Lucia Tosto

lucia tosto

Ha iniziato all’età di otto anni, in Piemonte, lo studio della danza, secondo la tecnica classica e Jazz, presso la scuola di danza Ariadne di Torino, qualche anno dopo si avvicina al flamenco presso la Scuola di danza “Estudio de Danzas”.
Nel 1990 entra a far parte del gruppo di danza e teatro “Agorà”, come coreografa e ballerina. Il gruppo propone diversi spettacoli fra cui “Il libro delle Poesie” e “Moby Game”.
Insieme all’iniziale formazione classica, decide di coltivare il proprio spiccato interesse per il flamenco perfezionandosi frequentando vari stages in Italia e in Spagna, fra cui l’Academia de Baile “Amor de Dios” di Madrid e varie altre scuole della Spagna.
Nel 1991 inizia a insegnare danza moderna e si avvicina alle danze caraibiche.
Nel 1992 si trasferisce in Friuli e comincia ad insegnare Flamenco e danze caraibiche, continuando periodicamente a frequentare stages tenuti da maestri di origine spagnola tenuti in tutta Italia e all’estero.
Nel 1997 scrive il copione e mette in scena al Teatro Palamostre di Udine, il musical “Plaza de Toros”, con musiche e balletti spagnoli, facendo esibire bambini, ragazzi e adulti che divertendosi cominciano ad appassionarsi e ad avvicinarsi al flamenco.
Nel 1999 fonda con le sue allieve il gruppo “Estrellas Flamencas”, si esibisce in diversi spettacoli, unendo alla danza anche le poesie di Federico Garcia Lorca e la musica dal vivo.
Nel 2000 inizia ad organizzare stage di Flamenco con ballerini/e di fama, per proporre e diffondere nella regione F.V.G., la cultura del flamenco.
Nel 2002 si diploma col massimo dei voti come Maestra Coreografa A.N.M.B., abilitata all’insegnamento “Coreographic Team”.
Nel 2005, inizia a partecipare, in qualità di relatrice e ballerina, agli “incontri teorici e rappresentativi sul flamenco”, mirati all’attività e all’insegnamento della lingua e della cultura spagnola. Negli incontri vengono illustrati, agli alunni e ai professori degli Istituti ospitanti, gli aspetti storici e tecnici del ballo flamenco.
Nel 2006 fonda l’associazione “Viento Flamenco” per la divulgazione e promozione dell’Arte Flamenca.
Nel corso degli anni partecipa, come solista e/o con i suoi allievi , a numerose manifestazioni in vari teatri, scuole, piazze italiane ed europee.

 

Come ti sei avvicinata al flamenco?
La Scuola dove già studiavo Danza Jazz e Classica ha aperto un corso di Flamenco: e per curiosità, e perché amo la danza in tutte le sue espressioni, mi sono iscritta. E’ stato un colpo di fulmine!



Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Ho cominciato ad insegnare per caso danza Jazz e altre discipline, poi ho convinto la direttrice della scuola per la quale insegnavo ad aprire un corso di Flamenco.  Fortunatamente ha funzionato.
Per anni, di giorno impiegata, di sera insegnante, ho cominciato con tre allieve e poi andando avanti ho dovuto fare una scelta, perché era impossibile fare bene entrambe le cose, senza esitazioni ho scelto il Flamenco.
Nel 2006 ho fondato l’associazione “Viento Flamenco” e come la “bora” soffio su tutto il F.V.G. per divulgare questa meravigliosa e intensa Arte chiamata “Flamenco”.



Hai mai pensato di non farcela?
Ogni giorno!



Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Nella vita il mio compagno, nel Flamenco, i miei occhi, le mie orecchie, cerco di cogliere qualcosa da ogni artista, uomo o donna che sia. Guardo video, mi reco in Spagna per studiare, cerco di “rubare” e fare mio tutto quello che vedo.



Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Ogni giorno insegno per 3/4 ore e poi c’è tutta la parte di preparazione delle coreografie prima della lezione: direi all’incirca 20 ore.



Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Non ha influito per niente, chi mi sta vicino ha sempre condiviso le mie scelte, anzi le ha spronate!



Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai 
incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La poca professionalità di chi mi ha venduto passi spagnoleggianti per Flamenco. Adesso c’è internet e abbiamo molti mezzi per poter vedere cos’è veramente il Flamenco, mentre qualche anno fa dovevi fidarti.
Quando per la prima volta mi sono recata in Spagna  per studiare ho capito che quello che avevo fatto fino a quel momento era il nulla. Con difficoltà ho cancellato tutto e ho ricominciato a studiare daccapo.



Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Dato per scontato che sono essenziali entrambi, per me viene prima l’espressività!



Ti senti più artista o più insegnante?

Senza dubbio Insegnante.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?

L’amore ed il rispetto! Vorrei condividere con loro l’amore che ho dentro per questa meravigliosa arte, per le persone e per la vita in generale. Vorrei insegnargli ad essere umili verso quest’arte che può farti arrivare in alto ma che può anche farti affondare; un
po’ com’è la vita, bisogna affrontarla sempre con amore e rispetto!

E quale al pubblico?
Che il flamenco è dentro di loro: è quella parte di loro stessi che non sapevano che esistesse.


Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Tutto!

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Quasi nullo, ci ho provato ma non è facile. Ma in questi ultimi mesi qualcosa sta cambiando, sono ottimista!



Quali sono i tuoi progetti attuali?
Nella vita devo sempre avere un progetto altrimenti sento che mi manca qualcosa. Dopo il musical flamenco “Plaza de Toros”, una storia scritta da me, dove sono stati protagonisti il canto, il ballo, la recitazione e la musica, il mio obiettivo primario è di riuscire a svolgere tutte le lezioni accompagnate da un chitarrista, così come dovrebbe essere sempre, poi uno spettacolo con tantissimi musicisti e infine un progetto per uno spettacolo… ma non ne parlo per scaramanzia.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente
emozionante e per questo indimenticabile?
Quando ho incontrato “ La Tati” ed ho studiato con lei una stupenda Farruca!



E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno
di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Sto pensando da 5 minuti ma non me ne viene nessuno in mente, anche perché i sogni che avevo nel cassetto li ho realizzati tutti.



Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Nel cante Miguel Poveda, nel baile Eva la Yerbabuena, forse perché ho avuto il piacere di ammirarli all’ultimo Festival del Flamenco di Jerez de la Frontera ed ho ancora vivo il momento in cui a sorpresa Miguel Poveda è entrato in scena ed ha cantato per Eva, un momento altissimo di commozione. Un altro episodio pieno di Duende con protagonista Miguel Poveda è stato quando nuovamente a sorpresa ha cantato per la Maestra delle Maestre Matilde Coral. E poi ci sono altri dieci, cento artisti ancora, difficile scegliere.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?

Tutte tre. Di ognuna di queste città ho un ricordo meraviglioso.

Tradizione o modernità?
Tradizione con un pizzico di modernità. Tutto si evolve, e vale anche per il flamenco.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo
gitano o spagnolo?
Il Duende è di tutti, solo che negli altri paesi si chiama in altri modi.

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
Pensare che tutti provino quello che provo io.



Il tuo più grande pregio come artista e come persona
La mia generosità!



La prima letra che ti viene in mente…
Báilame Malena
tira al viento
todas tus penas
rompes ya todas tus
cadenas
y olvida tu sin razón
Mira que el cariño
que te tengo desde niño
yo te quiero más que a nadie
en este mundo 



A che cosa pensi un momento prima di salire sul
palcoscenico?
Mi scappa la “plin plin”



Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Prevalentemente musica italiana, classica, jazz.



L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai
letto se preferisci…
L’ultimo Film che ho visto e Diverso da chi? un film di Umberto Carteni, con Luca Argentero, Claudia Gerini, girato a Trieste.
L’ultimo libro che ho letto è “Quando cadrà la pioggia tornerò” di Takuji Ichikawa, libro bellissimo che mi ha emozionata e commossa.

La tua giornata ideale?

E’ primavera e fuori c’è il sole, sveglia alle 9,00, una passeggiata in bicicletta, un caffè con un amica, pranzo con il mio compagno, pomeriggio a casa con il mio gatto Leon e la sera finalmente “Flamenco”… e prima di addormentarmi un buon libro.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del
flamenco la loro professione.
Contornarsi di persone positive.



Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente
flamenco?
Roberto il mio compagno nella vita

Per che cosa vorresti essere ricordato
Per il mio gran cuore.



Il flamenco in una parola
Libertà!

Grazie Lucia! Per chi vuole approfondire:

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