Piyayo

¡A chufla lo toma la gente…!
Y a mí me da pena
y me causa un respeto imponente!

José Carlos de la Luna

El Piyayo, soprannome di Rafael Flores Nieto, cantaor e guitarrista flamenco di origine gitana, alternava la vocazione musicale con la vendita ambulante. Nasce a Málaga nel 1864 (altri dati riportano il 1 Maggio 1865) nel popolare barrio del Perchel,  esattamente nella calle del Cañaveral. Per raccontare Piyayo racconteremo prima, in breve, il barrio del Perchel. La Málaga di quegli anni era molto diversa da quella attuale. Il barrio del Perchel era, senza dubbio, uno dei più tipici della città, e da qui arrivavano personaggi di spicco appartenenti al mondo dell’arte, della cultura e della politica. Alcuni personaggi che vissero nella stessa epoca del Piyayo furono il pittore José Moreno Carbonero, lo scultore gitano Juan Vargas, che creò la famosa immagine del Cristo de ‘los Gitanos’; i toreros Matías Lara e Paco Madrid, e la bailaorala Repompa’, singolare artista tristemente scomparsa a 21 anni. Le feste nei patios del barrio erano famose. Ad esempio quelle chiamate “Cruces de Mayo“, nelle quali con strumenti molto semplici venivano a crearsi veri e propri ambienti celebrativi; siccome era impossibile pagare musicisti professionisti per l’occasione, prendevano forma vere e proprie bande musicali nate spontaneamente reperendo all’occasione, grazie alla disponibilità delle persone presenti, un tamburo, un sassofono e magari una fisarmonica, per formare ciò che era definito popolarmente “yamba”, un termine che proveniva da jazz-band. Oltre alle Cruces de Mayo, durante il mese di luglio avevano luogo le ‘Veladillas’, feste in onore della Virgen marinera ‘Nuestra Señora del Carmen’ a cui molti abitanti del Perchel erano devoti. La modernizzazione e l’ampliamento del barrio ha fatto si che tutte queste feste di spirito locale andassero perse.

Ma torniamo al Piyayo. Durante la gioventù prestò servizio militare a Cuba, dove venne sorpreso dalla guerra ispano-nordamericana. Non si sa comunque molto della sua vita a Cuba, ma senza dubbio il soggiorno in questa terra lasciò in lui un’impronta evidente nello stile del suo cante, che contiene infatti aires aguajirados, caratteristica delle sue creazioni.
Di ritorno a Málaga, si dedicò alla vendita ambulante dei pettini che mostrava a tutti aprendo il taschino superiore della sua giacca. Quando gli veniva richiesto intratteneva gruppi di persone, che lo chiamavano ad animare con la sua allegria le celebrazioni di qualsiasi evento. Ogni giorno, accompagnato dalla sua chitarra, el ‘Piyayo’ andava per tabernas e in altri luoghi in cui era possibile racimolare qualche soldo cantando in pubblico.

‘Piyayo’ si sposò con ‘la Chunga’, una gitana che vendeva tessuti di pizzo per strada. Ma poco tempo dopo ‘la Chunga’ e i suoi familiari si trasferirono a Estepona (Málaga), e successivamente a la Línea de la Concepción (Cádiz): perciò il matrimonio durò solo un paio di settimane. Poco più tardi intraprese una relazione con un’altra gitana malagueña, ‘Hampona’, più conosciuta come ‘L´Ampona’, nata nel Rincón de la Victoria, piccola località di pescatori molto vicina a Málaga.
Rafael Flores Nieto muore a Málaga, in piazza Santa María, in una casina di legno che era la sua dimora, il 25 novembre 1940, a 85 anni, affetto da arteriosclerosi. È stato interrato al cimitero di San Rafael a Malaga.
Molti intenditori hanno affermato che il Cante del Piyayo non arrivò mai ad avere qualità canore, nonostante lui fosse senza dubbio un creatore. Il suo cante aveva un impronta personale e individuale al punto tale da essere unica e originale.
Dunque la particolarà non sta nell’aver creato i ‘Tangos del ‘Piyayo’, anche se così vengono chiamati da tutti e così è scritto sulle discografie di chi ripropone questo stile, ma nel fatto che le sue composizioni consistono in realtà in Tangos che sono però talmente tanto particolari da essere molto riconoscibili,  irregolari, e che in ogni momento ricordano Carceleras e Guajira. Più che di semplici tangos, si tratta di una vera e propria forma di cante al quale ricorreva spesso per cantare altri stili: letras di Carceleras, come anche i Romances. Per questa ragione, più che di “Tangos del Piyayo” è più appropriato parlare di ‘Cante del ‘Piyayo’.

Questo scrive di lui il suo biografo, Eusebio Rioja: “Il suo apporto al patrimonio flamenco è talmente ovvio che tutti lo riconoscono. Si tratta di alcuni Tangos conosciuti col suo nome o con quello di ‘Cantes del Piyayo’.  Vanno a compás di Tangos, ma in verità i suoi toni cambiano la 7, mi 7, re al posto del mi, la, sol, fa e il ritmo diventa lento. La particolarità è comunque la melodia. Si distacca dalle caratteristiche del Tango per mettere, sulla stessa base, echi di Guajiras, suoni caribeños e dar vita in definitiva ad uno stile genuino e piacevole. Anche le letras sono frequentemente giocose e divertite, con allusioni alle carceri o con situazioni di povertà estrema, assurde o ridicole. Ce ne sono anche di in riferimento a Cuba e al mondo picaro che popolava il porto che frequentava Rafael. Vi è quindi, una sottile capacità di captare idee e situazioni, sintesi squisite racchiuse nelle sue strofe e un sentimento poetico di qualità. All’apice della sua composizione spiccano le decime. Questa metrica non è infatti usuale nel flamenco e non sappiamo quindi da dove Piyayo l’avesse presa“.
Para anche che ‘Piyayo’ fosse anche un buon cantaor di Soleares e Seguiriyas. Questi alcuni dei cantaores che continuarono a proporre i suoi cantes: ‘El Trinitario’, ‘El Chirle’, Manolillo de Feria, Manolillo ‘el Herraor’ e Ángel de Álora.

E queste alcune delle sue composizioni:

En la cámara de popa
traigo toíto mi tesoro,
traigo el caballo de oro
y la manilla de copa,
con toíta su demás tropa,
sotas, caballos y reyes,
lo traigo en tan buenas leyes
para cuando salte a tierra
poner mi campo de guerra
y en la cortina del muelle.

En Málaga, los serenos
van diciendo por las calles
que duerma el que tenga sueño
que yo no despierto a nadie.
El río busca su cauce,
las golondrinas su nido,
la mujer que está viuda
va buscándose un marido.
Muchachos, si queréis novia,
primero le pisas el pie
y, si te mira y se ríe,
achucha, que tuya es

Il nome di Rafael Flores Nieto ‘el Piyayo’ divenne celebre grazie alla popolarità di una poesia scritta dal malagueño José Carlos de Luna. Il brutto è che ‘Piyayo’ non esce rappresentato in maniera fedele da questa opera. Per esempio se è vero che era asciutto, in verità non aveva niente di chicuelo, poiché aveva taglie più che medie. Oltretutto quest’uomo non visse mai a Altozano, né ebbe sotto la sua custodia nessun nipotino, poiché non ebbe figli. Come falsa è l’immagine del gitano ubriaco qui dipinta. E soprattutto non era preso tan a chufla dalla gente, né la sua arte era tan extraño, né chiedeva l’elemosina por Tangos. Pare infatti che José Carlos de Luna s’ispiró ad un altro pittoresco personaggio dei tempi chiamato José Gavira Navarrete e conosciuto come ‘el Rabúo’. Il ‘Piyayo’ non era quindi una specie di curioso titiritero feriante, ma un cantaor professionista con un percorso un pochino sfortunato; una persona estroversa, simpatica e cara. Viene ricordato come un uomo solitario, ma dai sentimenti straordinari. Il poema apparve registrato in un disco con la voce di Juanito Valderrama, el ‘Aristócrata del Cante’, famosissimo cantaor. Arrivò anche al cinema per mano del regista Luis Lucia con la pellicola El Piyayo, prodotta da Cifesa nel 1956, nel quale il geniale artista Valeriano León appare incarnando il tópico del ‘Piyayo’.

Attualmente il suo nome risuona un pò in tutta Málaga. La Peña flamenca “El ‘Piyayo”, situata nel Rincón de la Victoria, ne è un buon esempio. Un ristorante ubicato nel centro storico di Malaga porta il nome di “La Taberna del Piyayo”. Nel Centro Cultural Cenachero si concedono i Premios Piyayo, che riconoscono il lavoro di persone e istituzioni in favore della tradizione malagueña. L’artista malagueño Miguel García Navas ha realizzato una scultura del Piyayo introdotta nella città di Málaga.  Nel 1978 l’Ayuntamiento de Málaga gli dedica un festival-omaggio con la partecipazione di Camarón de la Isla, Chano Lobato, Beni de Cádiz, Alfredo Arrebola, El Boquerón, Carmen Juan, Carmen Dios, Mari de la Trinidad, Juan ‘el Habichuela’, Juan ‘el Africano’ e Manolo Cómitre, fra gli altri. La sua vecchia chitarra, amica fedele del cantaor si conserva al Museo de la Peña Juan Breva di Málaga. Nel 2001, un gruppo carnavalero di Alhaurin el Grande, diretto da José Manuel Rengel, ricrea col suo gruppo la vita del Piyayo. Per concludere riportiamo il poema composto da Carlos de Luna.

EL ‘PIYAYO’
¿Tú conoces al ‘Piyayo’:
un viejecillo renegro, reseco y chicuelo;
la mirada de gallo
pendenciero
y hocico de raposo
tiñoso…
que pide limosna por tangos
y maldice cantando fandangos
gangosos?
¡A chufla lo toma la gente,
y a mí me da pena
y me causa un respeto imponente!
… … … … …
Ata a su cuerpo una guitarra,
que chilla como una corneja
y zumba como una chicharra
y tiene arrumacos de vieja
pelleja.
Yo le he visto cantando,
babeando
de rabia y de vino,
bailando
con saltos felinos,
tocando a zarpazos
los acordes de un viejo ‘tangazo’,
y el endeble ‘Piyayo’ jadea,
y suda y renquea.
Y, a sus contorsiones de ardilla,
hace son con la sucia calderilla.
¡A chufla lo toma la gente,
y a mí me da pena
y me causa un respeto imponente!
… … … … …
Es su extraño arte
su cepo y su cruz,
su vida y su luz,
su tabaco y su aguardientillo…
y su pan y el de sus nietecillos:
“churumbeles” con greñas de alambre
y panzas de sapo,
que aúllan de hambre
tiritando bajo los harapos,
sin madre que lave su roña;
sin padre que ‘afane’,
porque pena una muerte en Santoña,
sin más sombra que la del abuelo…
¡Poca sombra, porque es tan chicuelo!
… … … … …
En El Altozano
tiene un cuchitril
—¡a las vigas alcanza la mano!—,
y por lumbre y por luz, un candil.
Vacía sus alforjas
—que son sus bolsillos—,
bostezando, los siete chiquillos
se agrupan riendo.
Y, entre carantoñas, les va repartiendo
pan y pescao frito,
con la parsimonia de un antiguo rito:
—¡Chavales!
¡Pan de flor de harina…!
Mascarlo despasio.
Mejó pan no se come en palasio.
Y este pescaíto, ¿no es ná?
¡Sacao uno a uno del fondo del má!
¡Gloria pura él!
… … … … …
—Las espinas se comen tamié,
que tó es alimento…
… … … … …
—Así… despasito,
mu remascaíto.
—¡No llores, Manuela!
Tú no pués, porque no tiés muelas.
¡Es tan chiquitita
mi niña bonita…!
Así, despacito,
muy remascadito,
migaja a migaja —que dure—,
le van dando fin
a los cinco reales que costó el festín.
Luego, entre guiñapos durmiendo,
por matar el frío, muy apiñaditos,
la Virgen María contempla al ‘Piyayo’
riendo.
Y hay un ángel rubio que besa la frente
de cada gitano chiquito.
¡A chufla lo toma la gente…!
Y a mí me da pena
y me causa un respeto imponente!

Di seguito riportiamo alcuni video di famosi artisti flamenchi che hanno incluso nel loro repertorio i cantes de Piyayo.

Chano Lobato
 

Chocolate

Diego Clavel

Camaron de la Isla

Cañeta de Malaga
 

Fonti Web

  • Alpacine.com, Ficha del filme El Piyayo
  • La Opinión de Málaga.es, Dos esculturas de artistas para las calles de Málaga, 1/2/2009
  • Wikipedia
  • El Arte de Vivir el Flamenco. com, El Piyayo
  • Flamenco en Málaga, Necrológica de Rafael Flores Nieto “El Piyayo”
  • Poema de El Piyayo de José Carlos de Luna
  • RAFAEL FLORES NIETO, ‘EL PIYAYO’ Por Nike Pourshirazi
  • Cantaores malagueños: Pincelada flamenca 1850-1950, Gonzalo Rojo Guerrero
  • Pena Flamenca El Piyayo
  • Zambra.com
  • Serrania de Ronda
  • Flamenka.com
  • Tiempos de gitanos.com
  • Triste y Azul
  • Turismoyarte.com
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2 thoughts on “Piyayo

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