Sara Buttignol “La gitana morena”

Sara inizia da bambina lo studio della danza classica, ginnastica artistica e pianoforte con il maestro Bruno Cesselli.
A 18 anni si trasferisce a Milano dove studia recitazione ed entra a far parte della compagnia teatrale filodrammatica “I Guitti” sotto la regia di Paolo Salvi. Lavora come attrice in spot pubblicitari e programmi televisivi mediaset. Nel frattempo si laurea in scienze della comunicazione e marketing allo IULM a Milano.
Inizia lo studio del baile flamenco nel 1996 nel quartiere spagnolo di Toronto (Canada) per proseguirlo presso varie scuole a Milano, a Bolzano e in Spagna. Frequenta  periodicamente stages in Italia con artisti di chiara fama quali, Elena Vicini, Javier Baron, Miguel Angel, Eva Moreno,
Maria Jose Leon Soto , Juan Ogalla, Brigitta Merki, Manoli Rodriguez, Angel Munoa, Charo Espino, ecc…
In Spagna  approfondisce costantemente negli anni la tecnica della danza flamenca a Madrid presso la storica scuola “Amor de Dios” (con Maria Magdalena, Paco Romero (nacchere) e presso “L’academia de baile flamenco” a Jerez de la Frontera (con Mercedes Ruiz, Javier la Torre, la Chiqui, Joaquin Grilo ed altri…).
Nel 2003 a Jerez conosce Tibu La Tormenta, anziana bailaora gitana moglie del cantaor Agujeta. Sara viene battezzata da Tibu, con il nome “La Gitana Morena” e con lei “scopre” il significato del flamenco e del compas come filosofia di vita.
Tra il 2000 e il 2004 si esibisce in spettacoli di intrattenimento presso teatri e  locali, con la compagnia di danza, cante e musica flamenco “Ola Flamenca” e “Arsa Y Toma” di Bolzano, guidata da Cristine Bauhofer, con musicisti come Antonio Porro, Manuel Randi, Josè Salguero ecc…
Insegna flamenco in Friuli dal 2003 organizzando stage e seminari di approfondimento con Maria Josè Leon Soto, Rossano Tosi, Corrado Ponchiroli, Sandra Visentini, Antonio Porro, Michele Pucci.
Fonda nel 2003  a Pordenone la escuela di flamenco “Vuelta Morena” in collaborazione con il CEM di Pordenone. portando sul palco molti allievi.
Le classi di flamenco sono periodicamente accompagnate dalla chitarra di Michele Pucci o dal Cajon.
Nel 2009 nasce la Piccola Escuela di Flamenco “La Gitana Morena” e l’omonima compagnia di baile e cante che si esibisce professionalmente in teatri e locali a Pordenone e provincia.

Tutto è iniziato
A Toronto, perdendomi nel quartiere spagnolo. Vidi dei ballerini ballare in un locale… e guardandoli ho pensato: questo è quello che cercavo! E per un mese, 2 volte a settimana mi son travata nello scantinato di questi ballerini a far “planta , taco , tacon..”

Quando hai capito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Quando nel 2003 tornando a Pordenone (da Bolzano) mi accorsi che qui non c’erano scuole di flamenco… così ho inziato a tenere dei corsi… altrimenti avrei dovuto smettere del tutto. Tenendo i corsi ho imparato… e ho capito sempre di più quanto flamenco c’era dentro la mia anima.

Hai mai pensato di non farcela?
Ho avuto momenti di grande sconforto perchè ho iniziato molto tardi lo studio del flamenco (a 28 anni…). Ho avuto ansie da prestazione vedendo ballare tantissime persone molto più brave di me… ma poi, ho conosciuto (nel 2003) Tibu la Tormenta (gitana bailaora di Jerez de la Frontiera) e , lei mi ha illuminata , mi ha resa consapevole di quello che per me è il flamenco: è pura introspezione, ricerca di me stessa, meditazione…
Ho accettato serenamente i miei limiti e ho imparato a godere della mia danza entrando in trance  . (Nulla  a che fare con grandi virtuosismi tecnici).

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Tibu la Tormenta. Eva Yerbabuena. Charo Espino.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Non tante (mediamente circa 8/9 a settimana). Perché lavoro tutto il giorno e ho un bambino di 3 anni. Ma il flamenco mi accompagna sempre e ovunque… Vivo a compas!

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Vivo intimamente nel flamenco. Non so perché. Il flamenco influisce costantemente le mie scelte. E’ sempre nella mia testa, nei mie pensieri, nei vetri che creo, nei colori che scelgo… in mio figlio… nella mia macchina… (è sempre un gran casino… scarpe, cd e gonne di flamenco… valigia con bata, manton , rose… nacchere…uh! Che casino nella mia macchina!).

Se tornassi indietro quali cose o scelte non rifaresti?
Ascolterei di più il mio intuito e non mi fiderei di molte persone (allieve, colleghe)  che poi hanno “tradito” la mia fiducia e approfittato della mia buona fede… ledendo la mia anima e contaminando negativamente il mio semplice sentire flamenco e che nulla ha a che fare con la competitività che contraddistingue questo ambiente.

Quale è stata, se c’è stata, la piu grande difficolta che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La più grande frustrazione è non poter studiare quanto voglio (a causa del mio lavoro e di mio figlio piccolo)… e non aver tanto fiato per sostenere una escobilla o una subida alla velocità che vorrei. Insomma… non potendo puntare su grandi virtuosismi di piedi… sto puntando sulla ricerca di uno stile personale… e quindi l’obbiettivo è un “work in progress”…

Quali sono le tue inquietudini d artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Linquietudine sale se sento intorno energie negative. L’ispirazione mi sale grazie alle energie positive di chi mi sta vicino.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Espressività.

Ti senti piu artista o piu insegnante?
Pari merito.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Tramite il baile possono entrare in contatto con il proprio sè intimo, la propria anima scoprendo chi sono veramente.

E quale pubblico vorresti conquistare?
Quello che non sopporta il flamenco.

Quale è il rapporto con gli altri colleghi?
“Colleghi” è una parola che non si addice al flamenco che vivo io. Non mi sento una insegnante (se penso a maestre come Maria Josè) e non mi sento una bailaora se penso a Eva la Yerbabuena o Angel Muñoz. Io sono solo una microcellula insediata in Friuli, che vive e trasmette la passione del flamenco (consapevole dei propri  limiti e dei propri pregi).
In generale comunque trovo che l’ambiente del flamenco sia pessimo e molto ipocrita. Quasi tutti si sorridono e poi si sparlano alle spalle. Ci si usa e poi ci si getta. Chissà se solo in italia è così…
In pratica: ci sono delle persone che stimo particolarmente e persone da cui mi tengo ben lontana (come tutti penso).

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Ho formato la mia compagnia di flamenco (“La gitana morena”) composta da musicisti professionisti che di flamenco non sanno nulla… e quindi il flamenco si colora di armonie folk , jazz e pop… stiamo calcando palchi piuttosto noti nella provincia di Pordenone e stiamo riscuotendo un soddisfacente successo.
4 musicisti su 7 non sanno nemmeno cos’è un compas… ma vi giuro che sono strepitosi. Si suona e si balla sentendo i suggerimenti della propria anima… sulla base ovviamente di una solida preparazione tecnica musicale.
Inoltre stiamo pensando e lavorando su uno spettacolo che coinvolge un’orchestra a plettro costituita da 20 elementi.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ho montato uno spettacolo indimenticabile (per me ovviamente) … lo scorso febbraio. Per la mia amica Roberta.  E’ stato meraviglioso.

E che cosa c’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Quale è il tuo sogno nel cassetto?
… sposarmi con il “principe azul”, vestita con la bata de cola bianca… e tante peinetas sberluccicanti in testa… e ballare insieme agli ospiti la sevillana. (Come mi piace la sevillana!)

Quale è l artista della scena attuale che piu corrisponde al tuo gusto e che piu ti emoziona?
Charo Espino… e anche Eva Yerbabuena.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid…
Sevilla.

Tradizione o modernita?
Tradizione. Odio i movimenti della danza contemporanea. Mi irritano.

Pensi che il duende sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Assolutamente no. Io lo vivo, lo sento e sono friulana. Quando ballo io non sono piu qui, entro in contatto con il centro di me stessa, volo, mi smaterializzo…  peccato che non ho avuto la possibilità di studiare fin da giovane…
ma sono felice così.

Il tuo piu grande difetto e il tuo piu grande pregio come artista e come persona.
Difetto: svendermi. Pregio: non sono gelosa di quel che so. Trasmetto tutto quel che so senza paura di essere superata dai miei stessi allievi. Mi do tutta (spesso gratis)… c’è chi apprezza, c’è chi si approfitta, c’è chi ringrazia, c’è chi spicca poi il volo, c’è chi mi usa e poi mi getta… ma sono felice così.

La prima letra che ti viene in mente…
..al primer rajo de la luz de la manana… (di Mayte Martin). Oh! Che finezza sublime!

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palco?
Faccio il segno della croce…!

Le emozioni che provi mentre balli.
Quando ballo io non sono piu qui, entro in contatto con il centro di me stessa, volo, mi smaterializzo… 

Ti capitera di salire sul palco e non aver voglia di ballare. Come te la sbrighi?
Ho imparato a evitare i posti dove so che non mi viene voglia di ballare.

Bailaora solista sul palco. Chi vorresti con te con te come accompagnamento al cante y al toque?
Vorrei alla chitarra Michele Pucci di Udine e al cante Orietta Bonitta di Maniago.
… A me  il cante jondo non fa impazzire… mi piace molto però la cantora che ho visto su un video di Eva Yerbabuena che fa prove por tangos…. (su Youtube)

Cosa pensi del baile in compagnia? Sia come ballerino che come spettatore.
Preferisco la gitanità. In teatro … mi annoio oltre 40 minuti. Meglio su strada …

Il palos che piu ti rappresenta?
Tientos… per la mia spiritualità introspettiva, irrequieta e tormentata.
E tangos… per la mia anima festera, ottimista e libera!

Ascolti altri generi musicali oltre il flamenco?
… no. Quel che capita. Ma ho poco tempo.

L’ultimo libro che hai letto.
Leggo riviste di arredo e design e fiabe per bambini.

La tua giornata ideale.
Cappuccino matutino. Creare e inventare cose, oggetti, coreografie…

Quale è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Sempre. Infatti sono stanchissima… iperattiva.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Umiltà. Modestia. Sudore. Lasciate che siano gli altri ad applaudirvi. Chi si loda si sbroda e secondo me… si brucia subito. Inoltre non recitate il flamenco…

Il tuo segreto inconffessabile…
Domanda contradditoria…

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Basta! F u o r i ! … ho già dato a sufficienza!

Il flamenco in una parola.
Tormento.

Grazie Sara! Per chi volesse saperne di più:

 

“En mi alma” – Compañia “La gitana morena”:

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