Ramón Montoya

“Nella storia della chitarra flamenca bisogna parlare di un prima e un dopo Ramón Montoya. Possiamo dire senza esagerare che tutto l’universo della chitarra flamenca gira intorno a lui”. José Blas Vega.

Ramón Montoya Salazar nasce a Madrid il 3 Novembre 1897, in seno ad una famiglia gitana, la cui attività era incentrata sulla compra-vendita di bestiame. Lo stesso Ramón Montoya partecipa a queste attività almeno negli anni della sua gioventù. Si dice fosse anche un buon ciclista. Con i primi soldi che guadagna compra una chitarra. L’inclinazione per questo strumento va definendosi ugualmente negli anni della sua infanzia, poiché ai tempi si era soliti riunirsi nelle case e suonare e cantare.
I primi apprendimenti nell’arte del toque flamenco si devono, secondo Ángel Álvarez Caballero, probabilmente alle scuole di Maestro Patiño, Paco de Lucena e di Miguel Borrull, e nel Diccionario Enciclopédico Ilustrado del Flamenco figura inoltre fra i suoi inizi il Maestro Malagueño. José Blas Vega fa inoltre notare l’influenza decisiva di altri chitarristi fra i quali “El Canito“, di cui Montoya disse: “Imitavo il suo stile e successivamente cercai di prenderne tutti i dettagli visivi e del suono. Dopo quarant’anni ancora interpreto qualche sua variazione”. Montoya comunque abbandona presto le influenze esterne e inizia un suo personale cammino verso uno stile proprio.
Il percorso professionale di Montoya inizia quando l’artista ha 14 anni e inizia a lavorare nei Cafés cantantes presenti alla fine del XIX secolo a Madrid come il Café del Pez, Café de la Magdalena, el Naranjero…  Contrattato dal proprietario del Café de La Marina per sei pesetas al giorno, vi rimane per otto anni come “prima chitarra”. Dal Café de La Marina, che insieme a El Imparcial si possono considerare i Cafés più importanti di Madrid di quegli anni, passano importanti figure del cante e del baile come La Macarrona, La Malena, Juan Breva, Bernardo el de los Lobitos… ecc.

Secondo José Blas Vega “la tecnica che Ramón aveva conseguito a 30 anni, gli servì per provare che era un genio della chitarra”

Un momento molto importante per il flamenco è l’incontro fra Ramón Montoya e don Antonio Chacón. Un incontro unico e speciale; c’è talmente tanta compenetrazione fra i due, talmente tanta sensibilità da parte del chitarrista nella ricerca del toque adeguato ad ogni cante, che la coppia Chacón-Montoya si cita come esempio e legame perfetto fra cante e toque.

Orozco, Montoya e Manolo el Sevillano

La perfezione del cantetoque flamenco, rappresentato dai due massimi esponenti del flamenco di tutti i tempi; a partire da questo momento infatti, il flamenco compie un grosso salto di qualità. La relazione artistica fra queste due grandi figure dura molto; il Diccionario Enciclopédico racconta che Montoya fosse tocaor abituale di don Antonio Chacón dal 1912 al 1926, mentre José Blas Vega afferma che la relazione artistica fra i due “assunse un regime stabile e continuativo fra il 1914 fino alla morte di Chacón nel 1929”. Bisogna inoltre segnalare la partecipazione di queste figure al Concurso de Cante Jondo de Granada nel 1922. Secondo altre fonti pare che la relazione fra i due arriva a deteriorarsi fino ad un vero punto di rottura, e sembra che almeno in una occasione arrivano a prendersi a schiaffi. Chacón, nonostante Montoya fosse il suo accompagnatore preferito, si mostra critico verso di lui in più di una occasione in cui questi non suona come avrebbe dovuto. Si cita quindi un episodio in cui il cantaor fá a Montoya un pubblico rimprovero: “Ci faccia il piacere di suonare bene. Lei è qui per accompagnare me, la gente viene ad ascoltare me”. Chacón non è l’unico professionista a rimproverare a Montoya una certa tendenza ad anteporsi al cantaor con il suo toque. Cayetano Muriel el de Cabra lo lascia solo sulla scena del Café de la Marina, e Pepe de la Matrona in un’altra occasione al Café del Gato, dove Montoya è chitarrista insieme a Luis Molina. I due intavolano una competizione che ai cantaores sembra letteralmente asfissiante.

Aurelio de Cádiz lamenta la stessa cosa: “Non gli si poteva dire: ‘Mire, usté; me lleva usté atropellao’, questo proprio non si poteva dire a Montoya. Dovevi lasciargli fare quello che voleva, ognuno cantava ciò che poteva, e fine del discorso!!. Però quando s’impegnava sul serio, a suonare non aveva rivali”

Dopo la morte di don Antonio Chacón, fra il 1930 e il 1940 Ramón Montoya accompagna con frequenza il cantaor Niño de Marchena e inizia a suonare come solista, un momento importante per la sua storia artistica e per la storia della chitarra flamenca spagnola. Secondo José Blas Vega, Ramón Montoya “può essere considerato il creatore della chitarra flamenca da concerto; a lui si deve l’introduzione e il miglioramento di tutti i meccanismi oggi conosciuti, con i quali è possibile esprimere e sviluppare nella chitarra l’ampia gamma melodica e tonale ammessa dal flamenco”.

Montoya alterna le fiestas a Villa Rosa con esibizioni in compañías di “ópera flamenca” e nel 1936 un artista grafico, Marius de Zayas, realizza la produzione del primo disco solista di Ramón Montoya, registrando le esibizioni in concerto del chitarrista così come fatto negli stessi anni  per la musica classica. Con i concerti in Francia inizia quindi la registrazione su disco. I concerti si estesero a Bruxelles, Londra, Svizzera, constituendo di fatto una grande promozione dell’arte spagnola.

Negli ultimi anni della sua vita alterna le sue esibizioni accompagnando figure di primo piano in recitales e registrazioni discografiche. Muore a Madrid, il 21 giugno del 1949. Si può dire che i toques di ogni palos che Ramón Montoya interpreta, sia come accompagnatore che come solista, lasciano l’impronta della sua maestria, il marchio di un grande artista, estendendo la sua influenza ai chitarristi che seguono quali Niño de Ricardo, Sabicas o Paco de Lucia.

Antonio Mairena, nel suo Confesiones, descrive una riunione di artisti a Madrid, in cui oltre a Montoya sono presenti i chitarristi Luis Maravilla, Manolo, Pepe de Badajoz e Manolo de Huelva, oltre a vari cantaores. Qui Montoya si esibisce in ogni sorta ventaglio di toques, durato tutta la notte. “Poche volte sarà stata vista una cosa uguale al modo di suonare di questo uomo. Quando ne aveva voglia, alzava la chitarra e la offriva a chiunque volesse continuare a suonare. Però nessuno si azzardava a prenderla”. “Fu il primo che iniziò a tremolar, e in questo senso si può dire che arricchì i toques della chitarra, però non i toques gitanos, poichè egli imitava e si basava sulla scuola di Tárrega, classica e non flamenca. I palos che arricchisce con i suoi trémolos sono toques libres, come le Malagueñas, le Granaínas e i toques de levante.

La genialità e l’importanza di questo grande artista è stata unanimamente riconosciuta, con  innumerevoli testimonianze in tutto il web.

Fonti, Bibliografia.

    • “Ramón Montoya-Genio de la guitarra flamenca” Grabaciones históricas, 1923-1936, Sonifolk, 1998 con presentazione di José Blas Vega
    • Horizonte Flamenco.
    • Wikipedia
    • Flamenco World
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