Rafael Romero “El Gallina”

Andujar pueblo que le vio nace,
al gitano de más fama del flamenco,
que Jaén su capital supo dad,
Rafael Romero gitano de verdad
vino a este mundo solo para cantar,
era tanta su afición que ponía
toda su alma y todo su corazón,
admirado y querido por la afición
de España y del mundo entero

Rafael Romero,  Marchese del Mirabràs e Duca della Caña nacque ad Andújar, terra di oliveti, in provincia di Jaén, il 9 Ottobre 1910.  Ci sono però alcuni studiosi, come Manuel Bohorquez, che danno come luogo di nascita la località jiennense di Huelma, nel cuore della Sierra Mágina. In ogni caso, il cantaor crebbe ad Andújar in seno ad una famiglia dedita al flamenco. Il cantaor stesso disse: “Aprendí el cante sin salir de mi casa“. Suo padre, commerciante di bestiame nelle fiere popolari della regione, suonava la chitarra e uno dei suoi fratelli chiamato “El Gañán” fu un buon bailaor, come altri membri della sua famiglia. Era conosciuto in gioventù con il soprannome Gallina, perché era solito cantare la canzone popolare “La gallina papanata“.

Ai 10-12 anni di età si dedicò al cante nei matrimoni, nei battesimi e nelle feste organizzate per il ciclo di spettacoli “El Gitanillo“, dove arrivò a riscuotere 10 duros per ogni esibizione. Per un periodo si dedicò anche al baile, in quanto era affetto da una momentanea perdita di voce.

Terminata la guerra civile, Rafael Romero non volle restare nell’esercito, dove arrivò ad essere brigada de Intendencia, e si stabilì a Madrid, nonostante gli anni difficili che si vivevano anche nella capitale. Qui arrivarono poco a poco tutti i componenti della sua famiglia, alla ricerca di una vita migliore.
Negli anni del dopoguerra Rafael Romero frequenta i colmaos flamencos madrileños, principalmente Los Gabrieles e Villa Rosa, luoghi che gli consentono di conoscere molti personaggi del mondo flamenco come ad esempio José Cepero, Juan Mojama, Bernardo el de los Lobitos. Soprattutto conobbe un uomo che influì molto nella sua carriera artistica, Perico el del Lunar, grande chitarrista e grande conoscitore del flamenco. I suoi consigli e la sua insegnanza furono di prezioso aiuto per la sua carriera artistica. Con il chitarrista jerezano si inserisce nella programmazione de prestigioso tablao Zambra, dove si esibirà fino al giorno della sua chiusura nel 1975, alternandosi con figure come Pericón de Cádiz, Juan Barea, Pepe el Culata, Bernardo el de los Lobitos, Rosa Durán… Attraverso gli artisti che si esibivano nella Zambra, sotto la direzione di Perico el del Lunar, nascerà la prima “Antología del Cante Flamenco“, (1955-Hispavox). In questa prima antologia lo si può ascoltare por siguiriyas, caña, tonás, peteneras, alboreás, debla e mirabrás.

L’attività artistica di questo cantaor non si limitò alle esibizioni nei tablaos: egli fece parte di diverse compagnie portando il suo cante in tutto il territorio nazionale e straniero. Lavorò con Vicente Escudero, Antonio, El Greco; si esibì in numeri festival e apparve nei film Llanto por un bandido”, “Brindis a Manolete”, “El arte de vivir“…

Fra le esibizioni nei festival ricordiamo la sua partecipazione alla Cumbre Flamenca de Madrid e alla Bienal de Arte Flamenco Ciudad de Sevilla, così come le Noches Flamencas del Círculo de Bellas Artes madrileño Agli inizi di questo periodo di festival, Rafael Romero si presenta al festival “La Porra” de Archidona (Málaga), presentando sua figlia Luisa Romero come cantaora.

Rafael Romero “El Gallina”, è stato un cantaor di estrema delicatezza e genialità al tempo stesso. Ascoltarlo significa toccare con mano la grandezza di ogni sua esibizione, la purezza della sua anima. Grandissime furono le sue Peteneras,  come i suoi Tangos, sempre originali, il suo Garrotín, e tanti altri suoi cantes.

Romero ebbe una frenetica attività discografica nella seconda metà degli anni 50, raccolta nei quattro dischi che accompagnano il libro di Gamboa pubblicato nell’ottobre del2010, in occasione dei 100 anni della sua nascita. Si tratta di 87 cantes con Romero come protagonista e con la chitarra di Perico el del Lunar, Andrés Heredia e Pepe de Almería, fra gli altri. Un’autentica enciclopedia di stili flamenchi.

Fu un abilissimo interprete anche di cantes por el baile. La Caña fu uno degli stili del repertorio di Rafael Romero in cui il cantaor seppe maggiormente brillare. Gamboa sostiene che si tratti della caña di Chacón, ma nella sua versione per il baile, in quanto fu proprio Perico el del Lunar, che accompagnava Romero, colui che riscattò questo stile. Perico el del Lunar fu colui che divulgò il modello ballabile della caña, che adattandolo al baile lo offrì nel 1935 a Carmen Amaya perchè la presentasse al suo debutto a Madrid.

Inclusa in questa raccolta troveremo anche una Caña por pasodoble, con chitarra e nacchere d’accompagnamento. La Petenera corta è un altro degli stili inclusi nella Antología de Hispavox, versione che come abbiamo detto “fece scuola”.

Un’altra curiosità presente nel disco sono alcuni fandangos de Huelva con Verdiales. Un altro stile del repertorio di Chacón cantato da Romero fu il Mirabrás.

Romero cantò anche malagueñas de la Trini con la solennità, la delicatezza, l’emotività e la desolazione proprie di questo cante. E ancora nel suo repertorio i  Cantes de madrugá. Ha ugualmente interpretato testi diversi por Alboreás.

Rafael Romero conosce i segreti del mirabrás, segue la stella dei maestri jerezani Manuel Torres e El Marrurro nelle seguiriyas, nelle tonás si sofferma su di una di Don Antonio Chacón, nella debla si notano gli accenti trianeri mentre pronuncia “deblica varea” e conclude le serranas con la seguiriya di María Borrico:

Dice mi compañera
que no la quiero
Cuando la miro, la miro a la cara
y el sentío pierdo

La Cattedra di Flamencologia e Studio Folklorico Andaluso gli concesse il “Premio Nacional de Cante” nel 1973. La città in cui nacque gli rese omaggio dedicandogli una strada nel 1976. Nel 1984 la Peña Flamenca di Jaén lo omaggiò con un festival in suo nome. Lui stesso, nel corso della sua vita, prese parte a numerosi Homenajes dedicati a vari suoi compagni. Gli ultimi anni della sua vita furono difficili, morì a Madrid il 3 Gennaio del 1991.

Rafael Romero è un cantaor grande e puro. Conosce e sa interpretare una straordinaria varietà di cantes ed ebbe una forte volontà di interpetarli in maniera fedele, con purezza tradizionale, senza variarli per capriccio personale” — Rafael Molina

Un Cante parlato, raccontato, sussurrato per essere ascoltato in religioso silenzio… Cante fuerte, cante puro” — Antonio Murciano

“… Il suo era il cante serio, profondo, d’indiscutibile legittimità flamenca, che interpretava con la massima fedeltà ai canoni tradizionali…” — Ángel Álvarez Caballero

E’ un brillante cantaor, capace di dominare tutti gli stili e tutti i registri vocali, sempre nella linea di base, di qualità e ortodosso, che spolvera col garbo del suo essere gitano. Grande, puro e molto più che profondo” — Fernando Quiñones

Questo Rafael Romero, El Gallina come nome flamenco, ha la virtù di cantare con la massima delicatezza, sospiro dopo sospiro, con premura, benedicendo con le mani quanto gli esce dal cuore, come se tenesse un rito, imbastendo la copla trama a trama, dolcificandola, senza che il cante perda la base, la profondità, l’argento vivo, lasciandolo piantato come un olivo in lontananza. Vederlo sulla scena, accanto alla chitarra di Perico el del Lunar, è come contemplare un monumento sognato del cante jondo. Ascoltarli, assistere alla messa di un arte millenaria, dove il popolo andaluso ha proclamato i suoi atavismi. Ha interpretato la Petenera in modo personalissimo (…). Seppe sempre dare ai tangos un certo temperamento, aumentandone la maestosità e l’andamento ritmico. Il suo garrotín bisognerebbe considerarlo uno specchio dello stile, un libro aperto… Nel cantare por alboreà il suo duende è puro garbo (…). Nel polo, nella soleá e nella siguiriya, la sua voce è una brace, un carro incendiato,  e  sfumando por tonás tocca i più profondi stati della sofferenza. Tutto il suo cante esce dalla sua gola centellinato e puro come la cera vergine, e in esso è racchiusa la sua originalità». – Manuel Rios Ruiz

Farrucas, garrotines, tonás e cantes de madrugada, vivendo la vita a su tiempo, con felicità e poi la luce della verità, ingiusta come sempre, se lo cobraría toda la vida, cantava con il cuore e con l’anima, le mani danzavano, queste mani fini, nervose che formavano nell’aria disegni, gli occhi verde oliva sempre alla ricerca del senso della vita che non ha mai incontrato. Classe nel portamento e nell’abbiagliamento, narici attente che arrivano prima del saluto, emozionava le donne con la sua presenza piena d’arte, e col suo aire fra torero e flamenco che tanto piaceva negli anni 60, giàcchè questi due ambienti erano a quei tempi molto uniti…”  – Juan Varea

Bibliografia e Fonti Web
Pierre Lefranc.- El Cante Jondo. Del territorio a los repertorios: tonás, siguiriyas, soleares. Universidad de Sevilla, 2000.
Manuel Sánchez Bracho.- Rafael Romero “El Gallina”. Diputación Provincial de Jaén, 1998.
Diccionario Enciclopédico del Cante Flamenco. J. Blas Vega y M. Ríos Ruiz.
Rafael Molina. Obra Flamenca. Ed. Demófilo, 1977
Ángel Álvarez Caballero. La discoteca ideal del flamenco. Ed. Planeta, 1995.
– Flamencopolis
– Historia del Flamenco
– El arte de Vivir Flamenco
– Triste y Azul

Discografia Raccomandata.
Antología del cante flamenco. Hispavox.
Grandes Cantaores del Flamenco. Philips.
Rafael Romero y el Duende Gitano. P. Records.

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