Torta de Jerez

titolo_recuerdos

“Porque el cante es como los toros
y por mucho arte que uno tenga,
si el toro sale malo…
Como mucho le puedes sacar un capotazo”.

El Torta

TortaJuan Moneo Lara “El Torta” nasce a Jerez, nel barrio di San Miguel, il 4 Settembre 1953. Apparteneva a una famiglia di antigua solera en el cante, i Pacotes. Fratello di Manuel Moneo e zio di El Barullo e Macarena Moneo. Juan ha avuto una vita piena di successi professionali. El Torta ha sempre spiccato per i cantes festeros (Bulerías, Tangos) come anche nei palos più profondi (Soleás, Siguiriyas), che ha sempre eseguito al limite delle sue capacità, senza risparmiarsi. Un artista intuitivo, di molta spontaneità, una personalità enorme ed uno stile assolutamente proprio. Quasi tutti i suoi cantes contengono letras proprie, raccontando il disamore, la morte, la famiglia, la droga. Partecipó al film “Flamenco” di Carlos Saura. Ha registrato dischi come: “Al compás del nuevo alba”, “Luna Mora” o “Colores Morenos”, collaborando anche a “Jerez, Fiesta y Cante Jondo” o “La Plazuela de los Moneo”. Juan preferì sempre peñas, festivales o riunioni fra amici, partecipò anche a numerose edizioni della Fiesta de la Bulería de Jerez, in una delle quali, cantando le sue sofferenze, scatenò una specie di trance collettiva. Ricordiamo poi, nel 1972, il  premio di Soleares al Concurso de Mairena del Alcor.

Di se stesso diceva: “No soy ni mejor ni peor, soy diferente“. Il suo soprannome ‘El Torta’, secondo quanto egli stesso el-torta-en-los-cernicalos-31-copiaracconta in più di un’intervista, si deve ad una guardia civile di calle Empedrada e che chiamavano il Sargento Torta. Da piccolo gli dicevano: ‘anda niño que eres más malo que el Sargento Torta” ; e così il soprannome gli rimase addosso per tutta la vita. Di lui tutti raccontano la generosità e la bontà, la lealtà di una persona che dava molto senza aspettarsi niente in cambio. Juan non nascondeva la sua gioventù dura, ricordando quando fu incarcerato “anche se non avevo fatto male a nessuno. Un tempo la polizia faceva di te quello che voleva, se non volevi fare la spia“. Era abituato a prendere sempre il lato positivo delle cose, dicendo che tutto ciò che nella vita gli era accaduto era servito per renderlo un cantaor migliore. La sofferenza, come veicolo per sbrogliare la matassa dei propri sentimenti.

Dice El CapulloAveva una personalità opprimente, uno spirito indomabile, anarchico, incontrollabile. Era un essere libero e i vincoli gli complicavano l’esistenza. Non pensò mai al futuro“. Raccontano che l’unica volta che volle prendersi cura dei suoi soldi, fu quando fece parte di un programma di riabilitazione e nominò un tutore che gli gestiva il denaro. Subito dopo una esibizione era sempre ansioso di comprare un regalino a suo figlio. Paco Lara disse di lui Viveva come se avesse dovuto morire il giorno seguente“.
Juan Moneo era “analfabeta”, come egli stesso riconosceva, ma con diploma in “mundología” e nella psicologia della vita con un gran cuore. “È l’unico che si ricorda di mio figlio ogni volta che inizia a cantare“diceva María Barca, madre del defunto Luis de la Pica e per lui Juan sentiva un’autentica devozione in ogni senso.

Per Juan, il cantaor nasceva tale: “Il cantare non si apprende, si può migliorarne il gusto se sei nato con questo dono, ma non si può apprendere“. E rifiutava qualsiasi qualificazione di artista: “Non ho mai saputo cantare, quello che so fare è trasmettere“. Dietro a tutto questo stava un essere timido che detestava salire in palcoscenico. “Il cante deve essere libero e senza denaro. Mi piace andare in scena quando ne ho voglia, e a modo mio, sennò mi sento una scimmia. E questo non può essere.” raccontava in una intervista a Jesús Quintero per Canal Sur.

El_Torta_y_Periqu_n.-688x400Fu Manolito Jero, che dopo averlo ascoltato lo portò per la prima volta, quando aveva appena 18 anni, ai ‘Cuatro Muleros’ a Jerez insieme a Periquín. Lì guadagnò i suoi primi 25 duros e fu il primo passo per una carriera artistica piena di alti e bassi, che unì gloria e inferno. Il suo spirito selvaggio rendeva difficile le certezze ogni volta che doveva salire sulla scena. “Potevi studiare e decidere cose con lui fino alla nausea, ma tanto quando saliva in scena faceva le cose a modo suo. Era imprevedibile” dice Carlos Sánchez, di SóloxArte, con cui Juan lavorò molto negli ultimi anni. Le sue continue uscite di tono, soprattutto durante molti festivales, fecero si che in più di una occasione venisse obbligato a firmare clausule penalizzanti, come ad esempio la condizione che se non fosse arrivato nell’ora stabilita il caché avrebbe subito una riduzione del 40%.

Juan era Juan, capace di essere il migliore e il peggiore allo stesso tempo, però come dicono i suoi seguaci: “In qualsiasi momento può nascere quella scintilla che provoca la pelle d’oca“. Capace di dominare a suo modo qualsiasi palo, il Torta è stato e sarà il padrone della Bulería, che definiva “il palo più difficile che c’è, il compás e il ritmo nel dna che si dovrebbe avere nei geni ed è proprio lì che tutti finiscono per sbagliare” ricordava nel programma ‘Flamenco Abierto’ di Onda Jerez emesso 13 anni fa. Nonostante il modo d’essere, Juan era un cantaor completissimo, che conquistava con la stessa fermezza nei Tangos, nelle Alegrías, per non parlare di Malagueña, Soleá, Seguiriyas o Tarantos.

La rivista Vanity Fair scriveva, al seguito di un omaggio a Moraíto a Madrid, di El Torta che era “Il miglior esempio del flamenco più selvaggio, delle juergas notturne, del bicchiere sempre pieno, dell’odore d fumo, del vizio. Passionale, iracondo, genuino. Come anche del flamenco più puro, dei cantes delle tradizioni. D’ispirazione e poco di studio e accademico. E che ha un figlio e una casa a Sanlúcar de Barrameda; che vuole che il figlio studi “Perché sappia dove si trovi, perché altrimenti il mondo ti inghiotte“.

Uno dei problemi maggiori di Juan Moneo furono i continui conflitti con la droga. Fu tossicodipendente durante gli anni 90 di quell’eroina, di cui sempre cantò. Arrivò a situazioni limite, come raconta uno dei suoi tutori in Brote de Vida: “Abbandonato, arreso, fisicamente in condizioni pessime e psicologicamente in condizioni penose, rifiutato da tutti“. Il suo primo contatto con un centro di riabilitazione ebbe luogo nel 2001. Fra Las Tablas e Brote de Vida trascorse più di un anno in terapia superandola con successo. Juan si rifugiò nella comunità e soprattutto in Dio. Così diceva in un intervista il 16 Luglio per il Diario de Jerez: “Dio mi ha aperto gli occhi, ho lasciato un vecchio uomo malato dietro di me per trovarne un altro pieno di vita“.

Riapparve quindi il 10 Giugno 2002 nella Peña Antonio Chacón. Il titolo dell’articolo diceva tutto: “El Torta ritorna e meraviglia con la sua arte!”. Fu questo il momento della sua apparizione alla Fiesta de la Bulería del 15 Settembre. ‘El Torta è resuscitato‘ recitava il titolo del Diario de Jerez. Saranno questi gli anni migliori e più produttivi di Juan, con spettacoli in tutta a Spagna anche se sempre accompagnato da un terapeuta. Racconta Joaquín Padillo “Percorremmo mezzo paese e mi stupiva come ovunque gli volessero bene che fossero città o piccoli paesi“. Abbandonata la terapia, inciampò nella stessa situazione, anche se in maniera meno problematica della volta precedente. Diceva in un intervista a Canal Sur: “La droga è li, e non si può mai abbassare la guardia. La droga una volta che t’ha preso non ha padre e ti può mandare in carcere, in ospedale, a morire“.

El de La Plazuela tornò in terapia fra il 2005 e il 2007. Lo stesso anno, in Novembre, lanciò il suo secondo disco, apparendo nuovamente carico di energia. Si ritira quindi nella Sierra de Cercedilla a Madrid, in un posto in cui secondo lui “hay más plantas que en el Tempul” diceva.  Come in passato, le ricadute si ripresentarono, stavolta in forma di droghe diverse come la cocaina e soprattutto con alcol e tabacco. Con una salute già delicata farà ancora terapia che non riuscirà a ultimare.

El Torta BiennaleMe gusta escribir mis cosas” diceva ogni volta che gli si chiedeva in merito alle sue enormi capacità creative. Nel suo percorso, El Torta ingrandì la sua immagine proprio grazie al suo cante e alle sue letras. Molte di queste passeranno alla storia come un tempo è stato per altri. “Ho molte letras mie perché non mi piace mettermi nel giardino degli altri. Sono letras che ho studiato, sofferto, e sulle quali ho fatto mattina. Sono parte della mia vita” diceva in un intervista al Diario de Sevilla nel 2012. Così sono nati molti temi che compongono la sua discografia, soprattutto in “Al compás de un nuevo alba’ (1984); ‘Luna Mora’ (Dro East West, 1989-2002), dove si percepisce la mano di Pepe de Lucía, ‘Colores Morenos’ (Audivis Ethnic, 1994) e ‘Momentos’ (Juglar Recordings, 2007). ‘Abrázame’, ‘Iré con el alba’, ‘Momentos solo’, ‘Viaje al cielo’, ‘La heroína’ sono già parte della memoria e della storia del flamenco. Insieme a questi ne appaiono altri composti da Rafael Lorente, a cui si appoggiò molto Juan, che aggiustava ogni suo verso alla personalità del cantaor (molte di queste non sono state registrate, ma cantate dal vivo, come l’omaggio a Rafael de Paula, e che Juan usava molto nel suo repertorio). Ad ogni modo Juan aveva una virtù, una straordinaria facilità nel memorizzare letras. Era capace di non ripeterne nessuna in un’esibizione e di lasciare qualcosa di suo a molte di Camarón o Luis de la Pica, per dirne qualcuno.

Non aveva paura di rinnovare e difendeva il puro: “C’è chi canta quello che sa e chi sa quello che canta, e io so quello che canto“, confessava nell’ultima intervista che riportiamo come link, fatta per il blog Visioni e Verità di Filippo Ciardi. Proprio per questo pensiero “tutta la musica, ovunque sia, se è buona, per me ha valore” e così ascoltava musica come Pink Floyd, Michael Jackson, BB King o i Chichos. Nella sua vita Juan cantó Dios: ‘vamos a ayudarnos/vamos a querernos/para que este mundo no sea un infierno…’; o la versione che fece il gruppo Alabastro, dal cantaor Paco El Gasolina, con il titolo ‘Quisiera ser de barro’. Collaborò al disco Matajare di Migue Benítez, fan del plazuelero, o il progetto di Mixtolobo, lasciato a metà; fino all’omaggio a Xerez, CD con letras di Jesús Agarrado in un tema con nome ‘Se lo merece’.

Voy a parar si no vais a tener que llamar al 061“così disse Juan al pubblico in una delle sue ultime apparizioni, esattamente il 21 a Torremolinos. Non sapeva contenersi e già in questa occasione al terzo cante appariva molto provato. Il 16 Dicembre, El Torta dette mostra della sua magia a Santa Coloma de Gramanet, con un recital di 60 minuti, che terminò, come all’ultima Fiesta de la Bulería, con il pubblico in piedi. Un altro grande del Flamenco di sempre ci lascia, ma Juan stesso diceva in una sua letra di cercare ‘un nuevo mundo donde me pueda quedar,  porque para vivir como estoy viviendo, prefiero morir’.

Torta è stato anche per noi in questi anni, compagno dei nostri viaggi a Jerez, col suo cante e la sua presenza. Che riposi in pace.

Las Tres.

Qui proponiamo l’intervista fatta da Filippo Ciardi, pubblicata sul suo blog Verità e Visioni (Qui il link, col video).

Fonti web:

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2 thoughts on “Torta de Jerez

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