Porrina de Badajoz

“Il seme lasciato generosamente da Porrina fruttificò non solo nel prosperare del suo successo, ma con la stessa forza ebbe ruolo magistrale nella diffusione del cante extremeño fuori dal suo territorio natale”
(Ángel Álvarez Caballero)

José Salazar Molina, in arte Porrina de Badajoz, nasce a Badajoz il 13 Gennaio del 1924 e muore il 18 febbraio a Madrid nel 1977 per una grave malattia. Cantaor gitano, probabilmente fra i più popolari dell’Extremadura. Appartiene ad una famiglia in cui il cante e il baile fanno parte della quotidianità e molti dei cantaores extremeños attuali sono imparentati con la con lui.

Il nome artistico deriva dal nome di Don José Porras, colui che lo aiutò nei suoi inizi quando lavorava come lustrascarpe, attività che alternava con qualche esibizione nei cafetines e baretos. A lui piaceva farsi chiamare “el Marqués de Porrina”, un soprannome che gli fu dato a Madrid in una notte di juerga e in cui il Marchese di Villaverde, disse: “Se stanotte canti bene, ti diamo il titolo di Marchese“. Raccontano che Porrina fu sensazionale come d’abitudine in questo tipo di feste private, e gli fu dato quindi il titolo di “Marqués de Porrina”, che da quel momento in poi ostenterà con orgoglio.

Si trasferisce da giovane a Madrid, dove arriva presto ad essere popolare e da dove contribuisce alla diffusione del cante della sua terra. “Un dandy en el país del tocino y la envidia“, è stato chiamato da qualcuno, poiché curava molto il suo abbigliamento. La sua era un’eleganza stravagante, forse un po’ kitch. Era solito portare occhiali scuri “per guardare ciò che voglio” diceva e sempre un garafano all’occhiello. Diceva di cantare “per doveri di razza”.

Un monumento dedicato a Porrina sorge nella plazuela de la Soledad, vicina alla famosa Plaza Alta de Badajoz, luoghi che frequentò molto quand’era bambino e adolescente.

Il suo cante possedeva grande grazia, era dotato di una voce dolcissima che padroneggiava sapientemente eseguendo melismi di straordinaria bellezza. La sua voce era limpida, musicale, in grado di eseguire velocemente cambi di tonalità. Il suo era un eco flamenchissimo e originale, che lo distingueva dagli altri cantaores.

Zambrano gli attribuisce la creazione di un Fandango personale che si basa principalmente sulla voce singolare del cantaor, “che irrompe sui toni alti, che tocca irraggiungibili toni  bassi in mezzo falsetto, che davvero pochi artisti hanno posseduto”. Qui lo ascoltiamo con Paco de Lucía:

Porrina de Badajoz, apprese inoltre i Tangos nelle riunioni della sua famiglia, e li divulgò impregnandoli della sua personalità cantaora, difficile da imitare, e creò un complesso mosaico di stili e varianti.

Ha realizzato una canzone famosissima, “Ojos verdes”, di elevatissima qualità musicale. Il cante ha delle “salite” spettacolari con alcuni “mecíosen las caídas che valgono davvero la pena di ascoltare.

Ojos verdes (Bulerías) – Porrina de Badajoz-Guitarra: J. Salazar (Porrina hijo)

Y apoyá en el quicio de la mancebía,
yo vi encenderse la noche de Mayo.
Pasaban los hombres
y tú sonreías,
hasta que en mi puerta paraste el caballo.
Serrana si tú me das candela
y yo te dije gaché.
Ay ven
y toma de mis labios
que más fuego te daré.

Paraste el caballo
viniste hacía mí
y fueron tus ojos dos verdes luceros de Mayo tus ojos pa’ mí.
Ojos verdes,
verdes como,
la albahaca.

Verdes como el trigo verde
y el verde, verde limón
Ojos verdes, verdes
con brillo de faca
que se han clavaito en mi corazón
Pa mí ya no hay soles,
lucero, ni luna,
No hay más que unos ojos que mi vida sooooon.
Ojos verdes, verdes como
la albahaca.

Porrina de Badajoz fu un cantaor che piaceva molto agli aficiónados, per la sua forma innovativa e il suo “bien decir el cante”, aveva uno stile perfetto che rendeva ovvia la sua grandezza. Era un uomo di grande sensibilità, molto piacevole, e di un gran cuore, adorabile con tutti.

A Badajoz esiste inoltre un Festival Flamenco, che si svolge di norma ai primi di Giugno, che porta il suo nome. E’ stato inoltre girato un documentario di 45 minuti a lui dedicato basato sul libro di D. Francisco Zambrano Vázquez, “Vida y Obra de Porrina de Badajoz“. Riportiamo di seguito un’intervista fatta a Porrina de Badajoz, apparsa sul Dígame il 19 ottobre 1965:

Porrina, abbagliante per la sua camicia verde smeraldo, per il brillare dei suoi enormi anelli, per la lucentezza dei suoi impeccabili capelli neri, perfetti e puntigliosamente acconciati. […] Il giorno dopo lo incontrammo a Fuengirola, dove si riposava con sua madre, una delle sue figlie, i suoi tre nipoti e qualche altro parente.”
“Mi dispiace di non avere con me una chitarra, perché mia madre coi suoi 80 anni, suona la chitarra come nessuno sa fare”
La casa bianchissima, il garage con la magnifica vettura di Porrina e tanti fiori tutto intorno, è come una riproduzione dei cortili di Badajoz, terra natale del famoso cantaor.

Lei è il primo nel suo genere?
Questo lo può dire solo il pubblico, che attualmente è molto contento di me, e mi ha fatto guadagare molti soldi.

E dove li spende Marchese?
Sentendo il titolo, gli occhi sognanti di Porrina mi guardarono con fare inquisitorio.
“Ascolti bene. Il titolo di marchese l’ho ereditato dal mio padrino, don José Porras Saavedra, e se lo uso è perché al pubblico piacque dal primo momento.

Va bene, dicevamo dei suoi soldi…
Sí; li spendo mantenedo 14/15 dei miei familiari, nell’appartamento di Madrid, in questa finca qui e un’altra a Badajoz, e in verità anche in qualche juerguecitas.

Quanti dischi ha venduto?
Non ne ho idea. So solo che ho guadagnato cifre stupende.

Qual’è la sua specialità?
Canto tutto e bene. Ogni volta canto uno stile diverso, a seconda di ciò che mi chiede il corpo; perché la cosa più importante è cantare a gusto.

Diceva che sua madre suona la chitarra. E’ stata professionista?
No, mai. Suonava e suona, per divertimento, in riunioni familiari. A volte studio con lei che mi accompagna. Qualche giorno fa ha suonato qui a Fuengirola, al battesimo di un bambino dei vicini.

Porrinas de Badajoz, José Salazar Molina è un calé di pura razza come anche la sua compagna. L’uomo ha accolto con grande entusiasmo le attuali iniziative volte a far integrare i gitani nella “società bianca”. I gitani, tranne qualche rara eccezione, sono adesso un popolo di lavoratori e molto onesti, completamente integrati nelle comunità locali. Così lo afferma, non esattamente con le stesse parole, Porrinas, che costituisce uno degli esempi di operosità, poiché lavora da quando aveva 9 anni.
Inizia cantando a Badajoz, nei bar e nelle taverne per qualche pesetas. “A Madrid mi si aprirono le porte del successo, e da allora canto. Attualmente ho quattro figli e 3 nipoti. Due dei miei figli sono anch’essi artisti: Juan Salazar, chitarrista de La Chunga, e Pepita Salazar, bailaora.

Di fronte a chi si è esibito?
Escludivamente di fronte a spagnoli. Non sono mai uscito dalla Spagna, non perché non l’ho mai voluto,  adeso c’è grande passione per il cante flamenco non solo nella nostra Patria, ma anche negli altri paesi. Io però ho sempre preferito rimanere fra i “miei”.

E Porrinas, dopo aver posato per una fotografia, muove verso il giardino delle rose. Rose rosse incredibilmente grandi, che lui coltiva con lo stesso amore che mette nelle sue canciones.

Fonti web:

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