Roberto Riva

Roberto Riva, è stato il “primo” musicista italiano a divulgare il flamenco attraverso la sua intensa attività  concertistica, iniziata principalmente alla fine degli anni ’70, affiancata da quella didattica ed in seguito da quella discografica, “merito” evidenziato dalla critica giornalistica italiana (Editoriale Rassegna Musicale Curci, Guitar Club, Mestiere Musica, Latina Oggi, Il Resto del Carlino, Il Giorno, Corriere Adriatico, L’Adige, La Sicilia, La Prealpina, La Provincia…).
Chitarrista e compositore, ha iniziato lo studio della chitarra all’età di 9 anni grazie ad un talento naturale che gli ha permesso d’intraprendere una brillante carriera, seguendo, almeno agli inizi, principalmente un iter di studi classici.
Si è avvicinato al flamenco da giovane, consigliato da suo padre che gli regalò dischi di Carlos Montoya, in seguito, ascoltando Paco de Lucia, si è dedicato ad apprendere il repertorio del chitarrista andaluso. Successivamente ha approfondito le proprie conoscenze sul flamenco studiando in Spagna con due tra i maggiori esponenti e noti capiscuola: Paco Peña e Manolo Sanlucar, dai quali ha ricevuto un importante insegnamento ma anche consensi e forti motivazioni. Ha frequentato inoltre l’ambiente più genuino e professionale nell’ambito della chitarra, del “cante” e della danza.
Inizialmente osservato con sorpresa nel panorama concertistico italiano  proprio per il genere proposto, è stato subito accolto da unanimi consensi di pubblico e di critica durante numerosi concerti tenuti in campo internazionale collaborando con importanti associazioni concertistiche, esibendosi sia come solista che con la propria formazione, il “Grupo Flamenco Rivas”, in teatri, auditorium, università, nell’ambito di manifestazioni culturali, rassegne, stagioni concertistiche, festival e presso emittenti radiofoniche e televisive (RAI, private, emittenti estere).
Non si è limitato a presentare il flamenco della tradizione ma si è anche proposto quale compositore con brani molto apprezzati, basati sia sui canoni classici del flamenco ed anche con arrangiamenti dalle suggestive sonorità. La critica ha espresso unanimi consensi sulle sue qualità tecniche ed interpretative: “…Roberto Riva dà prova non solo di aver acquisito una grande tecnica strumentale, ma di essere entrato appieno, in modo convincente nello spirito di questa particolare musica. I brani composti dall’artista costituiscono sicuramente un mirabile esempio di espressività artistico musicale” (Mestiere Musica).
Singolare è la sua carriera artistica basata sia sull’aspetto solistico che con la propria formazione “Grupo Flamenco Rivas”, in veste di prima chitarra e direttore artistico. La chitarra, strumento spesso relegato nel flamenco ad un ruolo secondario, di accompagnamento al canto e alla danza, si è espressa con Roberto Riva in un ruolo principale, nell’ambito delle rappresentazioni del flamenco.
In campo televisivo ha registrato per varie emittenti nazionali e private, da citare in particolare la televisione nazionale spagnola e la RAI per la quale ha eseguito nel 1987 il “Concerto di Chitarra Flamenco”.
Le riviste specializzate nel settore musicale gli hanno conferito nel corso degli anni importanti riconoscimenti vincendo più volte classifiche nazionali come “miglior chitarrista italiano di flamenco” (pubblicato dalla nota rivista Chitarre) e presentandolo nei primi posti in quelle internazionali. Nell’anno 1992 si è classificato al 2° posto nel referendum “I migliori chitarristi di flamenco”, 1° classificato Paco De Lucia, 3° il gruppo Gipsy Kings (Chitarre).
Citazioni di merito sono pubblicate sui testi scolastici ad uso delle scuole medie della “Mondadori”   (Filarmònia- La storia e gli strumenti) a conferma di una rilevante personalità artistica nel campo della chitarra flamenco.
In campo discografico ha inciso come solista per la DUCALE “Noche Flamenca” (la prima raccolta di toques flamencos composti da un artista italiano) e “Flamenco-Chico Calun” , presenti sul mercato internazionale (Europa, Stati Uniti, Sud America, Giappone). È prossima l’uscita di un nuovo cd “Roberto Riva-Flamenco live” con esecuzioni dal vivo.
In campo didattico si citano le seguenti opere: il metodo con cd “Para tocar flamenco” (Casa Editrice CURCI), il video “La chitarra Flamenco” (PlaygameMusic) e il metodo con CD “Aficionados” (distr. Top Music Center) che sono state particolarmente apprezzate in ambito chitarristico.
Collabora dal 1989 con la nota rivista “Guitar Club” sulla quale ha aperto la prima rubrica in Italia dedicata alla “chitarra flamenco”, con numerose pubblicazioni riguardanti vari argomenti: dalla trattazione dei toques alle tecniche chitarristiche, compreso trascrizioni, riferimenti sia storici che ai più quotati protagonisti, discografia e opere didattiche consigliate.
Da citare inoltre i “Corsi di chitarra flamenco” tenuti come docente presso il “Liceo Musicale Europeo” di Como e il “Centro Didattico Musicale” di Milano. Attualmente insegna chitarra flamenco presso Top Music Center ad Erba (Co)
Roberto Riva è l'”endorser” in Italia della chitarra “Flamenco Gran Concerto Josè Ramirez ” di Madrid.

Tutto è iniziato…
Da ragazzo, quando mio padre mi disse: “Se devi suonare la chitarra suonala così…”  e mi regalò in un paio di occasioni dischi di Carlos Montoya. Successe poi che dei conoscenti di ritorno da un viaggio dalla Spagna mi portarono un disco di cante e chitarra flamenco. Ma ancor di più mi affascinai quando a 15 anni ascoltai Paco de Lucia e di li a poco iniziai ad orecchio ad imparare qualche suo brano. Fu un lavoro di vari anni, arduo e molto impegnativo che diede buoni risultati. Poi andai in Spagna a studiare e a perfezionarmi con Paco Peña e Manolo Sanlucar.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Fin da ragazzo la mia idea era precisa: avrei fatto il chitarrista e il flamenco era lo stile che più mi prendeva e appassionava.

Hai mai pensato di non farcela?
Non mi ha mai sfiorato la mente, quando sei giovane hai molta  energia e molte speranze.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
La famiglia, le persone positive, coloro che hanno avuto o hanno qualcosa di interessante da dire nella vita.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Ho una media di 2 o 3 ore al giorno, qualche volta di più, per me suonare rappresenta una forma di terapia, mi fa star bene.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Molto.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
La mia storia è atipica, nel senso che, come musicista, quando mi sono proposto al pubblico non c’era nessuno in Italia che svolgeva una tale attività di divulgazione del flamenco, sto parlando della fine degli anni settanta. Ho iniziato a propormi ad associazioni, teatri, comuni ecc.. non senza difficoltà. Le qualità delle performance erano alte e il pubblico gradiva molto lo spettacolo e sono stati questi gli aspetti vincenti. Il mio modo di proporre il flamenco era soprattutto indirizzato a dare un ruolo principale alla chitarra, sebbene in diversi brani fosse coinvolta la danza, che arrivò in un secondo momento benchè agli albori in Italia. Ho continuato a percorrere la mia strada come concertista e manager di me stesso, sia come solista che con la mia formazione stabile, il “Grupo Flamenco Rivas”, non c’erano alternative. Arriviamo ad oggi dove, sebbene in Italia ci sia ancora disinformazione su quello che è veramente il flamenco da parte dei media, esiste un continuo proliferare di scuole e appassionati, vedo una crescita sempre maggiore di un ambiente professionale. Pertanto, per tornare alla domanda iniziale, potendo scegliere, mi piacerebbe trovarmi in un momento già consolidato, il tutto sarebbe molto più semplice, tutt’altra storia.

Qual’è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Sono stati vari gli ostacoli, uno dei primi è stato, come già detto, l’essermi trovato solo in Italia. Il flamenco andava proposto in modo costante ed è quello che ho fatto impegnandomi su vari fronti,  sfruttando l’onda dei successi che per fortuna avevo, è stato però  molto impegnativo, più del dovuto.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Attualmente di inquietudini non ne ho, in passato ho visto in alcuni casi, un opportunismo deprimente, ma ho avuto anche soddisfazioni, in ogni caso ritengo tutto serva per farsi esperienza. Per l’ispirazione mi basta poco, ho continue ispirazioni durante la giornata che gestisco come meglio credo.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
L’una non deve escludere l’altra, occorre lavorare in parallelo.

Ti senti più artista o più insegnante?
A dire il vero mi sento più artista, ma so di essere anche un buon insegnante, molto preciso, rispettoso dei limiti o delle qualità di ciascun allievo, con un buon metodo d’insegnamento graduale.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Al di là degli obbiettivi che ciascuno si pone, occorre divertirsi studiando, per alcuni casi non farsi troppi problemi mentali e sapere che la musica può avere un valore terapeutico, ma occorre indirizzarla nel modo giusto. Ho visto chitarristi rinchiusi in se stessi, poco socievoli, che non vedono altro che la chitarra. Quindi studiare ma senza perdere di vista il resto.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Cerco di trasmettere l’amore per la musica e per la vita verso un pubblico possibilmente eterogeneo.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con chi ho a che fare è buono.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Continuare a divulgare il flamenco.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ce ne sono stati parecchi. Per esempio gli inizi, poi quando nel 1987 eseguii per la Rai il concerto di chitarra flamenco con diversi brani di mia composizione, trasmesso in tre puntate. Quando seppi che i miei cd venivano venduti negli Stati Uniti, Giappone, Sud America oltre che in Europa. Quando suonai come ospite davanti a 5000 persone al Festival in memoria di Lucio Battisti. Quando Alida Valli, un’indimenticabile attrice, mi invitò al suo tavolo al termine di un mio recital in un club di Milano, successe 30 anni fa, riempiendomi di parole di elogio, mi lasciò colpito da tanta  generosità. Quando mi sono visto sul testo scolastico della Mondadori ad uso delle scuole medie; essere studiato a scuola ed entrare nella storia della musica rappresenta un grande privilegio e poi c’è dell’altro ancora, il successo con il pubblico, i primati nelle classifiche, i complimenti da parte di grandi musicisti e artisti dello spettacolo, l’essere endorser in Italia della nota chitarra flamenco Josè Ramirez, tutto il mio curriculum ben rappresenta quelle che sono state le fasi emozionanti della mia carriera.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Sono contento di quello che ho fatto, vivo alla giornata e quello che verrà ben venga.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Dipende dai momenti, ma penso che un chitarrista non possa prescindere dalla grande qualità di un genio come lo è Paco de Lucia. Ci sono anche altri grandi chitarristi spagnoli che riescono a darmi altrettanta emozione incluso i miei due favolosi maestri Manolo Sanlucar e Paco Peña.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Più in generale l’Andalusia, Madrid e Barcellona.

Tradizione o modernità?
Sono attratto da entrambe.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o   spagnolo?
No.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona.
Il difetto forse è quello di essere un pò pignolo, mentre il pregio è che nel campo musicale sono piuttosto generoso… dovrebbe essere un pregio ma in alcune occasioni ha rappresentato un difetto perché non sempre è il caso di essere generosi.

La prima letra che ti viene in mente…
Haora me tocò el perder, haora me tocao ganar….. la canta El Turronero…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Negli anni passati rimanevo concentrato. Da diversi anni a questa parte ho avuto come obiettivo l’arrivare all’aspetto terapeutico della musica, di benessere sul proprio sistema psico-fisico, perché questo è ciò che ti da la musica, mi interessa vivere queste sensazioni durante un concerto.

Le emozioni che provi mentre suoni… a cosa pensi ?
Non penso, cerco di dare libertà alla mia creatività.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di suonare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Non ricordo di aver vissuto tale situazione, se dovesse capitare cercherei di fare il mio lavoro comunque il meglio possibile.

Chitarrista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al baile ?
Ho rispetto identico per tutti quelli bravi, possibilmente una persona umile e socievole.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più  rappresentativo per te.
Una volta era la Taranta, ma oggi dipende dall’ispirazione o dalla giornata.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Tutta la musica, ogni genere.

L’ultimo libro che hai letto ?
Leggo poco libri, leggo giornali di cronaca e attualità, ho molte cose da fare e se mi devo rilassare lo faccio in altri modi.

La tua giornata ideale?
Potrebbe essere: sport alla mattina, ascoltare un po’ di musica, pranzare con la mia famiglia, suonare qualche ora, frequentare un po’ di gente per scambiare due chiacchere, fare una passeggiata con mia moglie magari verso sera…. ma la vita quotidiana ti chiama anche ad altri impegni.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Quando non sono stanco.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro Professione…
Devo dire che suonare flamenco richiede molte ore di esercizio e tanti anni di studio costante e ciò non è da tutti. Se si ha la passione e il desiderio di intraprendere la carriera di chitarrista di flamenco occorre accertarsi di avere doti musicali e molto senso ritmico e poi, comunque, al di là delle considerazioni appena espresse, ciascuno deve seguire la sua passione, il suo istinto musicale.

Il tuo segreto inconfessabile.
Non ho segreti particolari…

Il tuo compagno/a ideale:dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Fuori.

Il flamenco in una parola.
Il flamenco è vita nel vero senso della parola, è pieno di energia e passione.

Grazie a Roberto. Per chi volesse saperne di più:

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