Maria Giordano

Inizia a studiare danza classica all’età di 5 anni presso la Scuola delle Orsoline di Milano.

L’incontro con il danzatore Miguel Angel l’ha iniziata ed accompagnata all’arte del Flamenco.

Le scuole di danza Luciana Novaro e Arcobaleno Danza, sono state basilari nell’apprendimento dei rudimenti della disciplina che presto sarebbe diventata la sua fondamentale forma espressiva: è stato in quel momento che ha conosciuto la “bailaora” e coreografa Elena Vicini, con la quale ha dato il via ad un connubio preziosissimo per la sua formazione di danzatrice e futura insegnante.

Successivamente ha iniziato una intensa e mai interrotta attività di perfezionamento in Spagna, che tutt’ora la porta a effettuare periodici soggiorni tra Jerez de la Frontera, Siviglia e Madrid.
Tra i più grandi Maestri vanno ricordati Antonio Canales, Maria Magdalena, Ciro, Belén Maya, La Chiqui de Jerez, Manuel Betanzos, Alicia Marquez, Rafaela Carrasco, Maria del Mar Moreno, Angelita Gomez, Adela Campallo, Alejandro Granados, Pastora Galvàn, Rocio Coral, Matilde Coral e Mercedes Ruiz.

All’attività di danzatrice ed insegnante affianca anche quella di coreografa, grazie alla lunga esperienza di studio volta ad approfondire i fondamenti della tecnica coreografica, ad un costante lavoro di aggiornamento e di rielaborazione critica.

Tra i lavori più recenti e significativi, cui ha partecipato anche come ballerina, gli spettacoli:
Di luce e d’ombre, dalla terra al cielo in collaborazione con la Compagnia di Danza Contemporanea Wiebe Moeys Dance Project (Teatro delle Erbe, Milano 2005)
– Sueno, desencanto, esperanza: hacia donde va el camino (Teatro delle Erbe, Milano 2005)
Libertad (Teatro San Carlo, Milano 2007)
Flamenco y Tango, la forza dell’espressione ( Teatro Comunale di Lanzo d’Intelvi, Como, 2007)
Flor de Luna (Giardini Reali, Palazzo Estense, Comune di Varese, 2007)
Libertad (Comune di Milano 3, 2008)
– Dal 2007 collabora costantemente con il Tablao “Le Scimmie” di Milano.

 

Tutto iniziò …
Studio danza da quando ho 5 anni, e, ovviamente, il  mio sogno, era quello di  fare la ballerina, ma il mio fisico,   purtroppo,  non rientrava nei “canoni” così rigidi della danza classica. Ho versato molte lacrime ed ho molto sofferto, ma con il tempo e con la mia tenacia, ho capito quanto fosse importante non fermarsi, la mia sete di imparare era infinita. Volevo e dovevo vivere questa parte di me prorompente e piena di energia, senza per forza arrivare ad un fine.   
 
Hai capito subito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Assolutamente no. Per me continuava ad essere una grande passione, che però tenevo tutta per me. Finchè, sul mio cammino, ho incontrato il Maestro Gianni Zari (danzatore della Scala, che ha avuto l’onore di ballare con Antonio Ruiz Soler e Antonio Gades) che ha visto  in me ciò che io ancora non vedevo. Ovviamente, non finirò mai di ringraziarlo.
 
Hai mai pensato di smettere?
Certamente, lo penso mille e mille volte. E per mille e mille volte mi dò un’altra possibilità.
 
Chi sono i tuoi punti di riferimento nel baile?
In questo momento sicuramente  Isabel Bayon e  Mercedes Ruiz. Ma ce ne sarebbero sicuramente altre.  Ognuna di loro mi ha lasciato e mi lascia qualcosa di “proprio”. Un ringraziamento speciale, però, va ad Elena Vicini che ha creduto in me e nelle mie capacità. Mi ha “formata” e “trasformata” con molta molta severità e giuste pretese. Devo molto a lei, di quello che sono oggi, come ballerina, come insegnante e come coreografa. 
 
Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita?
Tantissimo, al punto di fare molte rinunce personali. Ma trovo giusto che sia così. E’ un’arte così complessa che richiede parecchi sacrifici. Così come ogni arte, ma nel momento in cui sei su un palcoscenico, o quando insegni, ti rendi conto che, con  un applauso, o con l’espressione soddisfatta di un allievo, vieni ripagato  dei mille sacrifici.
 
Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
L’ostacolo più grande lo vivo ogni giorno. E’ verificare ogni giorno che più studi e più lotti, più si allontana la meta all’orizzonte. Ma questo, da un lato, dovrebbe darti la spinta per migliorare…

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Non credo possa esistere l’una senza l’altra. Anche se, per me, è importante “sentire” e, di conseguenza,  quando danzi, “trasmettere”. Credo che un danzatore debba riuscire a fare passare le emozioni anche con un solo e semplice gesto. Tutto ciò deve essere però coadiuvato da una forte tecnica, per questo è necessario studiare studiare e studiare.

Ti senti più artista o più insegnante?
Mi piace moltissimo insegnare. Credo che l’insegamento lasci spazio all’espressione dell’ artista. C’è comunque un grande lato positivo: gli allievi sono un pò delle “cavie”, montando e provando una sequenza su di loro, vedi immediatamente se può funzionare o meno.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Vorrei essere capace di trasmettere la passione, il turbamento, l’energia, l’emozione, la contraddizione, la sofferenza, insomma tutto quello che fa parte della nostra vita e che il flamenco rappresenta in ogni sua espressione.

Quale il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativa?
Io prediligo la sera o la notte ma, a dire la verità non c’è un momento definito. La creatività arriva quando non te l’aspetti, ti chiama, è sussurrata da un’emozione che vivi  e che, con prorompenza,  vuole uscire e prendere forma.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Il  termine “artista” mi sembra un pò eccessivo se paragonato agli artisti “veri”, che vivono in Spagna  facendo mille sacrifici per poterci trasmettere ed insegnare ciò che fa parte del loro mondo, della loro cultura, del loro sentire. Io sono una persona che come tutte ha le sue  inquietudini. Mi sento spesso inadeguata, non sempre all’altezza, mi giudico severamente, non sono mai contenta dei piccoli obiettivi che magari raggiungo!
Insomma è una strada lunga e faticosa ma… sento che è la mia vita.
Per quanto riguarda l’ispirazione, come dicevo, tutto quello che “vivo” e che “sento” è fonte di ispirazione.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Attualmente sto lavorando al progetto del nostro nuovo spettacolo con nuove idee e nuove coreografie.  Speriamo di riuscire presto a renderlo concreto!!!

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
La prima volta che ho danzato dopo la morte di mio padre. E’ stata un’emozione fortissima e indescrivibile. Dietro le quinte piangevo per il dolore che provavo ed ero certa che non ce l’avrei fatta a varcare il palcoscenico. Ho pregato, gli ho chiesto forza, sostegno. All’improvviso, la mia sofferenza si è amalgamata ad una “strana”  e rara forza e sono andata avanti. Oggi, ogni volta che sto per salire su un palco, cerco di ricordarmi di questo episodio.

Il tuo sogno nel cassetto?
Mi piacerebbe tanto tanto tanto studiare. Studiare senza tempo. Senza finalità. Solo per appagare la mia anima. Pendere dalle labbra degli artisti, farsi modellare come uno scultore modella la creta, senza spazio e senza tempo. Utopia vero?

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
In questo momento Mercedes Ruiz.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Olè Sevilla, olè Jerez!!!!

Tradizione o modernità?
Si parte sempre dalla tradizione per arrivare a sfiorare la modernità. E’ molto importante avere gusto, eleganza senza mai essere eccessivi. Nè in un senso nè in altro.

Raccontaci il tuo “Duende’ : cosa significa per te questa parola …
Non credo di essere all’altezza di poter raccontare una cosa così profonda e indescrivibile. Posso solo dire  che ciò che mi accompagna spesso quando danzo, è una fortissima emozione. Non comprendo il perchè di questa strana sensazione. Non comprendo la strana energia che si crea tra me e il pubblico. Ahimè, sicuramente non è “duende” ma  qualcosa  di magico indubbiamente esiste.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Il mio più grande difetto è essere molto molto pignola, ma credo sia  anche un pregio, perchè ti spinge a migliorarti.
 
Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
In questo momento della mia vita mi rappresenta molto la Guajiras. Però il Tarantos è sempre nel mio cuore.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Come dicevo prima … a mio padre.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli …
Le emozioni sono mille, e tutte contrastanti. Dipende un pò da cosa balli e dipende anche molto da quello che tu “senti”.  E’ tormento, passione, rabbia, sofferenza, vita, morte, sentimento.
 
Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco?
Tendenzialmente si montano sempre letras più o meno tradizionali in modo tale da avere una elasticità controllabile in scena.  

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Al toque il grande Alfredo Lagos, al cante una voce femminile sarebbe stupenda, come Esperanza Fernandez, Marina Heredia o  Encarna Anillo.
 
Il tuo segreto inconfessabile …
Se è incofessabile …. non lo confesso!!!!
 
Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Dipende, con alcuni di loro mi trovo molto bene, con altri purtroppo non si riesce ad instaurare un vero rapporto. Fino a poco tempo fa mi inquietava molto che ognuno facesse la propria strada senza possibilità di confrontarsi, di scambiarsi  idee e  critiche. Oggi, purtroppo, comincio ad abituarmi all’idea.
 
Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione
Tanta determinazione, tanto studio, tanta  umiltà. E’ necessaria per poter crescere. E soprattutto: non prefiggersi un obiettivo. Se deve arrivare, arriva tutto.
 
Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Rifarei tutto.
 
Come ti vedi tra una ventina di anni ?
Uhhhhh mamma mia. Fammi pensare …. insegnando solo bata de cola? Potrebbe essere la mia pensione quando il corpo non mi risponderà più!!!!!
 
Per che cosa vorresti essere ricordato?
Semplicemente per quella che sono. Un persona con una grande passione.
 
Il flamenco in una parola
Dedizione. Totale.

Grazie Maria! Per saperne di più:

One thought on “Maria Giordano

  1. Artista y Flamenca total eres, Maria.
    Qué palabras más preciosas – sabias y sentidas – llenan y inspiran el corazón!
    Mil recuerdos de tu gentileza y tu generosidad siempre – en el baile y en la vida…
    Un fuerte abrazo,
    Mari

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