La Trini

titolo_recuerdos

No se borra de mi mente
el día catorce de abril
siempre lo tendré presente
pues ese día me ví
a las puertas de la muerte

La-Trini-color1-230x300Trinidad Navarro Carrillo, cantaora paya meglio conosciuta con il nome artistico di La Trini, nacque a Málaga nel 1868. Sulla sua morte le informazioni sono un po’ confuse: si spense intorno al   1930-36, alcuni dicono ad Antequera (Málaga), altri a La Línea de la Concepción (Cádiz). Si tratta di una delle cantaoras più famose della storia. Nacque in una famiglia di 11 fratelli, dei quali sopravvissero solo 3. Non fu solo eccezionale interprete di Malagueñas, ma  anche creatrice di vari stili personali che sono arrivati fino ad oggi e continuano ad essere molto cantati. Appartenne ad un umile famiglia dedicandosi sin da giovanissima al cante, ottenne rapidi successi non solo a Málaga, ma in tutta la Andalucía, lavorando nei principali Cafés cantantes.

Era figlia di Francisco Navarro Montoya e di Ana Carrillo Arenas. Fu battezzata nella parrocchia di Santa Cruz y San Felipe Neri. Quando aveva quattro anni, nel 1870, i Navarro-Carrillo erano padroni dell’appartamento al 97 di calle Trinidad, cinque anni dopo del numero 21 di calle Zamorano, che diventa il numero 6 in altri documenti. Poi probabilmente la famiglia visse qualche anno a Siviglia.  A Granada nel 1883 si dice che La Trini avesse 16 anni e la si considera di Siviglia, tant’è che un periodico locale scrive: “Cante y baile flamenco: Manuel Romero, conocido por Manolo de Jerez, que se canta por seguidillas y malagueñas; Trinidad Navarro, la niña sevillana, que se canta por malagueñas, soleares y peteneras y se baila por alegrías y tangos; Francisca Cortés de Málaga, que se canta por soleares y alegrías; Carmen Rodríguez, la niña de Cádiz, que se baila por alegrías y tangos; Francisco Ortega, que se baila el negro (tango americano) y por alegrías“. 

La Trini frequentó senza dubbio Sevilla. A 16 anni già cantata e ballava a livello professionale. Anche Madrid fu fra le
mete della Trini. Il giornalista Rodríguez Solís la menziona nella sua opera Majas, manolas y charlas con il cantaor Paco el Gandul nella Madrid flamenco del 1886 riferendosi  a lei come famosa nell’ambiente flamenco madrileno. José Blas Vega aggiunge che sorprende la fama di questa cantaora a Madrid in così giovane età. Alejandro Pérez Lugín la descrive cantando nel Café de la Bolsa, di Madrid, insieme a Juan Breva. 

Nel 1904 conviveva con suo marito a La Caleta. Dal 1909 La Trini visse nella casa al numero 12 della calle Comedias, molto vicina al suo colmao. Nel 1917, padrona della stessa casa risulta essere La Niña de los Peines. 

La Trini (DEIF) 001_thumb[2]Nel 1918 la Trini tornerà a vivere in quella stessa abitazione, ormai vecchia e debilitata. La grandezza della sua arte fu sempre accompagnata da un lato oscuro e carico di disgrazie riguardanti  la sua vita personale, dove le pene e le sofferenze non vennero mai a mancare, sia nel periodo della torbida relazione con Agustín El Caracolero – autore di letras per la maggior parte plagiate-; come per la malattia che la portò alla morte. Si racconta che la relazione terminò mentre le offriva un’oliva infilata su una forchetta che le finì in un occhio. Altre versioni parlano semplicemente di una forchetta lanciatale contro. Qualsiasi sia la versione corretta, la Trini rimase cieca, che forse spiega la piccola quantità di foto che di lei si hanno. Poi il 14 Aprile del 1897, la Trini fu operata di un tumore alla vagina, dalla quale uscì talmente provata che rapida si diffuse la notizia della sua morte, che dovette essere smentita dalla nipote e dal marito in più occasioni. L’accaduto le ispirò la seguente letra:

No se borra de mi mente
el día catorce de abril
siempre lo tendré presente
pues ese día me ví
a las puertas de la muerte

Nel 1900 si sposò con Ignacio Maroto de Valdepeñas, ma neanche con lui andò bene e quando suo marito morì nel 1911, non si riuscì più a sapere niente della figlia che aveva avuto con lui. Un’altra delle sue letras di Malagueñas:

Regando voy con mi llanto
el camino de la “vía”.
Son tan grandes mis quebrantos
que tengo la fe “perdía”;
el mundo me causa espanto.

“Fra brindisi e l’entusiasmo che la richiamava alla scena, si dette il benvenuto a la Trini; le chitarre suonarono, e persino il mare, al quale eravamo vicini, sembrava riconoscere trattarsi di un momento in cui il suono delle onde sulla spiaggia doveva placarsi per lasciarla cantare come se dicesse: ¡Silencio, que va a cantar la Trini!. ¡Las olas callaron y la Trini cantó! In realtà quello non era cantare, era il riuscire a far piangere più di venti uomini che in religioso silenzio la ascoltavano…”. Così riporta Fernando el de Triana riguardo l’ultima volta che sentì cantare la Trini. Lo stesso Fernando el de Triana scrisse: “La Trini aveva una voce grande, chiara e con ottimo timbro, e aveva a suo favore l’elegante figura e un gusto nel vestire raffinato e di gran lusso. Come era naturale, presto iniziarono ad ingaggiarla nella sua città e in altre zone. Contemporaneamente iniziarono per lei una serie di disgrazie di tipo salutare ragion per cui dovette diradare i suoi impegni professionali; fino ad arrivare agli ultimi anni nei quali già non cantava più al pubblico, ma solo di quando in quando si alternava con gli artisti presenti nel suo localino a La Caleta, a Málaga, dove raggiunse un livello artistico ineguagliabile. ¡Qué cosas les hacía a los cantes!”. E ancora sulla geniale cantaora: “Intorno al 1890, si parlava a Sevilla di una cantaora che veniva da Málaga, e che poteva competere con le migliori; per questa ragione il pubblico sevillano era desideroso di sentir cantare questa nuova stella, e poter apprezzare in questo modo il valore artistico della famosa e fiammante cantaora, La Trini”.

Cuando me pongo a pensar
lo lejos que estoy de ti,
no me canso de llorar:
porque sé que te perdí,
para no verte jamás

Nel 1911 pare invece che La Trini e La Niña de los Peines vivessero sotto lo stesso tetto, furono dunque amiche. Lavorò prevalentemente nella sua terra natale, La Trini si ritirò dalla vita artistica in un grandioso omaggio che le fu reso nel Teatro Novedades di Málaga nel 1917. Fra gli artisti figurava, già vecchio e quasi cieco, Juan Breva. Più che un omaggio si trattò in realtà di una raccolta di danaro per aiutare la povera Trini che a seguito delle sue tante sventure si trovava in una condizione economica non buona. Bisogna sottolineare che sia don Antonio Chacón, che la Niña de los Peines e Fernando el de Tria­na passarono molto tempo con La Trini per apprendere i suoi cantes. Le  sue Malagueñas sono passate alla storia del cante con tutti gli onori che merita. Le opinioni in merito alla quantità di stili sono molto variabili, ne parleremo su De palo en palo in articoli specifici. Il numero varia da 2 a 6 stili diversi. 

Per alcuni anni fu proprietaria a La Caleta (Málaga) di un ventorrillo che portava il suo nome e nel quale si celebrarono numerose riunioni di cante.

imagesGli articoli sulla Trini de Málaga sono abbondanti nella stampa di quel periodo. Proponiamo qui un articolo a cui segue un intervista alla cantaora. L’articolo è scritto dal giornalista Adelardo Fernández-Arias López, scrittore che rese anche popolare lo pseudonimo El Duende de la Colegiataen in quegli anni, e redattore di importanti riviste come La Correspondencia MilitarLa Correspondencia de EspañaEl Gráfico y El Heraldo de Madrid.

“Partii da Granada. Lungo la strada incontrai molti carri pieni di barbabietole, che andavano alle fabbriche per farne zucchero; la strada era buona. Si sa infatti che il Re va a Láchar per la caccia! Quando dopo il villaggio di Láchar arriviamo ad un fiume, che deve essere guadato perché il ponte affondò e così è rimasto, la strada prosegue nella Sierra, e proprio lì che ci sarebbe stato bisogno della sua bontà, peggiorò. La strada ondulata attraversava le montagne, squadre di lavoratori aggiustavano la strada riempendola di ghiaia; pezzetto per pezzetto mettendo tubi per il drenaggio dei fossi, la strada è chiusa e l’automobile passava appena sul bordo del precipizio. Fece notte e decidemmo di fermarci presso una venta. I lavoratori arrivavano uno per volta; ognuno coi propri cappelli e la propria barba incolta dal sabato precedente, e tutti mi salutarono affettuosamente; andavano alla venta per cenare, e dopo aver curiosato accanto all’automobile entrarono alla venta… Mi rimisi in cammino, riconoscendo nell’oscurità una luce molto lontana che era Málaga… Alla fine arrivammo alla bella capitale andalusa. La prima cosa che ricevetti fu il saluto della brezza che deliziosamente mi abbracciò; la notte, serena, placida e dolce poetizzava con la sua luna brillante, un chiarore di neve. Salutai il governatore Rafael Comenge, che mi riempì di attenzioni. Il maestro Comenge è un uomo suggestivo; e necessitai di un estremo sforzo di volontà per andarmene da Málaga, perché egli possiede il segreto dell’incantesimo col suo carattere affabile, e la sua conversazione interessante e di una simpatia irresistibile. Le strade di Málaga, che belle! Ben illuminate davano un aspetto di sana allegria che catturava; il sontuoso hotel Regina, dove albergavo, era curativo per lo spirito; il suo direttore D. Héctor Saní, il fantastico Saní, un istituzione a Malaga, era un italiano che parlava andaluso, un uomo di mondo…Visitai i teatri… Dopo la visita al Casino de la Unión Mercantil e aver ammirato la bellezza della sua hall e il suo quadro artistico dissi al governatore: – Belle, allora ora voglio vedere Málaga di notte; per vedere questi famosi ubriachi e questi leggendari bulli che riempono la Spagna con la loro presenza nei cimiteri… Il governatore non commentò e dispose al capo della Polizia che mi accompagnasse a La Caleta. Attraversammo la Alameda principale e arrivammo alla Caleta. La notte era splendida; la Luna dominava il cielo; a sinistra i barrios sotto il monte, con le casette bianche e a destra il mare tranquillo, immenso, rifletteva la luna in una superficie terza. La macchina entrò a la Caleta; i piccoli alberghi circondati da giardini, e fiori ai lati della strada e sulla destra ci fermammo alla venta de la Concha, luogo di juergas malagueñas. Appena entrai un ragazzo mi chiese:

– Voi siete il Duende?
-S í
– Io sono un vostro ammiratore.
– ¡El Duende! ¡El Duende! -si sentì dire da più persone che mi circondarono per salutarmi ed elogiarmi. Io ero stordito. Visitai la venta de la Concha, con le sue stanze pulite e allegre, dove si celebravano le juergas clásicas; il suo giardino con piante tropicali. C’erano cantaores e il tocaor ciego. E chiesi al capo della Polizia a voce bassa:
– Mi dica scusi, e i bulli?
Sáez mi contestó, sorridendo:
– Qui non ce ne sono, mi capisce?
– Allora andiamo da un’altra parte.
E continuammo la nostra escursione per le ventas de la Caleta, quella di Sandoval, Guijarro, del “Conejo”… tutte le ventas classiche della Caleta, dove vanno i bulli… secondo la leggenda sangrienta. In ognuno di quest posti chiedevo:
– E i bulli?
Y Sáez mi rispondeva sorridendo:
– Qui non ce ne sono, mi capisce?
Passeggiando poi ancora nella Caleta, fra fiori e le persone che semplicemente chiaccherando si divertivano, e incrociando una venta di legno Sáez mi disse:
– Li visse la Trini; Capisce?
– ¡Ah! ¿La Trini? Si ho sentito mio padre e molto amici della generazione precedente parlare della Trini de Málaga.
– ¡E ci credo! La migliore cantaora di Malagueñas che ci sia stata; qui è una istituzione; cantó Malagueñas di fronte ad Alfonso XII.
– E non vive più qui?
– No, vive a Málaga. Ha una “tiendecilla” datagli dai suoi amici.
Passando per la venta di Sandoval sentimmo una chitarra rasgueando e una voce maschile che cantava una copla.
– Andiamo lì, dissi.
Appena entrati Sandoval mi disse:
– Voi siete El duende de la Colegiata?
– Sí, señor.
Da quel momento tutte le persone presenti vennero a salutarmi; un tocaor cieco suonava una chitarra; un cantaor dal viso nobile e simpatico stava su una sedia con le gambe aperte, e dando colpettini col piede.
– Questo è il chitarrista Julián Moya –mi dissero– e quello è il cantaor Rafael Moreno, in arte El Moreno.
– ervidó de usté –mi dissero i due.
-¡Vaya una coplita para Er duende!-disse un signore educato e gentile.
E la chitarra suonò sotto le dita abili del cieco. Tutti ascoltavano, la chitarra vibrò con sentimento profondo e la voce del Moreno introdusse con arte una copla che diceva:
Si sé que una maldición
me cae por tu queré,
perderé la salvación;
pero no te olvidaré,
aunque sea mi perdición.
Quella copla mi entrò dentro come un pugnale che si infila soavemente nell’oscurità; andò producendomi un’emozione progressiva, che mi imbarazzava; la voce del Moreno palpitava di tenerezza; la guitarra del ciego stava piangendo. E la voce vibrante di María, moglie di Sandoval cantó:
Marcha el minero cantando
Por la obscura galería,
Y aunque canta va él pensando;
“¡Si veré á la madre mía,
que por mí quedó llorando!
Nella sua voce viveva il sentimento. El Moreno riprese a cantare, suonò triste la chitarra, malinconica, di una poesia sconosciuta mi avvolgeva; erano le stesse cadenze che ascoltai a El Cairo, cadenze malinconiche, di una voluttuosità amara, di una allegria triste, come il piacere doloroso provocato da sensazioni voluttuosamente raffinate di un tormento sensuale che sfinisce di piacere e dolore al tempo stesso. La voce che la chitarra sottolineava con le sue dolci note passionali disse, quasi sognante:
Yo no digo que mi lancha
Sea la mejor del puerto;
Lo que sí digo es que tiene
Los mejores movimientos.
E il vino dorato produceva una musichetta nell’essere versata dalla bottiglia al bicchiere; il cieco suonava senza che nessuno cantasse, e si sentiva un vortice di emozioni; una malagueña piena di sentimento che il cieco suonò con la chitarra finì per far esclamare a tutti i presenti:
– Esa es de la Trini… el estilo de la Trini.
E il capo della polizia mi disse:
– ¡La Trini!¿Tiende usted?¡La Trini!
– ¡Ah! Dunque aveva un suo stile? –chiesi.
– Si l’aveva, e non l’aveva nessun altro!-mi risposero.
El Moreno aggiunse:
– Quando aveva vent’anni era più bella que un…
– Moreno: Potreste cantare la malagueña di prima?
– Quale?
– Quella della “maldición”.
– Sí, señó, anda Julián”.
E il cieco riprese a suonare la Malagueña; Moreno, con tutto il suo sentimento riconcentrandosi nella sua voce, cantò con maestria ammirabile:
Sí sé que una maldición
Me cae por tu queré;
Perderé la salvación;
Pero no te olvidaré,
Aunque sea mi perdición.
La copla aveva un’energia potente; una strofa virile, piena di passione; era un inno alla speranza, di una potente ostinazione. Con gli accordi di quella Malagueña e la suggestione di quella copla lasciai la Caleta.
Non c’era niente di vero nella leggenda degli ubriachi! Non ho visto niente del genere a Málaga, tutta la città vibrava di musica, di allegria sana e nobile, generosa. Andai a “Los Corales” e mangiai pesce fritto di fresco, buonissimo e quando arrivai a pagare mi fu detto:
-El Duende no paga aquí nada y la casa es suya.
Tanta galanteria mi allietava; da tutte le parti i malagueños mi adulavano. E la notte, splendida, con la sua luna allegra illuminava intera la bella capitale andalusa, Málaga la bella.
-¿Vamos á casa de la Trini? –disse il capo di Policia.
Attraversammo le strade morune, strette e nascoste ci condussero ad una tiendecilla con una porta di cristallo, che aprimmo. C’era un espositore vicino alla parete con bottiglie e bicchieri. Seduta in una sedia c’era una donna, che si alzò immediatamente vedendoci entrare. Il capo della Polizia me la presento:

– Esta es la Trini.
La donna mi guardò indifferente.
– Che facevi? -chiese Sáez alla cantaora.
– Mi stavo addormentando, non arriva nessuno, Mi sono annoiata!
Erano le 4 di mattina.
Guardai la donna, aveva un occhio di vetro; nel suo volto che gli anni e la vita avevano cambiato, poteva vedersi la bellezza che c’era stata.
E la Trini, che fu la reina de la Caleta, trionfante; che fece scorrere fiumi di vino, soldi; che riempì Málaga di allegria, e che fece accorrere con la sua voce così tante persone; quella cantaora con stile, che era famosa in Spagna per essere unica nel suo genere; che aveva fatto correre la sua popolarità per tutte le regioni di Spagna, era li, di fronte a me in quella tiendecilla, sola, troppo sola, dimenticata, abbandonata, con la sua storica bellezza, il suo stile leggendario e il suo occhio di vetro ¡Pobre Trini!- ¡Qué ingrata es la vida!
Uscii di lì con l’anima sconvolta da quella donna triste e solitaria:
-Un giorno, quando questo signore torna – disse alla Trini il capo dell polizia-, ci canti a noi due soli una Malagueña delle tue.
E la Trini, con tristezza infinita esclamò:
-Chi lo sa! Forse riesco a farvi piangere!
Erano quelle parole l’esplosione di qualcosa che termina; l’ultima fiammata di un fuoco che si estingue; l’ultima palpitazione violenta di un agonia. Soffrii e fuggii!
Ce ne andammo per la strada io e Íbamos Sáez per la strada silenziosa. 
– ¿Qué le pasa, Duende? -mi chiese Sáez.
-Penso alla Trini!
El Duende de la Colegiata.
Ronda, 4 de octubre de 1912

La dolcezza naturale della Malagueña incontra in questo stile la sua più felice espressione. La delicatezza femminile della sua creatrice si rispecchia nel suo canto nel quale alla sofferenza viene data una tinta esotica, in contrasto con il colore pessimista degli altri stili. Con il suo inimitabile duende dava al suo quejío un effetto effervescente. 

Fonti web e Bibliografia:

4 thoughts on “La Trini

  1. Pingback: Malagueña grande del Canario (Copos de nieve en tu cara) | "De Palo en Palo"

  2. Pingback: Malagueña del Canario (Dicen que me andas quitando) | "De Palo en Palo"

  3. Pingback: Malagueña de la Chilanga (Y me dio la absolución) | "De Palo en Palo"

  4. Pingback: Malagueña del Niño de Vélez | "De Palo en Palo"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...