Sebastián el Pena

titolo_recuerdos

Fue tan grande su cante y creativo,
que se lo transmitió a su hijo,
quedando en el recuerdo del cante
como los dos más grandes,
que el flamenco ha tenido.

José María Ruiz Fuentes

sebastian el penaSebastián Muñoz Beigveder, artisticamente conosciuto come Sebastián el Pena, è stato uno dei migliori artisti della tradizione flamenca di Málaga e senza dubbio ci ha lasciato importantissime e indimenticabili incisioni discografiche. 

El Pena nacque ad Álora, in provincia di Málaga, il 4 novembre del 1876 in calle Algarrobo, che ha sbocco nella popolare calle Carmona e morì a Málaga l’11 Aprile 1956, in calle Molino Hundido, all’età di ottant’anni. Era cugino di Diego el Perote e figlio di poveri contadini payos, Catalina Beigveder e José Muñoz, di prima professione tabernero. Terzo di quattro fratelli, cominciò a lavorare nei campi già da piccolo, motivo per cui non frequentò nessuna scuola. Quando prestò servizio militare era analfabeta.
Volendo guadagnarsi da vivere con il cante, benché dopo la morte del Canario fosse da tutti considerata attività maledetta, poiché era dotato per riuscirci, ancora ragazzino si trasferì a Málaga a casa di sua zia e lì cominciò a cantare durante riunioni e feste private. Successivamente si unì ad una bailaora, Carmen Marín conosciuta come la Dientúa con la quale poco dopo ebbe due figli: Josefa, che nacque nel 1896 e nel 1900 José, cantaor conosciuto artisticamente come El Pena Hijo, del quale padrino fu Fernando el de Triana.
Mentre nel cante stava ottenendo i suoi primi successi, nel 1895 fu arruolato nell’esercito. Andò a Cuba, nessun documento lo dimostra, ma pare vi rimase molti anni. Al suo ritorno scoprì che la sua compagna lo aveva abbandonato. Non lo abbandonò mai invece la passione per la musica e i canti conosciuti nell’isola di Cuba, un aire che ricorre nei palos da lui interpretati e definiti di Ida y Vuelta.
Dopo il servizio militare fece parte di compagnie artistiche lavorando in numerosi cafés cantantes di Sevilla, Madrid, Cordoba e Málaga. Successivamente ebbe modo di unirsi alle tournée di grandi figure del cante come Niña de los Peines, Manuel Torre, Chacón e altri ancora.
Nel 1906 canta a Madrid con il Cojo de Málaga e insieme inaugurano il Café del Gato. Nel 1912 torna a cantare ad Álora, la sua terra, dopo tanti anni che l’aveva lasciata. Lì conosce la sua compaesana Francisca García Arjona con la quale poco dopo si sposa. Dopo il matrimonio decidono di trasferirsi a Madrid, per avere maggiori possibilità di lavoro, dove restano per due anni. A Madrid, Sebastián si esibisce in diversi cafés cantantes e riesce a mettere da parte una consistente somma di denaro che gli permette poi tornare ad Álora con la moglie dove apre un bar, il Bar del Pena dove rimase fino al 1937. In questo anno si trasferì a Málaga dove aprì un nuovo bar in calle Méndez Núñez. In questa città visse fino alla fine dei suoi giorni. Morì ottantenne l’11 aprile del 1956. Visse in tre case: la prima in calle Madre de Dios, successivamente in calle Alta e alla fine in Pedregalejo.

Sebastián el Pena visse l’epoca di Chacón e questo si avverte nella sua discografia. Fedele al cante dei grandi artisti della sua terra, fu influenzato certamente da Juan Breva e da la Trini. Senza dubbio Pena fu un cantaor con personalità e stile propri che interpretò magistralmente un’ampia gamma di cantes, tra cui spiccano le Malagueñas.
Sebastián el Pena registrò, nel 1907 accompagnato dalla chitarra di Joaquín el Hijo del Ciego, per diverse case discografiche, una decina di dischi e un altro insieme ad Amalia Molina, per un totale di ventuno cantes. Di seguito riportiamo un elenco di questi cantes suddivisi per casa discografica:

GRAMÓFONO: Malagueñas del Canario. Tangos de la arena
GRAMOPHON: Guajiras Cubanas. Marianas. Asturianas flamencas. Fandangos del Pena. Chuflas del Pena. Cartageneras de Chacón. Garrotín. Tango del balcón.
VÍCTOR: Asturianas flamencas. Un cante de Amalia Molina.
ZONOPHONE: Malagueña del Perote. Soleares. Malagueñas de Juan Breva. Tarantas del Pena. Malagueñas de la Trini. Malagueñas de Chacón. Jaleos. Seguidillas gitanas. Tangos de María. Malagueña del Pena.

Viejas voces flamencas de Malaga Los pena 001La sua discografia è sufficiente per farsi un’idea del suo cante. Molto interessante il cd prodotto da Paco Vargas ed edito dalla Federación de Peñas flamencas de Málaga (2005).  Sebastián si distinse nel cante por Malagueñas. Soprattutto quelle proveniente dalla zona di Álora, per le quali era un vero artista e al quale seppe dare il sapore autentico dell’epoca. I cantaores attuali la interpretano fuori ritmo, ossia libere e molto allungate. Sebastián el Pena ha registrato tre cantes attribuiti a Juan Breva. I primi due sono uguali anche se interpretati con letras diverse e sono le seguenti: 

Vi una sombra tras de mí, 
sombra que me amedrentaba 
y oí una voz que decía: 
soy la “mare” de tu alma 
que por tí perdió la “via”. 

Un céntimo le dí a un pobre 
y me bendijo a mi “mare”. 
¡Qué limosna tan pequeña 
“pa” recompensa tan grande!. 
¡”Pa” recompensa tan grande!

Queste corrispondono alle denominata bandolá larga di Juan Breva, benché interpretate con lo stile del Pena. Jorge Martín Salazar crede che corrisponda a uno degli stili che il cantaor veleño non registrò.  La terza Malagueña di Juan Breva con la quale termina la traccia Sebastián el Pena è quella che oggi chiamiamo Fandango abandolao. Nella registrazione si sente una voce che dice: “vamos con la otra”, che ci indica che ai tempi questo cante era chiamato Malagueña e non Fandango. Non sappiamo con sicurezza se questo cante fosse o no di Juan Breva; sappiamo che non lo lasciò registrato. Lo registrò invece all’inizio del XX secolo il cantaor sevillano Antonio Pozo el Mochuelo. La letra è la seguente:

Acaba ya de salir
lucero de la mañana,
acaba ya de salir,
que te está esperando el alba 
en el puente del Genil
a las tres de la mañana. 

Due diverse sono le Malagueñas attribuite oggi al Canario. La prima, di tipo abandolao, è conosciuta grazie alla registrazione lasciataci dal Mochuelo. La seconda, quella che tutti conoscono come Malagueña del Canario, che Sebastián el Pena ci lasciò in una magnifica versione, da modello per chi volesse apprenderla, con tutto il spore dell’epoca e con le sue letras originali: 

Tengo que poner espía 
por ver si mi amante viene 
al pié de Torre García. 
¡Yo no sé “pa” mí qué tiene 
el camino de Almería! 

Venga del Cielo un castigo 
que me lo manda un “divé”, 
por lo que hiciste conmigo 
malas puñalás te den. 
Me olvidaste sin motivo.

El Perote creó una Malagueña primitiva, di transizione fra abandolás e quelle libere da compás, che molti credono provenga da un cante del lavoro di aratura dei canmpi. El Mochuelo nel 1907 e Diego el Perote nel 1966 fecero buone versioni di questo cante. Senza dubbio però Sebastián el Pena è colui che lascia la versione migliore. La  letra è la seguente:
 
Tengo canales en tu cara 
de tanto llorar por tí;
los suspiros que tú dabas 
eran tormentos “pa” mí, 
cuando de tí me acordaba. 
  
Completando la registrazione sopra riportata, Sebastián el Pena esegue una magnifica versione di ciò che si crede essere un Fandango della cantaora granadina del secolo XIX África la Peza. Questa cantaora cantava questo stile, a detta di Fernando el de Triana, con la letra Soy de la Peza, pezeña. Un Fandango con la stessa letra lo registra il Mochuelo nel 1907 con una melodia simile al Fandango cantato dal Pena in questo disco. Lo registrò anche Pepe el de la Matrona nel 1956. La letra del Pena è la seguente: 

Yo soy como aquel barquito 
que siempre va de tormentos, 
cuando no lleva penitas, 
va lleno de sentimientos. 

La versione del suo cante de la Trini, è piuttosto fedele poiché fu un suo seguace e amico personale. Le letras  registrate dal Pena furono le seguenti:

Regando voy con mi llanto 
el camino de la “vía”. 
Son tan grandes mis quebrantos 
que tengo la fe “perdía”. 
¡El mundo me causa espanto! 
  
Creí que adelantaría 
haciendo por olvidarte. 
Cuando pasaron tres días 
como loco fui a buscarte, 
porque ni el sueño cogía. 

La Malagueña che viene denominata Malagueña del Pena è attribuita a Baldomero Pacheco dalla tradizione orale come segnala Paco Vargas nel suo El Flamenco en Málaga che aggiunge che la tesi non può essere sostenuta. 

A las “paeres” me arrimo 
porque andando me desmayo. 
Yo me encuentro “desvalío” 
sirviendo de mal vasayo. 
Y tú la culpa has “tenío”. 
 
Cuando salí de mi tierra, 
volví la cara llorando.
¡Adiós, tierrecita mía,
qué lejos te vas quedando! 

La prima è considerata la Malagueña di Baldomero Pacheco. Lo sappiamo grazie al cantaor Adolfo el 0000126991_350Cuchillero, che lo conobbe di persona, e grazie alla registrazione fatta nel 1964 da Niño de las Moras. Il Pena Hijo la registrò due volte, una volta con nome Malagueña de la Trini e l’altra con nome Malagueña del Pena. Secondo Yerga Lancharro, il Pena Hijo scrisse per lettera che questa Malagueña era una creazione della Trini, che egli conosceva per merito del padre Sebastián, che aveva ascoltato cantare la Trini di persona. Poiché non possiamo essere certi dell’autore e “poiché possiede tutto l’aire della Trini”, si scrive sul sito Flamenco en Málaga, “crediamo che questo cante fu ideato dalla cantaora e che sia Baldomero Pacheco che Sebastián el Pena, fecero versioni personali di questo cante”.  
La seconda letra, corrisponde alla versione fatta da Sebastián el Pena della Malagueña de la Peñaranda, con   una leggera variante rispetto alle versioni che della stessa lasciarono Mochuelo e la Niña de los Peines.  L’identificazione di questa Malagueña si deve a Pepe el de la Matrona che la lasciò registrata con questo nome nel 1973, benché la interpreti come se fosse una Malagueña attuale, ascoltando la discografia de pizarra si capisce che si tratta di una Malagueña antigua, di aire abandolao e molto simile al Cante de los jabegotes. Appare quasi sempre con questa letra
  
Yo no tengo quien me quiera 
ni quien se acuerde de mí, 
que el que desgraciaito nace 
no merece ni el vivir.   

Con il titolo di Malagueñas de Chacón, il Pena interpreta due Malagueñas. La prima è la conosciutissima la cui letra dice: 
  
¿A qué niegas el delirio 
que tienes por mi persona?. 
Le das martirio a tu cuerpo, 
tú te estás matando sola 
y yo pasando tormentos. 
  
Chacón la registrò in cilindro de cera nel 1899. Successivamente la registra nel 1909 e 1913. Nessuno dei molti seguaci di questo grande artista riesce ad interpretare questo stile in modo analogo. La seconda Malagueña interpretata dal Pena è quella conosciuta come Malagueña de Joaquín Tabaco. L’attribuzione arriva dal nipote José Vera Aranda. La versione fatta dal Pena è buona, e più lenta di quella proposta dal Mochuelo. La letra è la seguente: 
  
El día que tú te mueras 
luto por “vía” me pondré; 
de noche en tu sepultura, 
a voces te llamaré 
llorando con amargura. 

Pena registrò anche Chuflas, Garrotín, Tangos, Soleares, FarrucaTarantas, Guajiras, Cartageneras, Asturianas e Seguidillas gitanasUna particolare attenzione va data alle Seguiriyas del Pena, poiché ricreò una versione molto interessante del cante di Silverio Franconetti (Le famose “Cabales de Silverio”), ricca di musicalità e di profondità, con sonorità “aguajiradas”, che probabilmente derivano dalla sua partecipazione alla Guerra di Cuba.

Come Taranta del Pena appare sull’etichetta del disco e come Tarantas por el Pena dice la voce che presenta la registrazione. Trattasi di una Malagueña atarantada con aire abandolao, nella linea melodica di quella eseguita da Fernando el de Triana. Con il nome di Malagueña la registrò Garrido de Jerez nel 1908 e la Niña de los Peines nel 1914. Potrebbe trattarsi quindi di Malagueña atarantada del Pena. Le letras del disco sono le seguenti: 

Ciento cincuenta testigos 
pongo delante de Dios; 
si es mentira esto que digo 
que a mí me castigue Dios, 
que yo no te he “dao” motivos 
  
Nunca se curan sus penas 
y sufre y sufre callando, 
y siempre va procurando 
que nadie se ría de ellas, 
aunque le estén ahogando.

Quella che viene denominata nel disco Cartagenera de Chacón, sembra una Malagueña de la Trini. Pepe Navarro attibuisce questo cante a Chacón. E’ possibile che Chacón ricreasse così una Malagueña de la Trini per farne una Cartagenera, poiché come noto le Cartageneras derivano dalle Malagueñas. Antonio Piñana registrò negli anni sessanta questo cante con il nome di Cartagenera, pero attribuendolo alla Trini. Le letras del disco del Pena sono le seguenti: 

De Cartagena salí 
y en San Antón me prendieron, 
conducido a Murcia fui 
y allí mis quebrantos fueron 
cuando me acordé de tí. 

Eres bella y Dios te guarde, 
en tu puerta da la luna, 
acaba de desengañarme 
¡por Dios!, que va a dar la una 
Y es preciso retirarme. 

Quest’ultima letra la canta il Mochuelo e il Cojo de Málaga come Taranta de Fernando el de Triana.  

Nei Fandangos, Sebastián el Pena ha una sola registrazione che si chiama Fandanguillos del Pena. In realtà si tratta di due Fandangos de Lucena di Rafael Rivas, anche chiamato de la calle Rute. Sono probabilmente i più antichi di Lucena, poiché nella discografia di pizarra sonio i primi che appaiono. Fu senza dubbio Cayetano Muriel Niño de Cabra (1870-1947) il grande interprete degli stili di Lucena e dal quale sicuramente lo apprese il Pena.  
Il Fandango de Rafael Rivas deriva sicuramente da un cante di Juan Breva: “A visitarte he “venío”. Si riscontrano anche molte similitudini con la Rondeña del Negro registrata dal Mochuelo en 1907. Forse questo “fandanguillos nuevos” come dice la jaleadora nel disco del Pena, furono ricostruzioni fatte da Rafael Rivas di antiche Rondeñas già interpretate dal grande Silverio nei cafés cantantes nel 1865. 
  
Con il nome di Seguidillas gitanas, Sebastián el Pena interpreta due Seguiriyas della seconda metà del secolo XIX. La prima è di Cádiz ed è attribuita al Viejo de la Isla: “A toítos los veo”. Dopo il cambio di tonalità della chitarra, Sebastián el Pena canta la Cabal de Silverio in una magnifica versione personale. Anni più tardi il Pena Hijo la registrerà con forma adornata e barocca, caratteristica della nuova epoca del cante
  
image395Nei Jaleos registrati dal Pena si osserva che il suo cante por Alegrías da suono al baile di Juana la Macarrona. Probabilmente apprese a cantare per il baile nei cafés cantantes sevillanos, dove si esibiva il suo compaesano Juan Trujillo el Perote, specialista di questo stile. Non si conosce una registrazione più antica di questo cante, ragion per cui rappresenta una vera reliquia del flamenco. 

Sebastián el Pena interpreta tre Soleares: la prima è utrerana, della Serneta; la seconda di Triana, nuovamente della Serneta; e la terza è jerezana, di Frijones

Quitarme de que te quiera 
es quitarme la salud, 
porque a la calla callando 
la culpa la tienes tú. 
Yo la imagino entre mil. 
A nadie miro a la cara 
cuando me acuerdo de tí. 
  
No te pongas colorá 
que lo que a tí te ha “pasao” 
le pasa a la más “honrá” 
  
Nella discografia del Pena, troviamo due magnifiche versioni di Tangos lentos, nella modalità del Tientos, legati all’area gaditana: “Hice un hoyito en la arena” e “Tangos del balcón”. Esegue anche un Tanguillos de Cádiz, impregnati di umore carnevalesco: “Tangos de María”.  Buona l’interpretazione por Marianas. Bellissima la Farruca e il Garrotín.
  
Sebastián el Pena interpreta anche alcune interessanti Guajiras, di spore primitivo e antico. La melodia è diversa da quella registrata da Juan Breva. Le Chuflas del Pena sono in realtà un cante festero por Bulerías, con accompagnamento della chitarra antico e mono-tono. Fino al 1910 non appaiono registrazioni discografiche con il nome di Bulerías. Le prime furono quelle del Niño Medina e della Niña de los Peines. Quella del Pena è con quella di Garrido de Jerez, la più antica che conosciamo. L’Asturiana che interpreta il Pena servì da base al maestro Gordillo per comporre negli anni cinquanta quella famosa canzone interpretata da Antonio Molina, “Una paloma blanca”.  

Qui proponiamo link agli album presenti su Deezer:

José Perez del Bosque per l’ultima intervista fattagli 11 Gennaio 1953 per il giornale Solidariedad Nacional fra le altre domande gli chiese: “Perchè visto che Granaína e Media Granaína derivano dalle Malagueñas, non interpretò mai questi cantes?” Egli rispose:”La Media Granaína è fatta per cantaores che non sono facoltosi, io non me ne sono mai curato. O si canta per diritto, o non si canta!”

Bibliografia e Fonti web:

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2 thoughts on “Sebastián el Pena

  1. Pingback: Garrotín (A mi me dijo mi mare) | "De Palo en Palo"

  2. Pingback: Malagueña di Juan Trujillo el Perote (De tanto llorar por ti) | "De Palo en Palo"

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