José Moro

Da 10 anni José Moro, alias Alvise Carboni, balla nei più importanti Teatri e Festival di tutto il mondo (Spagna, Sudamerica, Giappone, Medio Oriente…).
Inizialmente balla come solista e primo ballerino nelle più importanti compagnie spagnole, successivamente si propone come coreografo e primo ballerino dei suoi spettacoli di flamenco (“Sur“, “Omaggio a Garcìa Lorca“, “Mediterraneo“).
L’anno scorso ha debuttato in Italia con la sua ultima creazione: “Don Quijote, el soñador“, un viaggio nella fantasia e nella conquista di un sogno, nel quale la passione e la forza del flamenco si esprimono nella loro forma più alta.
Le sue coreografie sono interpretate da ballerini di eccezione: tra i componenti della sua compagnia spiccano i nomi di Raquel Lamadrid e José Merino, stelle della danza flamenca e contemporanea.
Gli altri interpreti come anche i musicisti e i cantanti, sono artisti che abitualmente collaborano con compagnie come quelle di Carlos Chamorro, José Greco, Miguel Angel Espino, Ballet Nacional, Rafael Aguilar, Antonio Marquez, Antonio Canales, Joaquin Cortés.

 

Tutto è iniziato…
Quando sono nato, i miei genitori sono artisti e mi hanno trasmesso la passione per il teatro fin da piccolo.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Ero cosciente che avevo iniziato relativamente tardi e fin da subito ho dedicato anima e corpo affinchè ottenessi padronanza del baile, finché un giorno senza quasi rendermene conto, sono passato dai ristoranti ai grandi teatri.

Hai mai pensato di non farcela?
I dubbi ci sono stati, certo, ma mai le mie paure mi hanno offuscano la mente a tal punto da bloccare la mia crescita

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
I miei genitori e i miei fratelli
 
Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Minimo 10 ore. diciamo che più che allo studio mi dedico alla ricerca e alla creazione.
Ricerco nuovi movimenti attraverso lo studio del corpo e creo nuove coreografie o miglioro quelle che già ho creato.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
E’ la mia professione e la mia passione, tutta la mia vita si muove in funzione di esso.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Sento che rifarei tutto, sento che da ogni esperienza ho imparato e tratto benefici.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Sono stato sempre molto fortunato.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Quando devo affrontare una nuova musica per una nuova creazione devo sempre rompere un piccolo muro, una volta iniziato mi dimentico di tutto, interiorizzo a tal punto che i movimenti vengono soli. L’ispirazione mi arriva dalla musica e da quello che devo/voglio esprimere con i movimenti.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Vengono entrambe allo stesso tempo, devono convivere equilibratamente nella danza.
Dipende anche dalle situazioni: ad un tablao mi aspetto di vedere un’esibizione di tecnica, mentre per un’opera teatrale mi aspetto sì la tecnica, ma la parte interpretativa è importantissima.

Ti senti più artista o più insegnante?
Anche un’insegnante è un artista, è molto difficile e faticoso insegnare, ci vuole molta creatività e pazienza, di veri insegnanti ce ne sono veramente pochi.
Nella mia attività mi dedico quasi totalmente a ballare, girando tanto non ho mai avuto la possibilità di tenere un corso stabile. Faccio stage e lezioni private qui a Madrid e all’estero. Quando sarò “anziano” e con molta esperienza alle mie spalle, penso che avrò più tempo per dedicarmi all’insegnamento, anche se in realtà spero di continuare a viaggiare per sempre con la mia compagnia e con progetti sempre nuovi.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Lottare per i propri sogni.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Ringrazio il mio pubblico che mi permette di provare piacere nel dar loro piacere.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Professionale e amichevole, l’importante per i problemi che a volte sorgono quando si lavora insieme è trovare il modo di risolverli con la giusta calma e razionalità.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sono appena tornato dal Venezuela dove ho ballato al “Gala de Estrellas Internacionales” e al tablao “El Jaleo”, e ho tenuto degli stage in diverse città.
Ora riprendo il mio spettacolo “Don Quijote, el soñador”. Progetti per il futuro ce ne sono tanti, soprattutto per il nord e sud America; il tempo e la volontà di perseguirli avranno l’ultima parola. Bisogna crederci, e tutto l’universo si muoverà affinché si realizzino.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ogni piccolo passo fatto è indimenticabile, ogni sogno realizzato è indimenticabile. I sogni cambiano la propria misura se li realizzi, diventano sempre più grandi e sempre più ambiziosi.
Sicuramente quello che ricordo con più gioia e soddisfazione è stato quello di formare la mia compagnia e di girare con le mie creazioni. Ora devo riuscire a continuare su questa strada finché non mi si porrà davanti un’altra opportunità per andare ancora oltre.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Poter avere una compagnia stabile tutto l’anno. Mi piacerebbe lavorare con i miei ragazzi tutti i giorni tutto l’anno, si aprirebbe un’illimitata possibilità di sperimentare e di creare, per ora lavoriamo solo quando abbiamo un contratto.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Ho una passione per José Antonio Rodriguez come compositore, e per Javier Latorre per le sue creazioni.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Vivo a Madrid, difficilmente mi sposterei in una realtà diversa.

Tradizione o modernità?
Entrambe importantissime.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Come potrei mai rispondere “sì” a questa domanda?

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Penso costantemente all’arte, a volte a discapito degli affetti personali.

La prima letra che ti viene in mente…
La seguiriya che mi ha cantato el Yeye de Cadiz nella scena dei mulini a vento del mio Don Quijote.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Ai miei nonni che non ci sono più e alla mia fidanzata.

Le emozioni che provi mentre balli… a cosa pensi?
Quando mi immergo in un personaggio lo vivo e sperimento anche nella vita reale; quando ballo i miei sentimenti vengono fuori e devono essere concordi col personaggio che sto interpretando.
Se ballo al tablao l’emozione che provo mi arriva dal suono della chitarra, dalla letra…
Generalmente comunque penso a godere del mio ballo, se il pubblico vede che sto provando piacere lo provano loro stessi, e trovo che sia una cosa meravigliosa.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
La stanchezza o la monotonia delle tournée molto lunghe portano a questo.
Mia madre mi ha raccontato che quando le capitava chiamava un giorno la sarta, un giorno un ballerino, un giorno un altro perché la vedessero dalle quinte, lei avrebbe ballato per loro. Quando mi succede faccio la stessa cosa.

Bailaor solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Vicente Amigo e Camaron?!?

Cosa pensi invece del baile in compagnia? Sia come ballerino che come spettatore.
La mia esperienza come ballerino di fila è durata poco, la mia personalità mi ha portato a ricercare qualcosa in più. Come spettatore, vedere un gruppo ballare credo che sia la cosa più bella dello spettacolo: quando il palcoscenico si riempie e vive dell’armonia di tante persone tutte insieme.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Adoro la pesantezza e forza della seguiriya e, dall’altra parte, la leggerezza di un buon tango.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Ascolto prevalentemente musica classica e jazz.

L’ultimo libro che hai letto?
La raccolta di poemi di Reyna Rivas, poetessa Venezuelana che è riuscita ad arrivare all’indicibile.
Persona con una sensibilità straordinaria e grandissima amica.

La tua giornata ideale?
Mi viene da dire “una giornata al mare con gli amici”, ma nel profondo so che non è così… la mia giornata ideale è passata a fare luci e suoni in teatro, provare con la compagnia, la sera ballare per un pubblico numerosissimo…

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Non ho un momento predefinito o preferito, ci sono giorni nei quali mi blocco sopra un passaggio musicale per ore, altri nei quali la creazione è libera di fluire.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Costanza e perseveranza.

Il tuo segreto inconfessabile…
Rimane ancora incoffessabile…

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
I miei amici, che non c’entrano niente con il flamenco.

Il flamenco in una parola
La mia salvezza.

Grazie José! Per chi vuole saperne di più…

 

Compañia flamenca Josè Moro – Don Quijote, el soñador (1/3)

 

Compañia flamenca Josè Moro – Don Quijote, el soñador (2/3)

 

Compañia flamenca Josè Moro – Don Quijote, el soñador (3/3)

 

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