Paola Savino

A 10 anni comincia con lo studio del pianoforte classico che poi abbandona per dedicarsi alla danza. Dopo una breve formazione in danza classica Vaganova, prosegue il suo cammino formativo con lo studio del flamenco e frequentano diversi corsi e stage di danza contemporanea (stile Hunphrey-Limon con Jim May, docente presso Limòn Institute di New York), coreografia e teatrodanza (con Silvia Vladimivsky, direttrice artistica del Teatro Fantastico di Buenos Aires). Dal 1990 si dedica in modo continuativo e professionale allo studio del flamenco ed in seguito anche del cante flamenco. Alcuni suoi maestri: Mercedes Ruiz, Javier Latorre, Rafaela Carrasco e molti altri. Nel 1996 comincia la sua attività artistica. Si esibisce come ballerina solista in diverse manifestazioni come “Adda Danza 1° Festival della Danza Italiana”, “Guitar Event” a Trapani, Teatro Blu (Milano), Teatro Sunil (Svizzera), Fontanonedanza (Roma), Teatro Greco (Roma). Danzaterapeuta socia APID (Associazione Professionale Italiana DanzaMovimentoTerapia) tiene gruppi di danzaterapia con diverse utenze (bambini, adulti e malati psichiatrici).

Tutto è iniziato…
Tutto è iniziato da ragazzina quando tornavo da scuola di fretta per incollarmi alla televisione a vedere il programma di Vittoria Ottolenghi sulla danza (credo ormai si parli della preistoria!). Un grande sogno che però ho dovuto tenere nel cassetto per parecchi anni a causa di pesanti condizionamenti familiari. A casa mia la parola “danza” era impronunciabile e, come qualsiasi forma d’arte, era considerata solo un passatempo, non certo una professione “vera”. Così ho dovuto per molto tempo frequentare i miei corsi di danza dopo la scuola, dopo il lavoro, dopo….Un giorno a una festa, un’amica che frequentava un corso di flamenco mi dice: “Perché non vieni a provare?”, ed è scoccata la scintilla. Tutti quei piedi che sbattevano per terra, che potenza! Che forza! Avevo 25 anni. E così è cominciato un cammino molto faticoso ma anche molto bello, che mi ha portata non solo a fare del flamenco una professione ma a diventare anche danzaterapeuta.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Più che capito l’ho sempre desiderato ma per problemi di condizionamenti familiari, sono sempre stata costretta a pensare che la danza in generale non fosse un vero lavoro. Credo non ci sia molto da capire, se danzare è ciò che vuoi fare nella vita, non credo ci siano molte alternative, il richiamo è troppo forte. Ci possono essere impedimenti pratici di tipo economici, familiari o altro, ma la vocazione, intesa come ciò che ti appartiene profondamente e ti esprime a pieno, quella è sempre stata molto forte, tanto forte quanto il disagio che provavo quando non potevo farla. Per me fare diventare la danza un lavoro è stata un gran fatica ma per questo anche molto gratificante. Qualche danzatrice famosa, credo fosse Martha Graham, diceva che nel momento in cui ti chiedi se puoi diventare danzatore già non lo sei più.

Hai mai pensato di non farcela?
Continuamente, è lo stimolo più importante che mi da la determinazione e la forza di lavorare sodo per riuscire a farcela.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Per quanto riguarda il flamenco la mia prima grande insegnante è stata Elena Vicini, quella che diciamo mi ha ”tirato in piedi” , mi ha dato le basi. Lo stile a me consono l’ho poi trovato con Mercedes Ruiz, con cui studio da 6 anni. La mia formazione però non riguarda solo il flamenco, la grande svolta per me è stata la formazione in danzamovimentoterapia che mi ha aperto un mondo “danzante” enormemente più vasto del solo flamenco: la danza classica affrontata con un punto di vista molto diverso dai rigidi schemi tradizionali, la danza moderna stile Humphrey-Limon, il teatro danza e molto altro sull’analisi e lo studio del movimento danzato. In realtà la mia vita è costellata di grandi maestri, gli stessi miei allievi mi insegnano sempre molto.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Due ore di Danza Sensibile (un metodo ideato da Claude Coldy, ballerino coreografo francese), due ore di danza classica e due mattine di studio di flamenco (se sotto spettacolo di più).

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Moltissimo. Mi ha fatto interrompere una relazione e iniziare un’altra, condiziona le mie vacanze, le litigate con il mio compagno, le mie assenze con gli amici, i miei umori, ecc, ecc

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Non smetterei di suonare il piano, che cominciai a studiare a 10 anni, e poi, per indolenza ed immaturità, smisi. Poi ho un altro paio di rimpianti, ma quelli non ve li racconto…..

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
I miei condizionamenti familiari, che mi hanno portato a cominciare tardi e con molta fatica e sacrifici.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Tutto mi inquieta. Mi inquieta il tempo che passa e la mia forza che mi abbandona, mentre le rughe avanzano. La strada che ancora vorrei fare e forse non avrò il tempo di fare. Mi inquieta un giorno buio di pioggia, un brutto sogno, un amico che mi risponde male. Una lezione di danza, data o ricevuta, andata male, un passo in uno spettacolo andato male. L’inquietudine non sempre mi porta a stati di ispirazione, dipende dal tipo, c’è quella che mi fa aggrovigliare nei pensieri negativi fino a soffocarmi e non riuscire più a “sentire” nulla intorno a me. Sento solo il ronzio di questi pensieri che ronzano, ronzano e il loro rumore copre tutto il resto.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Entrambe assolutamente necessarie. L’una al servizio dell’altra e senza una delle due a mio parere non c’è nè arte nè artista

Ti senti più artista o più insegnante?
Forse più insegnante, anche se mi piace molto tutto il lavoro che precede l’esibizione in pubblico, L’allenamento costante ed intenso, il lavoro sui miei limiti, lo sforzo creativo di far nascere una nuova coreografia, nuovi passi e nuove forme. Il momento dell’esibizione potrebbe essere meraviglioso, ma spesso è troppo contaminato dall’emotività, dalla paura del giudizio e di sbagliare. Insegnare però mi piace tantissimo, avere a che fare con la gente, vedere come i loro corpi si trasformano e come questo li faccia stare meglio. E’ proprio la convinzione che la danza sia una grande forma di cura, che mi ha portato a diventare danzaterapeuta

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Quanto è meravigliosa l’arte e quanto può fare bene allo spirito e migliorare il benessere di ognuno. Che il flamenco non è solo Joaquin Cortes e Los Vivancos ma qualcosa di molto più profondo, antico e complesso. Che danzare può insegnarci tante cosa nella vita al di là del semplice passo: aprile il nostro cuore, riacquistare il piacere di muoverci e di guardarci allo specchio, riacquistare fiducia nelle nostre capacità espressive. Che l’arte in generale è una cosa importante e preziosa e conoscerla in una forma espressiva come il flamenco, è un cammino meraviglioso.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Al pubblico vorrei cercare di raccontare me stessa nel modo più sincero possibile

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con alcuni di stima e amicizia, con altri di semplice stima, con altri ancora ne’ di stima ne’ di amicizia, con certi di gratitudine ed infine con ciò che rimane nessun rapporto

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Continuare a migliorare, studiare, scoprire. Cercare anche di mettere insieme flamenco e danzaterapia in un progetto che magari potrebbe finire anche in scena.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ce ne sono stati alcuni di intensa emozione e sicuramente indimenticabili, sia con il flamenco che con la danzaterapia, ma quello memorabile….non saprei, forse deve ancora venire, forse per questo sono così inquieta.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Uno spettacolo dove possa mettere insieme tutte le idee, tutti gli insegnamenti e i percorsi fatti fino ad ora, e soprattutto dove possa raccontare me in questo momento. Vorrei danzare le mie rughe, il tempo che passa, in generale il tempo. Vorrei farlo in un teatro non necessariamente grande ma uno spazio teatrale, vorrei coinvolgere artisti e tecnici in gamba che seguano i diversi aspetti a seconda delle competenze (regia, sceneggiatura, costumi, luci, suono). Mi piacerebbe coinvolgere nello spettacolo non solo artisti flamenchi (possibilmente spagnoli) ma anche di danza contemporanea. Ho conosciuto danzatrici e danzatori meravigliosi e ho sempre sognato di poter fare qualcosa con loro. Era il sogno nel cassetto che dovevo raccontare, giusto!?

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Mi piace molto lo stile moderno quindi prediligo un’artista come Rafaela Carrasco, in generale chi fa dell’arte un motivo anche di ricerca, di voglia di scoperta, di umile introspezione

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Studio sempre a Jerez, ma mi piacerebbe passare un tempo un po’ lungo a Madrid e respirare anche un po’ di aria “alternativa”

Tradizione o modernità?
Entrambe, anche se con una forte attrazione per la modernità

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Assolutamente no, il duende è prerogativa di chiunque abbia un anima, ossia dell’intera umanità

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Il difetto è quello di agitarmi e preoccuparmi sempre molto prima di uno spettacolo, il pregio direi lo stesso perché l’agitazione e la preoccupazione mi porta a studiare molto.

La prima letra che ti viene in mente…
“La historia de una amapola que escapò de entre los trigos….”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Cerco di non pensare a nulla, di ascoltare la musica e il mio respiro, ma ahimè questo non sempre mi riesce e quindi mi assale la preoccupazione: i passi, la coreografia, devo fare tutto giusto, aiutooo!

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi ?
Non penso a nulla, ballo, o per lo meno cerco di ballare, e basta

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Magari, vorrebbe dire che faccio troppi spettacoli, e quando mai!!!!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Mi chiedi di sognare? Allora Miguel Poveda

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Non ho mai ballato in compagna quindi non saprei dire.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Al momento mi sto molto divertendo a ballare tangos anche se in termini emotivi il mio palo ideale del momento è la siguiriyas.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Qualsiasi. Il mio primo strumento di lavoro come danzaterapeuta è la musica, senza esclusione di generi, e questo per me (che ascoltavo solo flamenco!) è stata una magnifica scoperta. La formazione in danzaterapia ha comportato un attento studio della musica, considerata uno dei principali strumenti terapeutici. E’ stato un percorso molto affascinante per me, che mi ha portato ad un ascolto molto più attento e consapevole.

L’ultimo libro che hai letto ?
“Il peso della farfalla” di Erri De Luca

La tua giornata ideale?
Ma quella vera o quella dei miei sogni? Se è quella dei miei sogni vorrei svegliarmi in un posto vicino al mare dove fa sempre caldo, fare un bagno rigenerante e una mega colazione, un paio di ore di allenamento, di nuovo un tuffo e poi passare tutta la giornata a danzare e cantare insieme a musicisti, cantanti, altri ballerini

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Nei miei viaggi in macchina o in motorino al termine delle mie classi di flamenco e di danzaterapia: gli allievi per me sono un grande stimolo creativo. Finisco le lezioni piena dei loro corpi in movimento, delle loro difficoltà sbloccate, dei loro errori che creano a volte delle geniali combinazioni. Nei miei viaggi di ritorno, sola, l’eco di tutto ciò mi rimane, mi rimbalza dentro e prende forma. Come danzaterapeuta lavoro con bambini di 3/4 anni, adulti e malati psichiatrici. Non hai idea di quanto ti possa suggerire un bimbo di 3 anni che danza! E poi ci sono i miei momenti di studio in cui ripeto un passo di piedi duemila volte e pian piano affiorano nuovi ritmi, e allora lì diventa un gioco: cambio l’accento, “scavallo” il compas, frugo tra i ricordi di mille passi studiati. E’ bello creare, è un momento di grande soddisfazione e benessere per me

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Studiare tanto, in modo costante, non solo flamenco ma avere anche basi di danza classica e moderna. Trasferirsi in Spagna per almeno un anno. Avere tanta pazienza e tenacia

Il tuo segreto inconfessabile …
Perbacco, se è inconfessabile, vuoi che lo confessi al mondo intero in questa intervista. Neanche morta!

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Me stessa nei miei momenti di silenzio, di introspezione e di vuoto creativo

Il flamenco in una parola
Intensità

Grazie a Paola ! per chi volesse approfondire:

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