Marcello Porceddu

Prende in mano la chitarra a 13 anni e si forma come chitarrista blues. Ben presto viene apprezzato e inizia a lavorare, sia come turnista che come membro effettivo di varie formazioni blues, funky e rock.
Contemporaneamente si innamora del flamenco e si dedica allo studio di questa forma d’arte sotto la guida dei maestri Ruben Diaz e Gaudenzio Gazzola, dedicandosi con particolare passione all’accompagnamento del baile, lavorando come chitarrista presso le più importanti scuole di Milano.
Approfondisce la conoscenza della chitarra flamenca studiando per parecchi anni in Andalusia fra Jerez de la Frontera e Sevilla con importanti musicisti fra i quali Alfredo Lagos, Pascual de Lorca, Antonio Jero.
Nel 1999 inizia a collaborare con la compagnia “La Moreria” , nel 2001 forma la compagnia “La Zarzamora“; progetti che lo portano ad esibirsi in molti importanti teatri Italiani, in occasione di varie manifestazioni musicali con artisti italiani e spagnoli.
La sua passione per il baile flamenco lo porta ad affiancare nell’attività didattica di insegnamento del flamenco molti insegnanti nelle più importanti scuole del nord Italia.
Contemporaneamente lavora come turnista rock e blues.

 

Tutto è iniziato…
16 anni, prima vacanza in Spagna, vedo un gruppo di panzoni pieni di oro che cantano rumba, lo so, non è proprio flamenco, ma sono rimasto letteralmente impressionato per tutta la vita dal loro modo di cantare.
Poi è venuto il resto, ma per me questo è stato l’inizio di tutto.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Mai

Hai mai pensato di non farcela?
Si, quando ero molto giovane ho chiuso la chitarra in un armadio e non l’ho tirata fuori per più di un anno… poi per fortuna ha vinto la mia testardaggine.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Camaron, Paco de lucia, Tomatito, Vicente Amigo, Chicuelo, ma anche molti vecchi bluesman.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Mai abbastanza

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Moltissimo, ma c’è altro.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Vedi sopra, ho rinunciato e chiuso la chitarra nell’armadio per un anno intero!!!
Ho comprato una chitarra che faceva veramente schifo.
Ho comprato uno degli ultimi CD di Josè Mercè… è meglio che mi fermo qui.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
I miei obiettivi non li ho ancora raggiunti, anzi, direi che non ho obiettivi (escludendo l’Arte), ma traguardi quotidiani da superare.
Potrei dire che il mio obiettivo è avere sempre la passione e la forza per superare i traguardi.
Comunque per parlare di difficoltà, imparare a rifarmi le unghie non è stata una passeggiata.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Creare mi da inquietudine, e parecchia, ma fa parte del gioco, non sono mai soddisfatto, ogni volta che riascolto qualcosa di mio non mi piace e vorrei cambiarla.
I miei limiti tecnici, mi danno inquietudine.
Non avere mai abbastanza tempo perl’arte mi da inquietitudine.
L’inquietudine mi dà ispirazione.
La sofferenza mi da ispirazione.
Sono inquieto e soffro, questo mi aiuta a creare.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Espressività.
Ma per esprimersi ci vuole la tecnica.
La tecnica è il mezzo, l’espressione è il fine.
La tecnica è la bravura ad esprimersi.

Ti senti più artista o più insegnante?
Insegnante no, quindi x esclusione… artista.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Come detto sopra non sono un insegnante.
Comunque il mio messaggio x chi si avvicina a questa arte è: ascolta il cante.
Apprezza e godi del cante, poi saprai apprezzare un buon baile o una buona chitarra.
Ho sentito gente dire “mi piacerebbe un sacco saper suonare flamenco e/o ballare, ma proprio non mi piace come cantano…” questo significa che non hai capito a cosa ti stai avvicinando, non è obbligatorio amare il flamenco.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Me stesso
Quelli che confondono il Flamenco con la Salsa e il Tango Argentino
Quelli che vogliono far ballare le ballerine sui banconi del bar
Quelli che vogliono a tutti i costi “qualcosa di allegro”
Vorrei che tutta questa gente riuscisse ad aprire il cuore a commuoversi per il Flamenco… si mi piace sognare.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Ehm… ottimo, più ottimo con alcuni che con altri.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Niente di particolare x il momento. Molto Rock.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Si, quando ero molto giovane e ho accompagnato la mia prima classe di baile…
Inoltre una settimana dopo, il mio maestro di allora, il grande Gaudenzio Gazzola si rompe un dito e mi fa: “Volevi suonare flamenco? Bene eccoti l’occasione, ora mi sostituisci in tutte le scuole dove lavoro” … altro che gavetta, che vergogna!!!

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Una formazione flamenco rumba rock arabo con strumenti tradizionali ed elettrici, cante, baile molto, ma molto tamarro 🙂

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Vicente Amigo, Cicuelo, Miguel Poveda

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Ognuna ha i suoi pro e i suoi contro, c’è sempre da imparare e attingere. Ora direi Madrid.

Tradizione o modernità?
Ma perché fare questa scelta? È obbligatorio?

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Naaaa!!!

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Come artista il mio più grande difetto è che sono insicuro meticoloso e smemorato, il pregio è che cerco sempre e comunque di divertirmi.
Come persona non saprei, ma forse le stesse cose.

La prima letra che ti viene in mente…
Tengo celos de las flores
Del espejo en que te miras
Del peine con que te peinas
Y del aire que respiras

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Penso che voglio divertirmi e cerco di non pensare ad altro, ma è difficile, in genere sono incazzato con i tecnici del suono.

Le emozioni che provi mentre suoni… a cosa pensi?
Mentre suono non penso, cerco di lasciarmi andare all’emotività del momento.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di esibirti, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
Niente, prendo e salgo, in genere quando imbraccio la chitarra sto bene.

Chitarrista solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al baile?
Ehm… posso dire Camaron e chessò, Manuela Carrasco?

Cosa pensi invece del baile in compañia? Sia come chitarrista che come spettatore.
L’Arte può essere dappertutto, ma nell’ambito del flamenco preferisco il “cuadro” tradizionale.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo toque
Oggi Fandango de Huelva, domani non lo so.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Assolutamente si! Io ascolto di tutto, in particolare sono innamorato del blues e suono la chitarra rock.
Amo i Rolling Stones.

L’ultimo libro che hai letto?
Tortuga di Valerio Evangelisti. Un libro sui pirati.

La tua giornata ideale?
Avere tutto il tempo per pensare a me stesso, se c’è il sole è meglio.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
La mattina presto quando ho altri impegni e non ho tempo di prendere la chitarra in mano.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Buona fortuna!

Il tuo segreto inconfessabile…
Ma se è inconfessabile!

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Ci manca solo che dettiamo le condizioni all’amore… quella che mi ama.

Il flamenco in una parola.
Non so perché ma mi viene legno.

Grazie Marcello! Per chi volesse contattarlo:

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