Manuela Rapi

Dopo anni di danza classica con Anna Berardi, allora 1ª ballerina del MaggioDanza al Teatro Comunale di Firenze, incontra la danza spagnola grazie al maestro-coreografo madrileno José Fernando Hiram (premio internazionale A.I.C.S. Una vita per la danza 2004), debuttando nella sua Compagnia Italiana di Balletto Spagnolo nel 1991 al Teatro Rinnovati di Siena ed al Festival di San Gimignano con uno spettacolo di danze tradizionali iberiche e classico spagnolo. Partecipa da allora a numerosi spettacoli nei teatri fiorentini (Teatro Verdi, Teatro Puccini, Teatro di Rifredi, Saschall, Limonaia di Villa Strozzi) e toscani (Castello Pasquini di Castiglioncello, Teatro degli Animosi di Carrara), ed a varie trasmissioni tv. Si perfeziona all’Amor de Dios di Madrid (con Paco Romero, Carmela Greco, Manuel Reyes) e poi a Siviglia con Antonio Castro dove torna tutt’ora ad aggiornarsi periodicamente. In Italia ha studiato anche con Pilar Carmona e Sabrina Logue.
Dal 1995 studia e danza per 6 anni con Cuca (Maria Luisa Goméz), diventa sua assistente e comincia ad insegnare nelle migliori scuole di Firenze.
Nel 1996 si Laurea in Lettere e nello stesso anno partecipa al primo Festival italiano di danza spagnola (auditorium FLOG Firenze).
Dal 1997 balla come solista in Festival, manifestazioni estive, Piazze (Rime Rampanti, Estate a San Salvi, Parco dell’Anconella, Luci alla Notte ecc.), locali flamenchi e Grand Hotel toscani, emiliani e liguri (il Grand Hotel di Firenze, Villa Parisi di Castiglioncello, Palazzo Bellini di Comacchio), anche accompagnata dalla chitarra di Juan Lorenzo, Amir Akbari e Louis Cardillano. Partecipa inoltre a varie edizioni di Danzainfiera, di Etnica di Vicchio e di Effetto Venezia a Livorno.
Dal 2005 balla anche Danza Araba e Flamenco-arabo; è abilitata all’insegnamento della Danza Espressiva Araba® grazie alla formazione triennale di Roberta Bongini (nell’ambito della quale studia musica con Jamal Ouassini e drammaturgia con Kassim Bayatly).
Nel 2006 presenta per la prima volta NonsoloFlamenco, un viaggio tra le danze spagnole con echi d’Oriente, spettacolo interamente ideato e realizzato da lei, riproposto in varie versioni negli anni seguenti.
Sempre dal 2006 danza ogni anno per tutta la stagione estiva a Las Palmas (nell’ambito dell’Estate Fiorentina).
Da anni danza spesso anche con Pilar Carmona, con Ivana Caffaratti, con Gaia Scuderi e con Alessandro Ciardini.
Attualmente insegna a Firenze e tiene seminari di Flamenco, Danza Espressiva Araba® e Flamenco-arabo in tutta la Toscana.

Tutto è iniziato…
A 3 anni già imitavo Raffaella Carrà, a 7 ho cominciato a studiare danza classica ma quando la scuola si trasferì la nonna non ce la faceva più ad accompagnarmi a piedi così ho dovuto aspettare di avere l’età per andarci da sola. Da allora non ho più smesso. Il Flamenco è entrato nella mia vita quando arrivò a scuola un maestro coreografo madrileno, José Fernando Jiram che mi volle subito nella sua Compagnia la Compagnia Italiana di Balletto Spagnolo. Ma il mio amore per la Spagna era già sbocciato nel viaggio che avevo fatto a sedici anni nella penisola Iberica ed il mio temperamento era stata individuato ben presto dalla mia maestra di classico che ai saggi mi faceva ballare sempre cose tipo “la danza spagnola dello Schiaccianoci” e la Carmen.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Ho preso coscienza tardi del fatto che la danza potesse diventare anche una professione per me, dopo molti anni di professionismo, quando nel 2008 ho cominciato ad insegnare anche danza araba e da lì ho intensificato molto l’insegnamento, ho cominciato ad avere sempre più proposte per tenere corsi e seminari anche fuori Firenze e la mia attività è esplosa.

Hai mai pensato di non farcela?
La mia giornata è un continuo di alti e bassi

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
I miei maestri e tre grandi dallo stesso nome: Antonio Gades, Antonio Marquez ed Antonio Castro

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Meno di quanto vorrei, tra prove e studio in media 7/8 ore alla settimana dipende dal periodo

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tanto!

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Forse rifarei più o meno le stesse cose ma con aspettative e stato d’animo diversi

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Gli ostacoli sono di due tipologie, da una parte il problema che in Italia e soprattutto in città come la mia è difficilissimo che la danza possa rappresentare l’unica fonte di sostentamento per questo sono costretta ad avere anche un lavoro d’altro genere. L’altro problema è rappresentato dal fatto che da noi dominano pregiudizi sulle ballerine e stereotipi sia sul flamenco che sulla danza in generale contro i quali mi scontro tutti i giorni.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Mi inquieta soprattutto il timore di restare uguale a me stessa, di non progredire ed anche la paura di deludere le aspettative dei miei maestri.
Le grandi emozioni mi rendono creativa, anche le gioie non solo i dolori!

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Hanno la stessa importanza, non esiste Danza senza tecnica ma se manca l’espressività il movimento per quanto perfetto si riduce a semplice attività ginnica

Ti senti più artista o più insegnante?
Artista è una parola troppo grande! Amo molto danzare ma credo di sentirmi più che altro una maestra. Fin da piccola volevo diventare insegnante, non sapevo di cosa ma sentivo che l’insegnamento era la mia vocazione.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Di continuare sempre a studiare per il puro gusto dell’apprendere e non per l’ambizione di esibirsi.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Che la Danza fa bene all’anima. Vorrei conquistare quel pubblico che considera la Danza un arte minore.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Direi buoni, con alcuni colleghi ho rapporti di collaborazione ed anche di amicizia soprattutto con quelli con cui ho condiviso un percorso di formazione.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Trovare il modo di andare sempre più spesso ad aggiornarmi in Spagna. Approfondire i miei studi relativi all’influenza della musica persiana ed araba sul Flamenco. Studiare danza contemporanea e tante altre cose che non avrò il tempo di fare….

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Alla prima dello spettacolo del mio maestro Fernando Hiram con la sua Compagnia al Teatro Rinnovati di Siena nel 1991. Ricordo l’odore del sipario che si apriva, le farfalle nello stomaco, mi sentivo al settimo cielo anche se al tempo ero solo una ballerina di fila!

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Diventare una scrittrice, di danza naturalmente!

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Blanca del Rey e Dorantes

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Il mio cuore è diviso a metà tra Madrid e Siviglia

Tradizione o modernità?
Evoluzione della tradizione

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No il duende è uno stato d’animo speciale, non è legato a un popolo specifico ma alla sensibilità di ogni singolo individuo.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Pregio e difetto in uno: l’autoironia a volte eccessiva!

La prima letra che ti viene in mente…
“Ay ay ay ay cachito de pan Ay ay ay ay cachito de pan Ay lere lere cachito de pan…”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Non penso a niente, respiro profondamente ad occhi chiusi e lascio che la testa si svuoti. Scalpito dalla voglia di cominciare a ballare!

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi ?
Mentre ballo mi sento in una dimensione tutta mia, una specie di estasi, qualcosa mi esplode dentro e libero tutta me stessa, mi sento forte e felice come se niente potessi fermarmi. La danza sta nel mio stomaco non nella mia testa.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
La voglia non mi manca mai magari mi capita essere stanca o di non mi sentirmi bene allora mi concentro su pensieri positivi e mi sforzo di godermi la danza, comincio a sorridere e sorridendo dimentico tutti i mali!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Vorrei i miei amici Juan Lorenzo, Luigi Cardigliano e Simone Chiappi.

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Amo moltissimo le danze corali, ballare insieme ad altri mi da tanta energia ed anche come spettatrice preferisco il gruppo agli assoli perché lo trovo molto più potente e coinvolgente.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Tutti quelli di ida y vuelta come la Rumba e la Guajira

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Cantautori italiani, musica classica e musica araba

L’ultimo libro che hai letto?
“La donna che leggeva troppo” di Nakhjavani Bahiyyih

La tua giornata ideale?
Mare di giorno e ballo di sera!

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Il tardo pomeriggio

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Di pensarci molto bene prima ed essere pronti al sacrificio

Il tuo segreto inconfessabile …
Non saprei… credo di non avere segreti

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
L’ambiente non fa differenza…

Il flamenco in una parola
El sentido

Grazie a Manuela! Per chi volesse approfondire:

Videos.

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