Andrea Mercati

Si è diplomato in chitarra presso il Conservatorio Statale di Musica “O. Respighi” di Latina. Parallelamente agli studi musicali ha seguito quelli universitari, laureandosi in Conservazione dei Beni Culturali.
Si è perfezionato in chitarra classica con Massimo Gasbarroni, Giuliano Balestra, Carlo Barone e Abel Carlevaro.
Si è specializzato successivamente in chitarra flamenca in Spagna: presso la Fundacion de Arte Flamenco Cristina Heeren di Siviglia e con Manolo Sanlucar, Victor Monje Serranito, Gerardo Nuñez, Manolo Franco, Jose Rodriguez, Paco Serrano, Edoardo Rebollar e Manuel Lozano El Carbonero.
E’ docente di chitarra presso la Scuola Media ad indirizzo musicale di Soriano Nel Cimino (VT) e la Scuola Comunale di Musica di Marsciano (PG). E’ inoltre fondatore e direttore artistico dell’Accademia Musicale GUITAR ART ACADEMY di Viterbo, dove è docente dei corsi di alta specializzazione in chitarra flamenca.
E’ fondatore inoltre del gruppo Impetus Flamenco, formato da artisti italiani e spagnoli.
Regolarmente viene invitato a tenere seminari sulla chitarra flamenca presso accademie e scuole di musica di tutta Italia.

Tutto è iniziato.
…un mio amico chitarrista, sul finire degli anni ottanta,  quando avevo 17 anni,  mi propose di andare a vedere un concerto dove si esibivano tre chitarristi eccezionali:  il famoso trio Paco De Lucia,  Al Di Meola e John McLaughlin.  Fu un concerto strepitoso, vedere come quei tre talenti dialogavano fra di loro, con un virtuosismo senza limiti.  Rimasi colpito soprattutto da Paco.  Allora,  già da qualche anno,  studiavo chitarra classica al conservatorio e ed ascoltavo prevalentemente interpreti di chitarra classica (Segovia, Williams, Bream).  Tuttavia la tecnica della chitarra flamenca mi affascinava,  soprattutto per la sua difficoltà e completezza.  Mi comprai subito una musicassetta di Paco de Lucia e un libro con musica di Ramon Montoya. Continuai però a suonare solo musica classica ancora per quattro anni,  fino al diploma di chitarra ed è stato un bene,  altrimenti non avrei finito gli studi al conservatorio.  Sapevo però che la chitarra flamenca sarebbe stata il mio futuro,  mi prendeva troppo.  Quindi cominciai ad avvicinarmi allo studio del flamenco,  ma è solo dopo il primo viaggio a Siviglia,  studiando con chitarristi del luogo,  che capii tante cose.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Quando cominciai a pormi degli obiettivi che riguardavano il mio futuro.

Hai mai pensato di non farcela?
Sapevo che era un percorso non facile,  ma non mi sono mai scoraggiato.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Sicuramente chitarristi del flamenco tradizionale quali Nino Ricardo e Sabicas e naturalmente Paco De Lucia.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Una media di 4 ore al giorno.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Beh,  diciamo abbastanza.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Quando ero molto giovane diedi ascolto ad alcune persone che mi diedero dei consigli sbagliati nell’ambito della musica.  E’ meglio sempre sbagliare con la propria testa…

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Riuscire a fare diventare una passione in professione e quindi riuscire ad esibirsi in posti,  luoghi e festival interessanti.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Sono un perfezionista e non sono mai soddisfatto, ma questo penso è uno stimolo per un artista,  per cercare di raggiungere sempre il meglio.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
L’espressività è importante, anzi fondamentale nell’espressione artistica, ma senza la tecnica giusta non si può esprimere nulla. Il possesso di una buona tecnica ti dà la capacità di esprimerti come vuoi.

Ti senti più artista o più insegnante?
Diciamo che convivono in me le due cose. Mi piace suonare,  fare concerti, ma anche l’insegnamento è molto stimolante,  soprattutto quando hai a che fare con allievi con talento.  Soprattutto l’insegnamento ti dà la possibilità di confrontarti e relazionarti direttamente con delle persone.  Essere un bravo artista non è facile,  ma non lo è altrettanto essere un bravo insegnante, trasmettere qualcosa ed avere carisma con i tuoi allievi.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Impegno,  tenacia,  costanza nello studio e non scoraggiarsi mai.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
La passione per la musica che suoni.  L’obiettivo è di coinvolgere il pubblico più ampio,  sia gli addetti ai lavori che i meno esperti.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Direi di collaborazione e amicizia… spero.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Ho un mio gruppo di flamenco, che si chiama Impetus Flamenco,  composto da artisti italiani e spagnoli,  con cui suono in vari posti d’Italia.  Ma come dicevo prima coltivo anche l’insegnamento. A Viterbo,  la città dove vivo, ho fondato una scuola di musica che si chiama Guitar Art Academy,  nella quale organizzo,  oltre a vari corsi strumentali,  corsi e master chitarra flamenca ai quali affluiscono studenti da varie parti d’Italia.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Non è un momento della carriera propriamente detto,  cioè concerti o spettacoli,  ma la partecipazione a Jerez a una fiesta di una famiglia gitana. Per un’artista di flamenco penso sia una delle esperienze più indimenticabili.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
… mi piacerebe scrivere un concerto flamenco per orchestra, chitarra flamenca, cante e baile.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Ce ne sono diversi:  Gerardo Nunez,  Vicente Amigo per la chitarra,  Miguel Poveda per il cante.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Sevilla sicuramente,  per me è diventata una meta fissa nella quale ho molti amici.

Tradizione o modernità?
Secondo me ci vuole un mix fra i due.  La modernità ci deve comunque essere,  la musica si evolve.  L’importante è che non si esca mai troppo dal genere:  ossia un brano flamenco che per essere tale deve suonare flamenco, deve avere degli elementi base che lo riconducano sempre al nostro genere, accordi,  cadenze e quanto altro.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Nooo!  Sicuramente anche di noi italiani!

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona…
Come persona,  difetto sono disordinato (ma dicono che è tipico dell’artista) e pregio sono estroverso.  Come artista,  difetto un po’ autoritario e pregio sono perfezionista.

La prima letra che ti viene in mente…
Triana, triana que bonita esta triana….

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Per suonare bene in pubblico devi essere molto concetrato e molto forte…. Mi capita spesso di pensare di avere una grande possibilità di esprimere quello che so fare e questo ti dà la carica.

Le emozioni che provi mentre suoni… a cosa pensi ?
Proprio per non perdere la concentrazione, penso solo a quello che sto suonando.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di suonare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
Capita,  capita e come,  però prima di salire sul palco.  Una volta salito, quando sto seduto con la mia chitarra penso solo a suonare bene,  mi concentro,  faccio un bel respiro e attacco con la granaina o soleà  (di solito inizio da solo con questi due palos).

Chitarra solista o d’accompagnamento al baile? Dove ti esprimi meglio? Preferisci accompagnare un cantaor o un bailaor?
Mi diverte molto accompagnare,  il cante o il baile,  indifferentemente. Ciascuna delle due forme tiene la sua maniera di accompagnare.  Nel cante devi stare sempre “pendiente” al cantaor,  a quello che fa,  alle sue eventuali libertà nel compas,  alla sua espressività.  Accompagnare il ballo è molto divertente,  ma ha le sue difficoltà;  diciamo che non fossi stato chitarrista sarei stato ballerino. Mi affascina la danza,  il sapere muovere il corpo a ritmo ed esprimere con esso dei virtuosismi.  Da un po’ pratico il ballo,  ma solo a livello di puro divertimento.

Chitarra solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante e/o al baile?
Un mio brano allievo,  sicuramente.

Quanta parte d’improvvisazione c’è quando sali su di un palco?
Improvvisazione c’è,  ma non è proprio come l’improvvisazione nel jazz. Diciamo che il flamenco ti dà la possibilità di avere una certa libertà…

Il palo che ti rappresenta o il palo che preferisci suonare.
Buleria o soleà por buleria.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Certamente,  mai cristallizzarsi solo sul flamenco.  Ascolto musica classica, jazz e sono appassionato fin da giovanissimo di hard rock.

L’ultimo libro che hai letto ?
Omaggio alla Catalogna di George Orwell.

La tua giornata ideale?
Sicuramente quella in cui oltre al lavoro e allo studio quotidiano, ci sia del tempo libero per rilassarsi e praticare un po di attività sportiva, che fa sempre bene al fisico e alla mente.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Mi piace alzarmi presto la mattina,  è questo il momento per me di maggiore concentrazione e creazione.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
L’importante è avere chiaro un obiettivo,  dove si vuole arrivare,  quindi anche le strade come realizzarsi piano piano si concretizzeranno.

Il tuo segreto inconfessabile…
Esiste,  ma non lo dico perchè non riguarda il flamenco o la musica.

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Sicuramente fuori.

Il flamenco in una parola
… mi vida!

Grazie ad Andrea! Per chi volesse approfondire:

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