya, di eccezionale qualità, fu ¡Ay… Jondo!, scritto da Juan de Loxa, nel 1980. 

 

Nel 1984 fu la volta de El Amargo, altro capolavoro di Maya, liberamente tratto dai versi di García Lorca.
Nel 1988 realizzò la sua versione del Amor Brujo per il Festival di Venezia. 

La critica è stata sempre unanime nel riconoscergli la sua enorme dimensione artistica.
Agustín Gómez, ad esempio, disse di lui: “La calma della sua cadera emerge come dettaglio di esigenza di purezza e disciplina, come principio estetico. L’armonia dei suoi piedi e delle sue mani raggiunge il perfetto equilibrio formale, perchè ha più intelligenza che cuore. Il movimento dei polsi da dentro a fuori e le dita congiunte, il suo braceo – che mi disse apprese da Anzonini – , la sua figura di grande vivacità comunicativa, la sua dinamica più visuale che sonora…. sono dettagli tecnici che lo rendono maestro insuperabile di estetica“.
Tres movimientos flamencos (1992) e Requiem (1994) sono le ultime coreografie importanti realizzate da Maya. Con la seconda cominciò la lunga esperienza con la Compañía Andaluza de Danza, con la quale Mario Maya si ritira dalle scene e si dedica alla direzione e alla coreografia di spettacoli. Nella sua compagnia fecero i primi passi numerosi talenti della scena flamenca come Israel Galvan e sua figlia Belen Maya

Mario Maya fu autore di una vera e propria svolta nell’evoluzione del baile flamenco, e nonostante fosse consapevole del rischio che comportava, fu sempre convinto che qualsiasi processo in questo senso doveva inevitabilmente avere come base la conoscenza approfodita della tradizione. “Arriva un momento in cui l’artista si evolve in maniera del tutto naturale. La società cambia, ed essa stessa richiede agli artisti un’evoluzione per raccontare nuove cose con il corpo, il canto e la musica“.
Morì il 27 settembre del 2008 all’età d 71 anni nella sua casa di Siviglia, dopo una lunga malattia, proprio durante lo svolgimento della Biennale del Flamenco. Questo il ricordo del direttore dell’evento Domingo Gonzalez: “Se ne va un maestro, un amico, un personaggio irripetibile della cultura andalusa. In questo caso se ne va qualcuno che per sempre resterà.
La relazione del Maestro con l’appuntamento sivigliano era molto stretta. Nell’edizione precedente ebbe l’incarico di produrre lo spettacolo inaugurale con “Andalucia, el flamenco y la humanidad” e appena due settimane prima, nell’edizione della Biennale del 2008, si era rappresentato il suo ultimo lavoro, “Mujeres“, nel quale diresse Merche Esmeralda, Rocio Molina e sua figlia Belen Maya.

Nel 2009 sua figlia Belen propone lo spettacolo Homenaje a Mario Maya, in cui artisti che sono stati in prevalenza suoi allievi , e oggi grandi professionisti, interpretano alcune delle sue coreografie più importanti e famose. Fra gli altri: Manuel Betanzos, Rafaela Carrasco, Isabel Bayon, Angel Atienza, Diego Llori, Juan Andrès Maya,  Marco Vargas, Manuel Linan, Patricia Guerrero e la stessa Belen Maya in una siguirya Mozzafiato.

Credo che mi sia rimasta in sospeso una lunga conversazione con lui. Abbiamo sempre discusso di baile e per la prossima occasione avevo pronte tante cose da dirgli…
Israèl Galvàn

 

Premi:

  • 1976. Premio de Danza y Coreografía Vicente Escudero (Valladolid)
  • 1977. Premio de Baile Cátedra de Flamencología (Jerez) Cádiz.
  • VII Concurso Nacional de Arte Flamenco (Córdoba) Premio Pastora Imperio. Bulerías. Premio Juana la Macarrona. Alegrías.
  • 1980. Premio Giraldillo de la 2ª Bienal Ciudad de (Sevilla)
  • 1986. Medalla de Plata de Andalucía.
  • 1992. Premio Nacional de Danza Ministerio de Cultura (Madrid).
    Premio Compás del Cante (Sevilla)
  • 1998. Premio Revista de Flamenco “El Olivo” le galardona a través de sus lectores.
  • 2005. Galardón Flamenco Calle de Alcalá.

Spettacoli

  • 1974. Ceremonial.
  • 1976. Camelamos Naquerar (Queremos Hablar)
  • 1977. “¡Ay! Jondo”.
  • 1984. “Amargo”.
  • 1987. El Amor Brujo.
  • 1988. Tiempo, Amor, y Muerte.
  • 1991. Flamencos de la Trinidad. Para el Ballet de Murcia.
  • 1992. Tres Movimientos Flamencos.
  • 1994. ” Réquiem ” y De lo Flamenco.
  • 1996. Mundial de Esquí (Montaje en Granada)
  • 1998. La Mar de Flamenco “De Cádiz a Cuba”
  • 2008. Andalucia, el flamenco y la humanidad
  • 2008. Mujeres

 

Filmografia

  • “Camelamos Naquerar”. Disco – LP y Casette, Film para la TV, R.A.I. (Italia), Film Cortometraje. (España)
  • “Canta Gitano”. Film Cortometraje. (Francia)
  • “Corre Gitano”. Film Largo Metraje. (España)
  • “Flamenco”. Film con Carlos Saura. (España)
  • “¡Ay! “Jondo”. Disco – LP y Casette, Film para TV. (Barcelona)
  • “Amargo”. Disco – LP y Casette, Film para TV. (Barcelona)

 

Avete avuto la fortuna di assistere ad un concerto/spettacolo di questo artista? Siete al corrente di qualche aneddoto sulla sua vita che non abbiamo riportato? Aiutaci ad arricchire la pagina con il tuo prezioso contributo, ti aspettiamo! Scrivici a  flamencotequiero@gmail.com. Grazie in anticipo!

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