Gianna Raccagni

Ballerina dall’età di 8 anni (danza classica e moderna),comincia i suoi studi di flamenco presso il “Circolo Cesare Pavese” a Bologna con insegnanti provenienti dalla Peña Flamenca di Milano (una delle poche realtà riconosciute in Italia all’inizio degli anni novanta).

Nell’arco di poco tempo si appassiona a quest’arte magica e, spinta dai suoi insegnanti in quanto ritenuta particolarmente dotata e meritevole, decide di approfondire gli studi a Siviglia, presso l’ “Accademia de Baile Manolo Marin” dove si reca periodicamente studiando con i maestri Manolo Marin, Javier Cruz, Tonà, Adela Campallo, Israel Galvan, Javier Latorre,  Bèlen Maya e altri.

Nel giugno del ’99 è finalista al “Concurso de Baile Flamenco” per ballerini non professionisti organizzato a Milano per la prima volta in Italia. Da questo importante traguardo inizia la sua carriera professionale e decide di dedicarsi esclusivamente al flamenco lasciando il suo impiego professionale.

Segue corsi in Italia con Juana Calà, Manuel Betanzos, Angel Atienza, Juan Ogalla, Rafaela Carrasco e Isabel Bayon e con alcuni di essi partecipa a importanti manifestazioni quali ad esempio il “I’ Festival Flamenco di Udine”.

Si esibisce come solista nella compagnia italo/spagnola di Paola Iglesias “Aire Puro”.  Nell’agosto del 2000 fonda l’associazione culturale “FlamenQueVive” che si occupa inizialmente dell’organizzazione di  seminari  con i maggiori esponenti del flamenco andaluso. Dal 2002 fonda l’omonima compagnia “FlamenQueVive”, composta da musicisti e  ballerini, di formazione italo spagnola e da vita a spettacoli quali “Taconeando a Contratempo” , “Colores Morenos”, “Pinturas”, “Don Juan”  e “Dos Almas”. Protagonista assieme a Claudio Javarone del DVD Scuola di Flamenco per Sorrisi e Canzoni TV per la regia di Luca Tommasini.

Tutto è iniziato…
Un giorno dal dentista stavo leggendo una rivista che parlava del flamenco come terapia…vabbè…Siccome dopo aver lasciato la danza classica “vagavo” in cerca di una danza che mi appassionasse e non la stavo trovando, mi sono detta: proviamo il flamenco! E’ stato amore a prima vista…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Quando ero piccolina e da grande volevo fare la ballerina, che originale ! Sicuramente la scelta di troncare con il lavoro sicuro, il “posto fisso” e lanciarmi con tanta incoscienza in questo pazzo mondo è stato il punto di partenza.

Hai mai pensato di non farcela?
Mille e mille volte. Ma di mollare no, sono una cocciuta!

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Per il flamenco sono cambiati durante il mio percorso. Inizialmente i miei maestri, che mi hanno saputo dare l’input giusto per partire. Oggi i miei colleghi di compagnia. L’ispirazione invece te la danno “quelli veri” Ho bisogno spesso di guardare per esempio Yerbabuena, Carrasco, Molina, Mercedes Ruiz e tanti altri per cercare di “rubare” qualcosa della loro perfezione! In realtà il flamenco è molto imitazione e guardare è importante quanto studiare.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Quando ero “brava” ed avevo più tempo ogni giorno facevo un’oretta di tecnica poi provavo a divertirmi con le coreografie. Ora dipende dai periodi, molto cambia se ci sono o meno spettacoli in vista e se mio figlio me lo concede!

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Molto e poco. Come mio compagno di cammino da parecchi anni mi condiziona, mi consiglia, mi chiede cose che a volte gli concedo ed altre no. Sempre rimaniamo due entità distinte: Io e il Flamenco.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Cercherei di passare più tempo in Spagna, è inutile negarlo. Anche se oggi come oggi in Italia si trova tanto flamenco bisogna andare in Andalusia per respirarlo, studiarlo, imitarlo, vederlo, annusarlo..ecc.ecc.ecc…e bisogna studiare con maestri andalusi, stare con gli andalusi. Non voglio togliere niente a nessuno, credo anzi che oggi veramente anche in Italia ci sia un ottimo livello ma non è, e non sarà mai, la stessa cosa.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Inizialmente la difficoltà di imparare, di reperire le informazioni vere e proprie poi nel tempo invece è stato difficile scegliere i giusti compagni di cammino

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Sono una persona lunatica e credo che i cambi di umore e l’inquietudine siano alla base dello spirito flamenco

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
L’espressività è quella che emoziona ma senza la giusta tecnica è solo parodia.

Ti senti più artista o più insegnante?
Penso di avere cose da dire e da dare.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Se volete dedicarvi al flamenco sappiate che, come tutte le cose belle e grandi richiede sacrificio e dedizione. Siate curiosi e desiderosi di imparare, il flamenco è generoso con chi lo vuole veramente conoscere e non vi deluderà tanto facilmente.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Emozioni. Tutto il pubblico ha valore, soprattutto se è attento.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Dipende. Con alcuni molto buono, con altri formale e con altri ancora..insomma non c’è rapporto. Direi che valgono le regole di rapporto in generale. Se una persona ti piace e ti stimola approfondisci e magari nasce una bella amicizia o collaborazione, diversamente no.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sto lavorando a un nuovo progetto per la Compagnia, ho voglia di dar vita ad un nuovo spettacolo; per ora sono ancora immersa nelle ricerche e negli approfondimenti.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
La prima volta che sono salita sul palco con artisti con la A maiuscola…che tremarella alle gambe! E poi ultimamente quando durante uno spettacolo ho intravisto mio figlio Davide dietro le quinte in braccio al papà che mi guardava.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Oddio cosa farò da grande?…mi ritengo fortunata perché sono riuscita a realizzare molti dei miei sogni. Ottenere una compagnia mia e avere dei compagni con cui mi trovo benissimo, poter dar vita ad uno spettacolo come lo volevo io..e poi soprattutto dare la vita a Davide che ora è la mia luce ,la mia forza e non so come ho fatto prima senza di lui !! Per il futuro lavorativo già il fatto di poter continuare a fare quello che mi piace senza dover più accettare “troppi” compromessi dovuti alla necessità e alla precarietà sarebbe un bel traguardo.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Sceglierne uno è troooppo difficile. In realtà mi piace guardare tutti (..o quasi) e cogliere il bello di ognuno. L’eleganza e la femminilità felina di Isabel Bayon, la grinta e la forza della Farruca, la genialità di Rocio Molina, l’innovazione di Rafaela Carrasco ..potrei seguire per ore…devo dire che ultimamente mi sta piacendo molto Concha Jareno.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Siviglia! Ha tutto ed è una delle città più belle che conosco..

Tradizione o modernità?
La tradizione è il collante, è ciò che ti riporta sempre lì: all’origine. E’ la roccia, è il Peso. La modernità aggiunge sale, sapore e stimola la creatività. E’ il movimento.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Boh….. vi confesso che ‘sto Duende io…non l’ho mai capito….

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
La testardaggine.

La prima letra che ti viene in mente…
“Mucho tengo que decirte pero me llamo silencio, yo te lo digo callando pero se entera mi cuerpo”…soleà soleà e ancora Soleà

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Adesso mi tocca, non posso scappare vero? Però poi sul palco passa tutto e penso “che privilegio tengo”

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi ?
Se tutto va bene cerco di pensare il meno possibile e soprattutto di ascoltare.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
A volte succede e non è una bella sensazione. Io mi sento in colpa con me stessa e con gli altri perché salire su un palco – intendo in un certo modo – come ho già detto, per me rimane sempre un privilegio e ogni volta devi godertelo e farlo godere al massimo.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Vogliamo sognare? Allora El Londro y Alfredo Lagos…si può esagerare? Miguel Poveda !. Ma devo dire che il sostegno ed il calore dei miei colleghi mi basta e avanza!

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerina che come spettatrice.
Come ballerina ritengo sia un ruolo che dovrebbero provare tutti. Ti costringe a un lavoro diverso rispetto al baile solista. Devi danzare “sentendo” sempre i tuoi compagni, devi metterti un po’ da parte per far si che la coreografia risulti armoniosa. Non si può voler “primeggiare” in un baile di insieme, anche se è bello vedere le diverse personalità dei componenti della compagnia. Ritengo che l’esperienza del baile di compagnia sia assolutamente “educativo” nella carriera di un/a bailaor/a. Come spettatrice, del baile di compagnia apprezzo i giochi coreografici.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile.
Il problema è che il flamenco è troooppo bello quindi vorresti ballare ogni palos interpretandolo al meglio. Detto questo devo dire che l’Alegria mi fa nascere il sorriso e la Soleà mi stringe il cuore.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Dipende dai periodi.

L’ultimo libro che hai letto ?
Kierkegaard, Diario del Seduttore

La tua giornata ideale?
Ora come ora: dormire 12 ore!!!

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
A volte ho ottime intuizioni la notte ma la mattina mi sento particolarmente attiva.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Emigrate!!! Scherzi a parte. Ci vuole tanta tanta determinazione a meno che non ci sia qualcuno che ti spiani la strada e in Italia questo difficilmente si trova…poi forza, umiltà a badilate e tanta voglia di studiare e di mettersi in gioco.

Il tuo segreto inconfessabile …
E’ inconfessabile …

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
…fuori?

Il flamenco in una parola
Droga.

Ringraziamo Gianna! Per chi colesse approfondire:

Videos:

 

 Rassegna stampa: Il messaggero, Pinturas

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